In occasione della ripresa degli incontri «Sulla misura del cuore di Cristo» – l’appuntamento è per giovedì 7 alle 20.45 al Centro pastorale – i coniugi Giovanna Mazzoni e Angelo Recusani ripercorrono e condividono il percorso fatto con coppie separate, divorziate, risposate e conviventi. Un’occasione per conoscere
questo itinerario, coglierne le sollecitazioni per le nostre comunità e diffondere l’iniziativa.
DI GIOVANNA MAZZONI E ANGELO RECUSANI
Il percorso dei due gruppi aperti ai quali partecipano persone separate, divorziate, risposate e conviventi è iniziato nel gennaio 2017 per volontà del vescovo,
che ha dato inizio al gruppo denominato “Sulla misura del cuore di Cristo”, riproponendo un’esperienza promossa a Modena prima ancora della pubblicazione di
Amoris Laetitia. A questo primo gruppo si è affiancato quello che si raccoglie presso la Fraternità francescana di Betania a Cella di Noceto e tra i due si è creata
un’osmosi di persone che partecipano sia all’uno che all’altro ed anche a momenti comuni di fraternità.
Lo scopo e il senso ultimo di questi percorsi si trovano già nel titolo stesso dell’esortazione apostolica: «La gioia dell’amore», gioia che viene testimoniata da coppie e da famiglie con la loro vita reale, costituita nella fattispecie anche da separazione, divorzio, nuova unione.
La vita reale non costituisce un corollario, né un indesiderato accessorio, ma una parte essenziale e distintiva che caratterizza la propria partecipazione, il proprio contributo specifico, il proprio ruolo all’interno della Chiesa.
Ricordiamo l’affermazione di padre Fausto Torresendi, che purtroppo solo per un breve tratto ha condiviso la strada con noi: egli ringraziava tutti i presenti perché, dopo l’esperienza di un fallimento, erano stati testimoni del desiderio e della volontà di ricominciare una nuova esperienza gioiosa di vita.
Questa attenzione alla vita reale delle persone è stato oggetto di un incontro. Ai primordi di questo percorso, facciamo un po’ di archeologia, il nostro interesse era rivolto soprattutto al problema dell’integrazione, dell’esclusione (talvolta dell’auto esclusione delle persone) dalla comunità di appartenenza, dopo appunto
una separazione, un divorzio ed eventualmente una nuova unione.
Inizialmente le domande che si rincorrevano riguardavano i divieti di accesso ai sacramenti della riconciliazione e dell’Eucaristia, con l’invito a
procedere, laddove era possibile, al riconoscimento della nullità del matrimonio, vivendo nel frattempo come fratelli e sorelle.
È una grande grazia che il vescovo Solmi, oltre ad aver voluto questo percorso, abbia camminato sempre sul sentiero di questa comunità ed abbia accompagnato la coscienza collettiva dei due gruppi in cui si rispecchiano le singole coscienze dei partecipanti.
Questo infatti ha aiutato il gruppo a fare un salto di significato e giungere alla percezione del proprio valore all’interno della Chiesa.
Non solo ci riconosciamo figli amati dal Padre e come tali accolti nella Chiesa stessa, ma tutti noi ci sentiamo anche autorizzati a vivere come testimoni della gioia e dell’amore di coppia e di famiglia, che esprime e rende in qualche modo manifesto l’amore di Dio per gli uomini.
Chi vive dopo il divorzio una seconda unione si è sentito spesso, all’interno della propria comunità, oggetto di attenzione benevola nel migliore dei casi (ma più spesso oggetto misconosciuto o trasparente allo sguardo altrui) e nel peggiore dei casi oggetto di critica e di biasimo o di condanna. Il percorso fatto insieme ha permesso di effettuare un passaggio fondamentale: dall’essere oggetti all’essere soggetti attivi e propositivi all’interno della Chiesa, ciascuno con la propria specificità. Il tema della testimonianza della gioia dell’amore nella complessità della famiglia ricostituita è stato uno dei temi trattati.
Quest’anno abbiamo dato spazio anche a due incontri sul discernimento, proponendo parti della catechesi di papa Francesco, alle quali rimandiamo come materiale molto importante.
Con papa Francesco abbiamo sottolineato che il libro prezioso che ci è stato consegnato è la storia della nostra vita e abbiamo visto quanto sia fondamentale leggere e interpretare questo libro, con l’aiuto possibilmente di un accompagnatore, per conoscere sé stessi e per conoscere e sperimentare quale contributo
unico e personale possiamo dare alla Chiesa e al mondo.
Abbiamo poi proposto una riflessione sulla natura di quella strana entità, che sembra astratta ma non lo è, che è il legame di coppia. Questo legame prende forma quando i due si scambiano la promessa reciproca di condivisione della propria vita, non solo per la parte affettiva, ma anche per quanto riguarda i progetti, i desideri, gli interessi, creando un legame che nasce anche dall’intreccio di abitudini e credenze rituali delle proprie famiglie di origine.
Tale legame si materializza in tutta la sua forza, consistenza e talvolta anche virulenza disperante, quando va in crisi, o quando va incontro ad
un fallimento.
Nel periodo di crisi, la morte del legame sembra imporsi nella mente delle persone coinvolte anche per anni, finché inizia l’elaborazione della perdita e della sconfitta. Attraverso la ritualità delle procedure legali (talvolta la guerra nel campo del Diritto civile) per la separazione, può emergere tutto il male subito e talvolta provocato e anche nella celebrazione del processo ecclesiastico si accendono i riflettori sul male all’origine, male che c’era prima del matrimonio e che può giustificare il riconoscimento della nullità dello stesso.
Abbiamo lanciato la riflessione di come sia importante, quando il tempo personale lo consente, essere dei meticolosi, puntigliosi cacciatori di una qualche parte di bene presente anche nel vecchio legame, se non altro nel riconoscere la capacità e il potere generativo che esso ha avuto se ci sono dei figli. Il cacciatore
ostinato anche di piccoli beni può tollerare al meglio la perdita e impedire di farsi invadere e possedere dai ricordi di un legame avvelenato; in tale modo forse, possono nascere sentimenti di compassione e anche di perdono, (che tuttavia non può considerarsi un condono) prima di tutto verso sé stessi.
La modalità di svolgimento di ogni incontro comprendeva l’iniziale invocazione allo Spirito Santo, seguivano l’esposizione del tema della serata e la lettura dei paragrafi di Amoris Laetitia e della nota pastorale Sulla misura del cuore di Cristo del vescovo Solmi, attinenti al tema trattato, inoltre venivano sempre proposti la lettura di un brano di Vangelo e un breve commento per illuminare con la Parola l’argomento svolto.
Il vescovo, come ama sostenere, giocava da libero e alle 22.30 (l’ora del “diavolo”!) si terminava l’incontro con la lettura di un salmo.







