Lo scorso 11 febbraio abbiamo vissuto la Veglia degli Innamorati. Oltre 150 fidanzati si sono trovati in Battistero e in Duomo per ascoltare e pregare “Il sussurro dell’amore”.
Al termine della sua riflessione, il Vescovo Enrico ha pregato queste parole:
C’è il silenzio della prova che rende muti. Muto lui, muta lei! Una parola e un gesto di troppo hanno strozzato ogni voce, ogni parola, vuotano ogni luogo, paralizzano ogni gesto.
Scuoti, Signore, il cuore: fa cadere l’orgoglio che non vuol ammettere, fa chinare la testa altera che non vuole perdonare
C’è il sussurro delle parole che tagliano e degli sguardi che feriscono. Miscelano l’acido delle dicerie con il veleno dei giudizi delle persone e delle famiglie che ci stanno sopra, delle donne e degli uomini che si dicono amici e spargono il fetore dell’invidia e risalgono le generazioni per acuminare di insidie la via di lui e di lei
Crea Signore la siepe dell’intesa, la confidenza di riporre solo in lei e solo il lui la fiducia che fa guardare avanti insieme, la convinzione che la corazza dell’amore è più forte e il suo sussurro non sarà mai preda di chi origlia per fare il male, ma confidenza tra noi due e con Te che ci ami.
C’è la parola che non sa uscire, che inciampa nel dolore che tramortisce, scoppiato dal lutto, dalla sofferenza di chi ami, dal male che risale per ammorbarci. La parola non esce, la ragione non si capacita, il cuore è pesante per i dardi che ancora trattiene.
Facci sentire il soffio della tua presenza che tampona le ferite, che trattiene il bene pieno di speranza, facci rifugiare in Te: le parole non ci servono, solo il tuo abbraccio caldo può intiepidire e il miele dolce del tuo affetto saprà sciogliere il groppo che serra la gola.
C’è il silenzio della sorpresa che non voglio dirti… fascia l’intuizione di una cosa bella che tu non ti attendi e che io ti ho preparato … è il silenzio che spera la meraviglia del tuo volto illuminarsi, le tue braccia al mio collo perché – lo prego – tu sia felice e non sappia trovare le parole e al mio silenzio si unisca il tuo per lo stupore del mio amore che cresce…
Fammi attingere al pozzo profondo del tuo silenzio, Signore, tu che hai atteso trent’anni per dirci che eri con noi e per amarci fino a morire, con la fessura del tuo costato che inanella le prospettive di ogni amore, anche del mio che ricamo nel silenzio affinando il dono per chi tu mi hai messo accanto.
C’è il sussurro delle spighe che rasentano le spighe, con il fruscio che solo chi ama il campo conosce. Chi sa tacere per ascoltare le sfumature del volere bene che parlano piano e solo quando il vento leggero dello Spirito le muove. Verrà la falce che miete o l’aratro che fessura la terra, ma chi conosce lo sfregolio delle spighe, non rimarrà mai sordo al gemito leggero, al sussurro confidente, alla parola detta piano perché, spesso, il rumore dell’amore è il silenzio.
Portaci lungo i campi, Signore, come hai portato gli apostoli, facci cogliere le spighe anche di sabato, perché quando lo Sposo è con noi non possiamo essere tristi e tu, lo sappiamo, nel vento leggero, ci dici: “Sono io”: certezza che, di parole, non ha bisogno.
Mons. Enrico Solmi, Vescovo di Parma
Qui sotto inseriamo alcune foto della serata


















