Sara e Abramo: la coppia del cammino, la coppia dell’incrollabile speranza
Il nostro cammino verso la tenda di Sara e Abramo.
Il nostro pensiero a questa coppia,
riferimento di fede e di amore:
“Credettero,
saldi nella speranza contro ogni speranza”
(Rom 4,18)
FEDE E FIDUCIA

Dal libro della Genesi
Questa è la discendenza di Terach: Terach generò Abram, Nacor e Aran; Aran generò Lot. Abram e Nacor presero moglie; la moglie di Abram si chiamava Sarài. Sarài era sterile e non aveva figli.
Il Signore disse ad Abram: “Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra”.
Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran. Abram prese la moglie Sarài e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano procurate e si incamminarono verso la terra di Canaan. Arrivarono nella terra di Canaan e Abram la attraversò fino alla località di Sichem, presso la Quercia di Morè. Nella terra si trovavano allora i Cananei.
Il Signore apparve ad Abram e gli disse: “Alla tua discendenza io darò questa terra”. Allora Abram costruì in quel luogo un altare al Signore che gli era apparso.
Fare memoria di un cammino
“Vattene dalla tua terra…
dalla casa di tuo padre…”
Fate memoria del vostro inizio…
La gioia, il timore, il coraggio, che avete provato
iniziando la vostra storia d’amore,
lasciando la vita precedente, modificando i legami esistenti,
affidandovi in un modo nuovo al mistero di Dio e del suo amore.
Come se fossero le pennellate su una tela, scrivete le parole che vi rimandano all’inizio del vostro cammino.

IL DISINCANTO E IL RISO AMARO

Dal libro della Genesi (15, 1-3 18, 9-14)
Fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: “Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande”. Rispose Abram: “Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco”. Soggiunse Abram: “Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede”.
Il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Intanto Sara stava ad ascoltare all’ingresso della tenda, dietro di lui. Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne. Allora Sara rise dentro di sé e disse: «Avvizzita come sono, dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!». Ma il Signore disse ad Abramo: «Perché Sara ha riso dicendo: «Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia»? C’è forse qualche cosa d’impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te tra un anno e Sara avrà un figlio».
Fatiche, delusioni scoraggiamento
Camminare insieme significa anche: condividere fatiche e stanchezze, commettere errori, incappare in imprevisti, perdere fiducia e scoraggiarsi.
Davanti a Dio, nel palmo delle sue mani possiamo deporre con fiducia le nostre stanchezze, i nostri fallimenti. Al suo cuore infinito possiamo affidare la ferita o il difficile passo, al quale in questo momento sentiamo di doverci dedicare.

IL RISO PIENO DI GIOIA

Dal libro della Genesi (21, 1-7)
Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito. Abramo circoncise suo figlio Isacco quando questi ebbe otto giorni, come Dio gli aveva comandato. Abramo aveva cento anni quando gli nacque il figlio Isacco. Allora Sara disse: “Motivo di lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo saprà riderà lietamente di me!”. Poi disse: “Chi avrebbe mai detto ad Abramo che Sara avrebbe allattato figli? Eppure gli ho partorito un figlio nella sua vecchiaia!”.
Professare la fede, aprirsi alla speranza
Oggi, o quando sentirete giunto il momento, scrivete nelle due ultime righe, al termine della professione di fede, la parola “Amen” e le vostre firme: è il vostro “sì” alla speranza che Dio desidera donarvi.
Noi crediamo, Signore,
che nulla è impossibile a Te.
Noi crediamo, Signore,
che non la nostra età,
non la nostra debolezza,
non i nostri errori,
possono impedire a Te
di aprire un nuovo futuro.
Noi crediamo, Signore,
che quando il nostro amore
è fresco e coraggioso,
è della tua stessa sorgente
che anche noi zampilliamo.
Noi crediamo, Signore,
che quando il nostro amore
è fragile e provato,
tu ci cerchi
e ti fai ancor più vicino.
Noi crediamo, Signore,
che con te possiamo sempre
generare vita!
EUCARISTIA
CANTO D’INGRESSO: CHIAMATI PER NOME
Rit. Veniamo da te
Chiamati per nome
Che festa, Signore, tu cammini con noi
Ci parli di te
Per noi spezzi il pane
Ti riconosciamo e il cuore arde, sei tu
E noi tuo popolo
Siamo qui
Siamo come terra ed argilla
E la tua parola ci plasmerà
Brace pronta per la scintilla
E il tuo spirito soffierà
C’infiammerà Rit.
Siamo come semi nel solco
Come vigna che il suo frutto darà
Grano del Signore risorto
La tua messe che fiorirà d’eternità.
Veniamo da te
Chiamati per nome
Che festa, Signore, tu cammini con noi
Ci parli di te
Per noi spezzi il pane
Ti riconosciamo e il cuore arde, sei tu
E noi tuo popolo
Siamo qui
E noi tuo popolo
Siamo qui
Siamo qui
Saluto iniziale
Liturgia penitenziale
Guida: Sostiamo un poco, meditiamo; di seguito possiamo annotare una frase di riconoscenza a Dio, o una richiesta di perdono, o una richiesta di aiuto. Chi si sente, tra qualche istante, potrà leggerla a voce alta, contribuendo a questo gesto liturgico di affidamento a Dio perché custodisca, converta e rinnovi le nostre vite.
Liturgia della parola
Dal libro della Genesi (18, 1-14)
Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: “Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo”. Quelli dissero: “Fa’ pure come hai detto”.Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: “Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce”. All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono. Poi gli dissero: “Dov’è Sara, tua moglie?”. Rispose: “È là nella tenda”. Riprese: “Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio”. Intanto Sara stava ad ascoltare all’ingresso della tenda, dietro di lui. Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne. Allora Sara rise dentro di sé e disse: “Avvizzita come sono, dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!”. Ma il Signore disse ad Abramo: “Perché Sara ha riso dicendo: “Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia”? C’è forse qualche cosa d’impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te tra un anno e Sara avrà un figlio”. Parola di Dio
Salmo 127
Rit.: Benedetto il Signore che dona la vita
Se il Signore non costruisce la casa,
invano si affaticano i costruttori.
Se il Signore non vigila sulla città,
invano veglia la sentinella.
Invano vi alzate di buon mattino
e tardi andate a riposare,
voi che mangiate un pane di fatica:
al suo prediletto egli lo darà nel sonno.
Ecco, eredità del Signore sono i figli,
è sua ricompensa il frutto del grembo.
Come frecce in mano a un guerriero
sono i figli avuti in giovinezza.
Beato l’uomo che ne ha piena la faretra:
non dovrà vergognarsi quando verrà alla porta
a trattare con i propri nemici.
CANTO: ALLELUIA
Dal vangelo secondo Luca (24, 13-35)
In quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: “Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?”. Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: “Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. Domandò loro: “Che cosa?”. Gli risposero: “Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto”. Disse loro: “Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?”. Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!”. Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
Rit. : Il Signore è la mia forza e io spero in Lui. Il Signore è il Salvator, in Lui confido non ho timor, in Lui confido non ho timor
- Aiutaci a diventare luogo della condivisione, dove ci si consola nella sofferenza e ci si conforta nel dolore;
- Aiutaci a diventare luogo povero e fragile, dove nessuno pensa di essere migliore;
- Aiutaci a diventare luogo dove si invoca misericordia e si continua a vivere consapevoli che senza perdono non c’è futuro;
Rit.
- Aiutaci a diventare luogo dove si è liberati dal peso della condanna e del giudizio e si evita che il rancore cresca e la rabbia permanga;
- Aiutaci a diventare luogo dove si rispetta il fragile e non si disprezza il debole;
- Aiutaci a diventare luogo dove si cerca se stessi e si impara ad avere pazienza con la propria povertà;
Rit.
- Aiutaci a diventare luogo dove si tenta di ascoltare tutti per continuare a vivere nel dono;
- Aiutaci a diventare luogo dove ringraziare è segno di gratitudine e chiedere scusa è segno di maturità;
- Aiutaci a diventare luogo dove non è mortificante chiedere per bisogno;
Rit.
- Aiutaci a diventare luogo dove si aiutano gli altri a correggere la propria colpa, senza dimenticarci della nostra trave;
- Aiutaci a diventare luogo dove poter pregare, essendo certi della tua presenza di Risorto;
- Aiutaci a diventare luogo dove ci si annuncia a vicenda la Buona e Bella Notizia, per rinnovare la speranza.
Rit.
CANTO D’OFFERTORIO: ANTICA ETERNA DANZA
Spighe d’oro al vento
antica, eterna danza
per fare un solo pane
spezzato sulla mensa.
Grappoli dei colli, profumo di letizia
per fare un solo vino
bevanda della grazia.
Con il pane e il vino Signore ti doniamo
le nostre gioie pure, le attese e le paure
frutti del lavoro e fede nel futuro
la voglia di cambiare e di ricominciare.
Dio della speranza,
sorgente d’ogni dono
accogli questa offerta
che insieme ti portiamo.
Dio dell’universo raccogli chi è disperso
e facci tutti Chiesa, una cosa in te.
SANTO
Santo, santo Osanna. Santo, santo Osanna.
Osanna eh! Osanna eh!
Osanna a Cristo Signor !
I cieli e la terra o Signore sono pieni di te.
I cieli e la terra o Signore sono pieni di te.
Benedetto colui che viene nel nome tuo Signor.
Benedetto colui che viene nel nome tuo Signor.
PACE
RIT: Pace sia, pace a voi la tua pace sarà
sulla terra com’è nei cieli.
Pace sia, pace a voi la tua pace sarà
gioia nei nostri occhi, nei cuori.
Pace sia, pace a voi la tua pace sarà
luce limpida nei pensieri.
Pace sia, pace a voi la tua pace sarà
una casa per tutti. Rit.
Pace a voi sia il tuo dono visibile
Pace a voi la tua eredità.
Pace a voi come un canto all’unisono
che sale dalle nostre città. Rit.
Pace a voi sia un’impronta nei secoli
Pace a voi segno d’unità
Pace a voi sia l’abbraccio tra i popoli,
la tua promessa all’umanità.
AGNELLO DI DIO
CANTO DI COMUNIONE: PANE DEL CIELO
Rit. Pane del Cielo
sei Tu, Gesù,
via d’amore:
Tu ci fai come Te.
No, non è rimasta fredda la terra:
Tu sei rimasto con noi
per nutrirci di Te,
Pane di Vita;
ed infiammare col tuo amore
tutta l’umanità. Rit.
Sì, il Cielo è qui su questa terra:
Tu sei rimasto con noi
ma ci porti con Te
nella tua casa
dove vivremo insieme a Te
tutta l’eternità. Rit.
No, la morte non può farci paura:
Tu sei rimasto con noi.
E chi vive in Te
vive per sempre.
Sei Dio con noi, sei Dio per noi,
Dio in mezzo a noi. Rit.
CANTO FINALE: RESTA QUI CON NOI
Le ombre si distendono,
scende ormai la sera,
e s’allontanano dietro ai monti
i riflessi di un giorno che non finirà,
di un giorno che ora scorrerà sempre,
perché sappiamo che una nuova vita
da qui è partita e mai più si fermerà.
Rit. Resta qui con noi, il sole scende già,
resta qui con noi, Signore è sera ormai.
Resta qui con noi, il sole scende già,
se tu sei tra noi la notte non verrà.
S’allarga verso il mare
il tuo cerchio d’onda
che il vento spingerà fino a quando
giungerà ai confini di ogni cuore,
alle porte dell’amore vero.
Come una fiamma che dove passa brucia,
così il tuo amore tutto il mondo invaderà. Rit.
Davanti a noi l’umanità
lotta, soffre e spera,
come una terra che nell’arsura
chieda l’acqua da un cielo senza nuvole,
ma che sempre le può dare vita.
Con te saremo sorgenti d’acqua pura,
con te fra noi il deserto fiorirà. Rit.
CANTO DEL GIUBILEO
Fiamma viva della mia speranza questo canto giunga fino a Te!
Grembo eterno d’infinita vita nel cammino io confido in Te.
Ogni lingua, popolo e nazione
trova luce nella tua Parola.
Figli e figlie fragili e dispersi
sono accolti nel tuo Figlio amato. Rit.
Dio ci guarda, tenero e paziente:
nasce l’alba di un futuro nuovo.
Nuovi Cieli Terra fatta nuova:
passa i muri Spirito di vita. Rit.
Alza gli occhi, muoviti col vento,
serra il passo: viene Dio, nel tempo.
Guarda il Figlio che s’è fatto Uomo:
mille e mille trovano la via. Rit.
«Che cosa sono i fiori?»
Mariangela Gualtieri

Che cosa sono i fiori?
non senti in loro come una vittoria?
la forza di chi torna
da un altro mondo e canta
la visione. L’aver visto qualcosa
che trasforma
per vicinanza, per adesione a una legge
che si impara cantando, si impara profumando.
Che cosa sono i fiori se non qualcosa d’amore
che da sotto la terra viene
fino alla mia mano
a fare la festa generosa. Che cosa sono se non
leggere ombre a dire
che la bellezza non si incatena
ma viene gratis e poi scema, sfuma
e poi ritorna quando le pare.
Chi li ha pensati i fiori,
prima, prima dei fiori.
Mariangela Gualtieri
da “So dare ferite perfette (2003 – 2004)“, in “Mariangela Gualtieri, Senza polvere senza peso”, Einaudi, Torino, 2006





