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Category: Pontificio Consiglio per la Famiglia

LA “FAMILIARIS CONSORTIO” NEL SUO XX ANNIVERSARIO: DIMENSIONE ANTROPOLOGICA E PASTORALE

LA “FAMILIARIS CONSORTIO” NEL SUO XX ANNIVERSARIO: DIMENSIONE ANTROPOLOGICA E PASTORALE

PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA

Invitati dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, ci siamo riuniti, dal 21 al 24 novembre 2001, nell’Aula Vecchia del Sinodo (Città del Vaticano), per celebrare il 20° anniversario della pubblicazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodale Familiaris consortio di Sua Santità Giovanni Paolo II e per rilevare la portata di questo documento per il futuro della pastorale familiare.Abbiamo innanzitutto collocato l’Esortazione nel contesto che spiega la sua genesi. Questo documento di Giovanni Paolo II costituisce in qualche modo la Magna Charta della dottrina e dell’insegnamento pastorale della Chiesa per quanto riguarda la famiglia e il suo servizio alla vita. Esso getta tanta luce sulle nuove questioni che si pongono per l’avvenire della famiglia.L’Esortazione Apostolica Familiaris consortio è stata il frutto dottrinale e pastorale del Sinodo dei Vescovi, riunitosi nell’ottobre del 1980, il primo Sinodo del Pontificato di Giovanni Paolo II, incentrato sui “compiti della famiglia cristiana nel mondo di oggi” (1). Tale Sinodo sulla famiglia ebbe luogo dopo il Sinodo sull’Evangelizzazione (2), da cui ebbe origine l’Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandi (3), e dopo il Sinodo sulla Catechesi (4), che ispirò l’Esortazione Apostolica Catechesi tradendae (5). “Esso è stato la naturale continuazione dei due precedenti: la famiglia cristiana, infatti, è la prima comunità chiamata ad annunciare il Vangelo alla persona umana in crescita e a portarla attraverso una progressiva educazione e catechesi, alla piena maturità umana e cristiana” (Familiaris consortio, 2). Questi tre documenti sinodali hanno trovato la linfa comune nella Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes (del 7 dicembre 1965).Il testo delle Propositiones del Sinodo sulla famiglia fu affidato dal Santo Padre Giovanni Paolo II “al Pontificio Consiglio per la Famiglia, disponendo che ne approfondisca lo studio al fine di valorizzare ogni aspetto delle ricchezze in esso contenute” (Familiaris consortio, 2).Dopo la pubblicazione della Familiaris consortio hanno avuto luogo molte trasformazioni. La pastorale familiare e anche la riflessione teologica sul matrimonio e sulla vita sono state fortemente sviluppate, seguendo gli orientamenti del Magistero della Chiesa. I movimenti di spiritualità coniugale si sono moltiplicati e diversificati.Fin dai tempi del Sinodo del 1980 erano già evidenti le minacce che pesavano sulla famiglia e le questioni ad essa rivolte. Purtroppo, tali minacce si sono intensificate. La questione si è spostata dal problema del divorzio a quello delle “coppie di fatto”, dal problema del trattamento dell’infertilità femminile a quello dell'”embrione umano”, creato “su misura”, dal problema dell’aborto a quello delle manipolazioni sugli embrioni umani, dal problema della pillola contraccettiva a quello della pillola che è anche abortiva. La legalizzazione dell’aborto si è praticamente diffusa in quasi tutto il mondo. Si è giunti a mettere in dubbio il bene della famiglia, contrapponendo ad essa altri “modelli”, compreso quello omosessuale, altri “stili di vita” basati sul non impegno, sulla non permanenza, sulla non fedeltà. Si è fatta pressione, fino a giungere al parossismo, all’esaltazione dell’individuo, dei suoi interessi e del suo piacere.Anche il volto della famiglia è cambiato, evolvendo verso una “privatizzazione” crescente, verso una riduzione alle dimensioni di famiglia nucleare. Più grave attualmente è la cecità che colpisce buona parte dell’opinione pubblica, facendo sì che molto frequentemente non si riconosca più nella famiglia, fondata sul matrimonio, la cellula fondamentale della società; un bene di cui non si può fare a meno. La famiglia, come afferma il Santo Padre nel Messaggio che ha indirizzato alla nostra assemblea, è sottomessa ad una aggressione violenta da parte di certi settori della società moderna. Vengono presentati scenari di “alternative” possibili alla famiglia, qualificata come “tradizionale”. Si conferiscono alle coppie effimere, che non vogliono impegnarsi formalmente nel matrimonio neppure civile, i diritti e i vantaggi di una vera famiglia, esonerandole dai propri doveri. Tale ufficializzazione delle “unioni di fatto”, comprese le coppie omosessuali, che talvolta pretendono perfino un diritto all’adozione, solleva problemi molto gravi, particolarmente di ordine psicologico, sociale e giuridico.Sono queste stesse difficoltà che ci spingono ad approfondire il messaggio che è al cuore della Familiaris consortio: la “Buona Novella sulla Famiglia”, proprio come procede dal disegno di Dio, “ab initio“, fin dalle origini. Quando è fedele a se stessa, la famiglia cristiana testimonia il proprio dinamismo e la speranza di cui è portatrice.Famiglia, diventa ciò che sei!L’Esortazione Apostolica Familiaris consortio ha sottolineato l’identità della famiglia, fondata sul matrimonio. Essa è comunità di vita e di amore coniugale. In una fedeltà senza riserve, l’uomo e la donna si danno l’uno all’altro e si amano con un amore aperto alla vita. La famiglia non è il prodotto di una cultura, il risultato di un’evoluzione, un modo di vita comunitario legato ad una certa organizzazione sociale: essa è un istituto naturale, anteriore ad ogni organizzazione politica o giuridica. Prende la propria consistenza da una verità da essa non prodotta, perché voluta direttamente da Dio.”Famiglia, diventa ciò che sei!”: con questa esclamazione Giovanni Paolo II invitava le famiglie del mondo intero a ritrovare in se stesse la propria verità e a realizzarla in mezzo al mondo. Oggi, in un mondo minato dallo scetticismo, il Santo Padre incoraggia le famiglie a riscoprire questa verità su se stesse aggiungendo, “Famiglia, credi in ciò che sei!” (6).”Architettura di Dio”, piano di Dio inviolabile, la famiglia è anche “architettura dell’uomo”, impegno dell’uomo nel disegno divino. Alla luce delle nostre esperienze, abbiamo riesaminato i quattro compiti che la Familiaris consortio assegna alla famiglia: la formazione di una comunità di persone, il servizio alla vita, la partecipazione allo sviluppo della società, la missione evangelizzatrice.La formazione di una comunità di personeNella Familiaris consortio appare in tutta la sua chiarezza l’identità che dà alla famiglia il fondamento della sua missione specifica. Come comunità di vita e di amore coniugale, il matrimonio, fondamento della famiglia, è una comunione di persone. Questa si apre ad una comunione più ampia, la comunione familiare tra tutti i componenti della famiglia. In un certo modo si può dire, alla luce del Mistero di Cristo, che la famiglia, fondata sul sacramento del matrimonio, costituendosi, diventa il simbolo umano dell’amore di Cristo e della Chiesa (cfr Ef 5, 32).Il servizio alla vitaIl dono della persona alla persona scaturisce e viene realizzato nel dono della vita al bambino. La Familiaris consortio approfondisce la dottrina della Chiesa che non separa l’amore e l’impegno reciproco dei coniugi dalla missione procreatrice loro affidata, la quale non trova il suo luogo appropriato, se non nel matrimonio.La Familiaris consortio presenta una visione rinnovata della sessualità nel contesto della comunione, anima e corpo, dei coniugi. Alla luce di una antropologia che rifiuta di dissociare anima e corpo, l’atto sessuale appare già come espressione del dono totale della persona alla persona. È per questo motivo che viene sottolineato che la contraccezione, ostacolo volontariamente opposto allo sbocciare della vita, ferisce il rapporto di amore vero tra i coniugi.Un tale ostacolo non esiste, invece, nei metodi naturali, che sono rispettosi del corpo e aperti alla vita. Abbiamo preso atto dei progressi realizzati negli ultimi anni in questo campo. Il valore altamente scientifico dei metodi naturali (7) è sempre più riconosciuto. Essi possono d’altronde risolvere anche i problemi di infecondità. Inoltre, questi metodi costituiscono una pedagogia per un amore rispettoso della peculiarità femminile; e richiamano ad un dialogo vero nella coppia. Tali metodi sono vari e occorre vederli sempre più come complementari. I metodi naturali sono preziosi, quando giusti e gravi motivi richiedono di distanziare le nascite. La loro utilizzazione non potrebbe però giustificarsi moralmente, qualora si ricorresse ad essi con una mentalità edonista, di chiusura alla vita.L’educazione continua l’opera della procreazioneAperta alla vita, questa missione di paternità e maternità responsabile comprende la missione educativa, la formazione integrale dei figli. Assumersi la responsabilità della venuta al mondo di un nuovo essere umano significa impegnarsi ad educarlo. La Familiaris consortio(cfr nn. 38, 39, 40) presenta questa educazione come “partecipazione” dei genitori “all’opera creatrice di Dio” (n. 38), come un vero “ministero” della Chiesa.È nella famiglia che i bambini ricevono dai genitori i principi di base attorno ai quali si va organizzando la loro personalità. Sull’esempio che ricevono dai loro genitori, i bambini modellano la propria attitudine verso la vita e le sue esigenze. Nei loro rapporti di fratelli e sorelle vengono iniziati nel miglior modo possibile alla vita sociale.La famiglia, più che ogni altra istituzione, può assumere al meglio l’educazione sessuale dei figli (8). Nel clima di fiducia e di verità che esiste tra genitori e figli, questa formazione può essere assicurata al meglio, con delicatezza, e sempre in funzione di quanto il bambino può recepire, nel suo attuale livello di maturazione.La comunità educativa deve avere, in modo generale, la preoccupazione di operare di concerto con i genitori. Questo è particolarmente vero e importante in questo campo sensibile e delicato dell’educazione sessuale, in cui molti danni possono risultare da un’educazione sessuale scolastica inopportuna.La famiglia, cellula fondamentale della societàIl documento Familiaris consortio sottolineava il ruolo che gioca la famiglia nello sviluppo della società (cfr nn. 42-48). Ciò appare oggi particolarmente chiaro. Quando serve la vita, quando forma i cittadini di domani, quando comunica loro i valori umani che sono capitali per la nazione, quando introduce i figli nella società, la famiglia gioca un ruolo essenziale: essa è patrimonio comune dell’umanità. La ragione naturale così come la Rivelazione divina contengono questa verità. Come diceva il Concilio Vaticano II, la famiglia costituisce “la prima e vitale cellula della società” (9).La famiglia ha, dunque, una dimensione di bene comune universale. Essa costituisce la prima comunità umana e umanizza la società. Essa ha dei diritti e dei doveri. È in questo campo che, a richiesta della stessa Esortazione Apostolica Familiaris consortio (10), la Carta dei Diritti della Famiglia, pubblicata dalla Santa Sede nel 1983, come complemento all’Esortazione Apostolica, occupa un posto eminente e costituisce un prezioso strumento di dialogo (11).Questo tema della partecipazione della famiglia alla vita e allo sviluppo della società è stato abbondantemente sviluppato nell’insegnamento del Papa Giovanni Paolo II.Il Papa ha sottolineato in varie riprese il valore sociale e storico della famiglia, di fronte ai movimenti culturali che non le sono favorevoli. Non c’è un tema riguardante la Chiesa che occupi oggi tanto i parlamenti, come il tema della famiglia e della vita. Si trovano dappertutto dei progetti in discussione a tale proposito, non sempre, d’altra parte, per il meglio. La Chiesa non considera questa lotta per i diritti della famiglia nella società come un suo dominio privato, ma da sempre si è impegnata in questa sfida. Ha preso le sue responsabilità di fronte all’umanità.In questi rapporti della famiglia con la società vengono ad inserirsi le problematiche “politiche di popolazione”. È vero che la popolazione del mondo è aumentata. Tuttavia non è in ragione di una alta fecondità, ma grazie al regresso della mortalità e all’aumento inedito della speranza di vita. Le ultime statistiche della popolazione mondiale, pubblicate dalla Divisione della Popolazione dell’ONU, mostrano che l'”esplosione demografica” è un mito. È pertanto in nome di un tale mito che alcune istituzioni internazionali, appoggiate da certe Organizzazioni non governative, si sono sentite autorizzate a imporre delle “politiche demografiche”, moralmente inaccettabili, a numerosi paesi poveri, con il pretesto di rimediare alla loro povertà. Ora, scientificamente, non si può stabilire una correlazione tra la situazione demografica di una popolazione e la povertà che l’affligge.La famiglia, “Chiesa domestica”L’Esortazione ci ha rafforzati nella convinzione che la famiglia cristiana è “una Chiesa in miniatura”, la “Chiesa domestica” (Ecclesia domestica) (cfr Familiaris consortion. 49).La proclamazione del Vangelo della Famiglia avviene nella Chiesa. È qui che la famiglia l’ha ricevuto. Questa proclamazione vuol dire crescita nella fede, arricchimento nella catechesi, incoraggiamento ad una vita posta sotto il segno del dono di sé e della solidarietà vissuta.Ma c’è anche un annuncio del Vangelo ai non cristiani, ai non credenti, e la famiglia cristiana è chiamata, anche là, ad un forte impegno missionario. Tutto ciò passa innanzitutto attraverso la testimonianza di vita che i focolari cristiani: gioiosi, caldi, accoglienti e aperti, danno attorno a sé, irradiando lo spirito del Vangelo.È il grande messaggio della Familiaris consortio, il suo invio in missione in qualche modo, per la pastorale familiare.La Pastorale FamiliareQuesta pastorale si è sviluppata a grandi passi. Come ha detto Giovanni Paolo II al nostro Congresso, “dopo la pubblicazione della Familiaris consortio, l’interesse per la famiglia nella Chiesa si è accentuato, e innumerevoli sono le Diocesi e le parrocchie nelle quali la pastorale familiare è diventata obiettivo prioritario” (12). Abbiamo visto all’opera questa pastorale della famiglia attraverso le testimonianze che ci sono state presentate, nel corso del nostro Congresso.Queste testimonianze, provenienti da tutti i continenti, ci mostrano come tanti focolari cristiani siano animati dall’amore della verità sulla famiglia. Testimoniano con entusiasmo la Buona Novella che li anima. Manifestano attorno a sé il vero volto della famiglia. Come dice il Santo Padre: “Nella sua umiltà e semplicità, la testimonianza di vita domestica può divenire un veicolo di evangelizzazione di prim’ordine” (13).La pastorale della famiglia ha iscritto al primo grado delle sue preoccupazioni l’aiuto alle giovani coppie, a volte assalite da dubbi sulla loro capacità di vivere la fedeltà coniugale per tutta la vita. Essa ha anche preso coscienza sempre più viva dell’aiuto pastorale ai divorziati risposati. I criteri dati al riguardo nella Familiaris consortio sono chiari e devono essere rispettati. La Chiesa non ha il potere di modificare ciò che è ancorato nell’insegnamento del Signore. Ma i divorziati risposati civilmente non debbono sentirsi fuori della Chiesa, esclusi. Come dice il Santo Padre, “La Chiesa, infatti, istituita per condurre a salvezza tutti gli uomini e soprattutto i battezzati, non può abbandonare a se stessi coloro che – già congiunti col vincolo matrimoniale sacramentale – hanno cercato di passare a nuove nozze. Perciò si sforzerà, senza stancarsi, di mettere a loro disposizione i suoi mezzi di salvezza”. Tutti “aiutino i divorziati procurando con sollecita carità che non si considerino separati dalla Chiesa, potendo e anzi dovendo, in quanto battezzati, partecipare alla sua vita” (Familiaris consortio, n. 84).Questa Buona Novella della Famiglia è stata illustrata in modo splendido, già in tre riprese, negli Incontri Mondiali del Santo Padre con le Famiglie, a Roma nel 1994, in occasione dell’Anno Internazionale della Famiglia, a Rio de Janeiro nel 1997, e quindi di nuovo a Roma, nell’Anno 2000, in occasione del Giubileo delle Famiglie. Invitiamo le famiglie del mondo intero al prossimo appuntamento mondiale, che avrà luogo a Manila, nelle Filippine, nel gennaio 2003.RisoluzioniAl termine della nostra riflessione sulla situazione attuale della famiglia e della pastorale familiare nel mondo, vent’anni dopo la pubblicazione dell’Esortazione Familiaris consortio, desideriamo formulare alcune risoluzioni.1. La comunità familiare deve essere considerata nell’unità dei suoi membri e non in modo separato, nel rispetto della sua identità, come bene prezioso per la società e per la Chiesa (14). Invitiamo vivamente le persone che si preparano al matrimonio a riflettere, con l’aiuto dei pastori e dei laici che le accompagnano, sul loro progetto di vita. Conviene incoraggiare i futuri sposi a scoprire le ricchezze dell’amore che portano in sé, affinché colgano chiaramente le dimensioni di totalità, di fedeltà e di castità coniugale. Quest’approfondimento deve portarli a realizzare bene il carattere definitivo del proprio impegno reciproco.2. Incoraggiamo i pastori a presentare chiaramente ai fedeli che si preparano al matrimonio l’insegnamento della Chiesa in materia di morale coniugale come esposto nell’Enciclica Humanae vitae e nell’Esortazione Familiaris consortio, e ripreso nella Lettera alle Famiglie.Quest’insegnamento deve costituire oggetto di uno scambio con i futuri coniugi. Deve portarli a manifestare chiaramente l’apertura della futura coppia all’accoglienza della vita.3. Esortiamo i genitori cristiani a prendere sul serio la propria missione di educatori dei figli, per una catechesi integrale. Devono rendersi conto che si tratta di un’educazione attraverso la quale devono trasmettere ai figli il patrimonio umano e spirituale che essi stessi hanno ricevuto. Si preoccuperanno di mantenere un’atmosfera cristiana di libertà, di rispetto vicendevole, e di rigore morale nel loro focolare. Con la preghiera quotidiana in famiglia e con le prime spiegazioni semplici date dai genitori ai figli, sapranno iniziarli progressivamente alle verità della fede.4. I genitori devono sapersi e sentirsi responsabili dell’educazione sessuale dei figli (15). Questa responsabilità rimane, anche quando l’educazione sessuale è effettuata per mezzo delle altre comunità educative. È anzitutto per la testimonianza del loro amore coniugale e del loro rispetto vicendevole che sapranno invitare i figli a scoprire la bellezza dell’amore responsabile, nel quadro della verità e della formazione alla libertà autentica. Molto presto, i genitori avranno la preoccupazione di educare i figli ai valori umani di generosità, del dono di sé, del rispetto degli altri, della padronanza di se stessi e della temperanza (16). Sapranno rispondere senza sotterfugi alle domande che porranno i figli in materia di sessualità. Le risposte dovranno essere chiare, semplici, adatte a ciò che il bambino è in grado di comprendere e di assimilare. Disposti sempre all’ascolto, i genitori sapranno essere i confidenti dei figli, e ogni genitore avrà a questo riguardo un ruolo specifico.5. Ci rivolgiamo ai politici e ai legislatori, esortandoli a difendere i valori della famiglia in seno alle istanze locali, regionali e nei Parlamenti (17). Che la voce delle famiglie del mondo intero, garanzia dell’avvenire delle nazioni, si faccia sentire. I diritti delle famiglie siano chiaramente proclamati e riconosciuti. Le famiglie stesse sappiano organizzarsi a livello politico per fare riconoscere il loro peso reale di fronte alle minoranze che militano contro la famiglia e contro la vita. Un vero dialogo si instauri in tutte le nazioni sulle questioni fondamentali del diritto delle famiglie, dell’educazione familiare, e del contributo che lo Stato deve offrire a quest’educazione familiare.6. È necessario collocare la situazione contemporanea della famiglia e della vita in una “visione integrale dell’uomo e della sua vocazione” (Humanae vitae, n. 7; Familiaris consortio, n. 32), in un’autentica antropologia. Le complesse problematiche attuali, che si riferiscono all’etica della vita umana, risentono di un oscuramento del nesso strettissimo, voluto da Dio stesso, tra la famiglia e la procreazione. Questo è dovuto ad un pregiudizio positivista e scientista, nel quale si spezza l’intima unità antropologica tra la famiglia e il servizio alla vita, come se la procreazione fosse un problema che toccasse solo gli scienziati nei loro laboratori. La procreazione appare frammentata in una casistica complessa, con il rischio della perdita di una comprensione integrale della persona, della famiglia e della vita. Chiediamo al Pontificio Consiglio per la Famiglia che faccia oggetto di uno studio speciale questa questione e che si metta più in evidenza che la famiglia fondata sul matrimonio è, nel progetto di Dio Creatore, il soggetto della procreazione.7. L’apertura dell’amore coniugale alla vita è un aspetto urgente da riscoprire. La mentalità contraccettiva, denunciata 20 anni fa dalla Familiaris consortio, colpisce ancora oggi, deplorevolmente, molte delle nostre comunità. È necessario aumentare gli sforzi di presenza e di azione effettiva favorevole alla famiglia e alla vita: nella società (leggi e politiche familiari), nella cultura (pensiero, letteratura, mezzi di comunicazione sociale), e soprattutto, nelle comunità cristiane (rinnovamento dello spirito di apertura alla vita).8. Uno dei frutti principali della Familiaris consortio è il rinnovamento della pastorale della famiglia al livello delle Conferenze Episcopali, delle Diocesi, delle Parrocchie, e dei Movimenti Apostolici in tutta la Chiesa. In questo senso, il progresso, in questi ultimi 20 anni, è stato molto considerevole.9. Nonostante tutto quello che è stato realizzato, c’è ancora molto da fare. Sono ancora molte le Diocesi nelle quali la pastorale familiare è carente di strutture adeguate. I pastori manifestano molto spesso l’urgenza della formazione di agenti pastorali. In questo senso, il lavoro degli Istituti di Studio sul Matrimonio e la Famiglia e dei Centri di Procreazione Responsabile risulta di straordinaria validità. Chiediamo che si presti loro una maggiore attenzione, affinché, in profonda sintonia con il Magistero della Chiesa e con un buon inserimento nella realtà intellettuale, scientifica, sociale, politica e giuridica dei nostri paesi, si sviluppi adeguatamente la loro funzione formativa di agenti efficaci di pastorale familiare.10. Oggi più che mai, si pone il grave problema delle famiglie rifugiate, che ricevono asilo in ripari improvvisati, o in campi profughi più attrezzati, mancando spesso dello stretto necessario, e senza tutela di fronte alle autorità che le accolgono. Esse possono vedersi sottoposte a pressioni nell’ambito della cosiddetta salute riproduttiva, che comprende il ricorso all’aborto, alla sterilizzazione o alla contraccezione “d’emergenza”. Un documento (18) è stato recentemente pubblicato dalla Santa Sede su questo argomento, invitando le Chiese locali a preoccuparsi di queste famiglie, a fare rispettare i loro diritti e ad assicurare loro l’aiuto e la difesa in caso di bisogno.11. Le Parrocchie devono essere luogo privilegiato della pastorale familiare nell’insieme della pastorale della Chiesa. I corsi di preparazione al matrimonio e le catechesi familiari sono importanti mezzi educativi che, spesso, sono insufficientemente utilizzati. È molto importante rinvigorire la collaborazione delle coppie e delle persone, ben preparate, provenienti dalle parrocchie e dai movimenti apostolici. In questo senso, raccomandiamo specialmente ai Vescovi, ai Parroci e ai responsabili delle organizzazioni cattoliche, che si rafforzi lo spirito di solidarietà e di complementarità, a beneficio di un’efficace pastorale familiare.12. Centri di Orientamento Familiare si stanno mostrando di grande utilità come punto di riferimento per la pastorale familiare. Intesi come unità locali basilari di aiuto alle famiglie nei vari campi: sociale, giuridico, etico, pastorale, della procreazione responsabile, ecc., sono un prezioso supporto alla pastorale familiare.ConclusioneGuardiamo all’avvenire con determinazione e con speranza.Guardiamo all’avvenire con determinazione, perché, membri della Chiesa di Cristo, impegnati a diversi livelli nella pastorale familiare di questa Chiesa, ci sentiamo responsabili, di fronte a Dio e di fronte agli uomini, della salute delle famiglie, della loro vitalità, del loro equilibrio, del loro avvenire. Questa responsabilità non può limitarsi ai soli aspetti privati, domestici o spirituali della famiglia, ma si estende anche nel campo sociale e politico. Coloro che difendono la famiglia, i suoi valori, il suo ruolo vitale nella società, devono far sentire la loro voce nelle assemblee locali, regionali, nei Parlamenti delle nazioni, nelle istanze internazionali, dovunque si decida dell’avvenire della famiglia.La Carta dei Diritti della Famiglia rappresenta da questo punto di vista un prezioso strumento di riferimento e di dialogo. La pastorale familiare non sarebbe fedele a se stessa e alla sua missione, se non promuovesse l’impegno anche nel campo politico per fare valere i diritti della famiglia. Questo è un servizio reso all’intera umanità.Guardiamo all’avvenire con speranza, perché il Signore della famiglia e della vita è già all’opera. Egli anima le famiglie del mondo intero, e dà loro le energie necessarie per rimanere fedeli alla loro vocazione ed alla loro missione. Le famiglie di tutte le nazioni, testimoni dell’amore e della fedeltà, costituiscono la luce che rischiara un mondo attraversato da perplessità, da dubbi e da pericoli. Preghiamo il Signore perché aiuti le famiglie a rimanere fedeli a quello che sono, per il bene comune di tutti gli uomini e per l’avvenire dell’umanità.Città del Vaticano, 20 dicembre 2001. 
NOTE(1) V Assemblea Generale del Sinodo Generale dei Vescovi, “De familiae christianae muneribus in mundo huius temporis”, 26/9/1980 – 25/10/1980.(2) III Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, “De evangelizatione in mundo huius temporis“, ottobre 1974.(3) Paolo VI, Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandi, 8/12/1975.(4) IV Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, “De catechesi hoc nostro tempore tradenda praesertim pueris atque iuvenibus”, ottobre 1977.(5) Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Catechesi tradendae, 17/10/1979.(6) Giovanni Paolo II, Discorso durante l’Incontro con le famiglie, 22/10/2001, n. 3 (L’Osservatore Romano, lunedì-martedì 22-23 ottobre 2001, p. 5).(7) AA.VV. (a cura di A. López Trujillo e E. Sgreccia), Metodi naturali per la regolazione della fertilità: l’alternativa autentica. Atti del Convegno organizzato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia. Roma, 9-11 dicembre 1992, Vita e pensiero, Milano 1994.(8) Cfr Pontificio Consiglio per la Famiglia, Sessualità umana: verità e significato. Orientamenti educativi in famiglia, 8 dicembre 1995.(9) Concilio Vaticano II, Dichiarazione Apostolicam actuositatem, 11(10) Cfr Familiaris consortio, n. 46(11) Santa Sede, Carta dei Diritti della Famiglia. Presentata dalla Santa Sede a tutte le persone, istituzioni ed autorità interessate alla missione della famiglia nel mondo di oggi, 22.10.1983.(12) Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione del Congresso tenuto dal Pontificio Consiglio per la Famiglia nel ventesimo anniversario della “Familiaris consortio”, 21.11.2001, n. 4, L’Osservatore Romano, sabato 24 novembre 2001, p. 9.(13) Ibid.(14) Pontificio Consiglio per la Famiglia, Famiglia e diritti dell’uomo, 1999, n. 16.(15) Pontificio Consiglio per la Famiglia, Sessualità umana: verità e significato. Orientamenti educativi in famiglia, 8 dicembre 1995.(16) Familiaris consortio, n. 37; Evangelium vitae, n. 92.(17)Cfr Carta dei Diritti della Famiglia. Presentata dalla Santa Sede a tutte le persone, istituzioni ed autorità interessate alla missione della famiglia nel mondo di oggi, 22 ottobre 1983.(18) Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Pontificio Consiglio per la Famiglia, La Salute Riproduttiva dei Rifugiati. Una nota per le Conferenze Episcopali, Città del Vaticano, 14 settembre 2001.
FAMIGLIA, MATRIMONIO E “UNIONI DI FATTO”

FAMIGLIA, MATRIMONIO E “UNIONI DI FATTO”

PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA

Presentazione

Uno dei fenomeni oggi più diffusi e che interpellano fortemente la coscienza della comunità cristiana, è il numero crescente delle unioni di fatto nell’insieme della società, con la conseguente disaffezione per la stabilità del matrimonio che ne deriva. Nel suo discernimento dei “segni dei tempi”, la Chiesa non poteva dunque mancare di prestare attenzione a questa realtà.

Consapevole delle gravi ripercussioni sociali e pastorali di questa situazione, il Pontificio Consiglio per la Famiglia ha organizzato, nel corso del 1999 e nei primi mesi del 2000, una serie di riunioni di studio cui hanno partecipato eminenti personalità e prestigiosi esperti di tutto il mondo, al fine di analizzare adeguatamente questo delicato problema, di così vasta portata per la Chiesa e per il mondo.

Il presente documento è frutto di questo lavoro. Esso affronta una problematica attuale e difficile, che tocca da vicino il nucleo centrale delle relazioni umane, la questione più delicata dell’intima unione tra famiglia e vita, le zone più sensibili del cuore umano. Allo stesso tempo, di fronte all’innegabile portata pubblica dell’attuale congiuntura politica internazionale, si rende necessaria e urgente una parola di orientamento, diretta soprattutto a quanti hanno responsabilità in questa materia. Sono loro, in effetti, che, nelle loro attività legislative, possono dare consistenza giuridica all’istituzione matrimoniale o, al contrario, diminuire la consistenza del bene comune che questa istituzione naturale protegge, partendo da una visione dei problemi personali che non corrisponde alla realtà.

Queste riflessioni sono dirette altresì ai pastori d’anime, che devono accogliere e guidare tanti cristiani d’oggi, e accompagnarli in un itinerario di apprezzamento del valore naturale, protetto dall’istituto matrimoniale e confermato dal sacramento cristiano. La famiglia fondata sul matrimonio corrisponde al disegno del Creatore “fin da principio” (Mt19,4). Nel Regno di Dio non può essere seminato altro seme di quello della verità già iscritta nel cuore umano, l’unica capace di “produrre frutto con la perseveranza” (Lc 8,15); una verità che si fa misericordia, comprensione e invito a riconoscere in Gesù la “luce del mondo” (Gv 8,12) e la forza che libera dai vincoli del male.

Questo documento intende inoltre contribuire in modo positivo al dialogo al fine di mettere in luce la verità delle cose e le esigenze che procedono dallo stesso ordine naturale, partecipando al dibattito socio-politico e alla responsabilità verso il bene comune.

Voglia Dio che queste considerazioni, serene e responsabili, condivise da tanti uomini di buona volontà, siano di beneficio per quella comunità di vita, necessaria per la Chiesa e per il mondo, che è la famiglia.

Città del Vaticano, 26 luglio 2000
Festa di San Gioacchino e Sant’Anna, Genitori della S.ma Vergine Maria

Card. Alfonso López Trujillo
Presidente

S.E.Mons. Francisco Gil Hellín
Segretario


Introduzione

(1) In questi ultimi anni le cosiddette “unioni di fatto” hanno acquisito un rilievo particolare nella società. Ci sono iniziative che reclamano il loro riconoscimento istituzionale e perfino la loro equiparazione alle famiglie nate dall’impegno matrimoniale. Di fronte a una questione di una tale importanza, che può avere tante ripercussioni future sull’intera comunità umana, il Pontificio Consiglio per la Famiglia si propone, attraverso le riflessioni che seguono, di attirare l’attenzione sui pericoli che scaturirebbero da un tale riconoscimento ed equiparazione per l’identità dell’unione matrimoniale e sul grave deterioramento che ne deriverebbe per la famiglia e per il bene comune della società.

Dopo aver esaminato l’aspetto sociale delle unioni di fatto, i loro elementi costitutivi e le loro motivazioni esistenziali, il presente documento affronta il problema del loro riconoscimento e della loro equiparazione giuridica, rispetto alla famiglia fondata sul matrimonio e all’insieme della società. Considera poi la famiglia come bene sociale, insistendo sui valori oggettivi da stimolare e sul dovere di giustizia che la società ha di difendere e promuovere la famiglia fondata sul matrimonio. Esamina quindi in maniera approfondita alcuni aspetti di questa rivendicazione in rapporto al matrimonio cristiano. Presenta infine alcuni criteri generali di discernimento pastorale per orientare le comunità cristiane.

Le considerazioni qui esposte non si rivolgono soltanto a quanti riconoscono espressamente nella Chiesa cattolica “la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità” (1 Tim 3,15), ma a tutti i cristiani delle diverse Chiese e comunità cristiane, come pure a quanti sono sinceramente impegnati a favore del bene prezioso della famiglia, cellula fondamentale della società. Come insegna il Concilio Vaticano II, “la salvezza della persona e della società umana e cristiana è strettamente connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare. Perciò i cristiani, assieme con quanti hanno alta stima di questa stessa comunità, si rallegrano sinceramente dei vari sussidi grazie ai quali gli uomini oggi progrediscono nel favorire questa comunità di amore e nel rispetto della vita: sussidi che sono di aiuto a coniugi e genitori nella loro preminente missione”[1].

I – Le “unioni di fatto”

Aspetto sociale delle “unioni di fatto”

(2) L’espressione “unione di fatto” abbraccia un insieme di realtà umane molteplici ed eterogenee, che hanno come elemento comune quello di essere delle convivenze (di tipo sessuale) senza matrimonio. Le unioni di fatto sono caratterizzate precisamente dal fatto che esse ignorano, rimandano o perfino rifiutano l’impegno coniugale. Da ciò derivano gravi conseguenze.

Con il matrimonio si assumono pubblicamente, mediante il patto d’amore coniugale, tutte le responsabilità che derivano dal vincolo così stabilito. Da questa assunzione pubblica di responsabilità risulta un bene non solo per i coniugi e i figli nella loro crescita affettiva e formativa, bensì anche per gli altri membri della famiglia. La famiglia fondata sul matrimonio è così un bene fondamentale e prezioso per l’intera società, le cui fondamenta riposano solidamente sui valori che si concretizzano nei rapporti familiari e che trova la propria garanzia nel matrimonio stabile. Il bene generato dal matrimonio è ugualmente essenziale per la Chiesa, che riconosce nella famiglia la “Chiesa domestica”[2]. Tutto ciò si trova minacciato dall’abbandono dell’istituzione matrimoniale, abbandono implicito nelle unione di fatto.

(3) Può succedere che si desideri fare o che si faccia un uso della sessualità diverso da quello iscritto da Dio nella natura umana e nella finalità specificamente umana dei suoi atti. In questo modo viene negato il linguaggio interpersonale dell’amore e gravemente compromesso, mediante un disordine oggettivo, il dialogo autentico di vita disposto dal Creatore e Redentore del genere umano. Essendo la dottrina della Chiesa cattolica ben conosciuta dall’opinione pubblica, non è necessario tornarvi in questa sede[3]. La dimensione sociale del problema richiede tuttavia uno sforzo supplementare di riflessione per mostrare, specialmente a coloro che detengono responsabilità pubbliche, la non auspicabilità di elevare queste situazioni private al rango di pubblico interesse. Con il pretesto di regolamentare un quadro di convivenza sociale e giuridica, si cerca di giustificare il riconoscimento istituzionale delle unioni di fatto, che diventano istituzioni sanzionate a livello legislativo da diritti e da doveri, a detrimento della famiglia fondata sul matrimonio. Le unioni di fatto vengono poste così ad un livello giuridico simile a quello del matrimonio. Una tale convivenza viene qualificata pubblicamente di “bene”, elevandola ad una condizione simile, o perfino equiparandola al matrimonio, a pregiudizio della verità e della giustizia. In questo modo, si contribuisce fortemente al deterioramento di questa istituzione naturale, assolutamente vitale, fondamentale e necessaria all’insieme del corpo sociale, che è il matrimonio.

Elementi costitutivi delle unioni di fatto

(4) Le unioni di fatto non hanno tutte la stessa portata sociale né le stesse motivazioni. Quando si cerca di determinare le loro caratteristiche positive, oltre ai loro punti comuni negativi che consistono nel rimandare, ignorare o rifiutare l’unione matrimoniale, risaltano alcuni elementi. Anzitutto, il carattere puramente pratico (fattuale) di un tale rapporto. È opportuno precisare che esso suppone una coabitazione accompagnata da una relazione sessuale (il che le distingue da altri tipi di convivenza) e da una relativa tendenza alla stabilità (che le distingue dai legami con coabitazioni sporadiche o occasionali). Le unioni di fatto non comportano diritti e doveri matrimoniali, né pretendono una stabilità basata sul vincolo matrimoniale. Si distinguono per la ferma rivendicazione di non implicare alcun vincolo. L’instabilità costante, dovuta alla possibilità di interrompere la vita in comune è, di conseguenza, caratteristica delle unioni di fatto. Esiste anche un certo “impegno”, più o meno esplicito, di “fedeltà” reciproca, per così dire, fintanto che dura la relazione.

(5) Alcune unioni di fatto sono chiaramente la conseguenza di una scelta ben precisa. L’unione di fatto “ad esperimento” è frequente tra coloro che progettano di sposarsi nel futuro, ma che condizionano il loro matrimonio all’esperienza di un’unione senza vincolo matrimoniale. Essa costituisce in qualche modo una “tappa condizionata” al matrimonio, paragonabile al matrimonio “per esperimento”[4], però, a differenza di questo, aspira ad un certo riconoscimento sociale.

Alcune persone che convivono giustificano la loro scelta con motivi economici o per evitare difficoltà legali. Molte volte i veri motivi sono più profondi. Non è raro che questo genere di pretesti nasconda una mentalità che valorizza poco la sessualità. È una mentalità che porta l’impronta del pragmatismo, dell’edonismo e di una concezione dell’amore senza alcuna responsabilità. Permette di evitare l’impegno di stabilità, le responsabilità, i diritti e i doveri, inerenti all’amore coniugale autentico.

In altri casi, le unioni di fatto vengono stabilite tra persone divorziate. Rappresentano allora un’alternativa al matrimonio. Con la legislazione divorzista il matrimonio tende spesso a perdere la propria identità nella coscienza individuale. A questo proposito bisogna sottolineare che la sfiducia verso l’istituzione matrimoniale nasce a volte dall’esperienza negativa e traumatica di un divorzio precedente, o dal divorzio dei propri genitori. Questo preoccupante fenomeno comincia ad essere socialmente rilevante nei paesi economicamente sviluppati.

Non è raro che le persone che convivono in una unione di fatto rifiutino esplicitamente il matrimonio per motivi ideologici. Si tratta allora della scelta di un’alternativa, di un modo ben preciso di vivere la propria sessualità. Queste persone considerano il matrimonio inaccettabile, contrario alla propria ideologia, una “violenza inammissibile al loro benessere personale” o perfino la “tomba dell’amore selvaggio”, espressioni queste che denotano un’errata conoscenza della vera natura dell’amore umano, della sua oblatività, nobiltà e bellezza nella costanza e nella fedeltà dei rapporti umani.

(6) Tuttavia non sempre le unioni di fatto sono il risultato di una chiara scelta positiva: a volte le persone che convivono in queste unioni mostrano di tollerare o subire questa situazione. In alcuni paesi, la maggior parte delle unioni di fatto è dovuta ad una disaffezione al matrimonio, non per motivi ideologici, bensì per l’assenza di una formazione adeguata alla responsabilità, prodotta della situazione di povertà e di emarginazione dell’ambiente in cui vivono. La mancanza di fiducia nel matrimonio, può essere ugualmente dovuta a condizionamenti familiari, soprattutto nel Terzo Mondo. Inoltre le situazioni di ingiustizia e le strutture di peccato rappresentano un fattore non trascurabile, di cui bisogna tenere conto. La predominanza culturale di atteggiamenti machisti o razzisti contribuisce ad aggravare notevolmente queste situazioni di difficoltà.

In questo contesto non è raro trovare unioni di fatto in cui sia espressa, fin dall’inizio, un volontà di convivenza, in principio autentica, in cui i conviventi si considerano uniti come se fossero marito e moglie, e si sforzano di assolvere obblighi simili a quelli del matrimonio[5]. La povertà, risultato spesso di squilibri nell’ordine economico mondiale, e le lacune strutturali in materia di istruzione, rappresentano per loro gravi ostacoli alla formazione di una vera famiglia.

Altrove, è più frequente che ci sia coabitazione (per periodi di tempo più o meno lunghi) fino al concepimento o alla nascita del primo figlio. Questi costumi corrispondono a pratiche ancestrali e tradizionali, particolarmente forti in certe regioni dell’Africa e dell’Asia, legate a quello che viene chiamato “matrimonio a tappe”. Sono pratiche contrarie alla dignità umana, difficili da sradicare, e che configurano un deterioramento negativo, con una problematica sociale caratteristica e ben definita. Questo tipo di unioni non deve essere classificato tra le unioni di fatto di cui ci occupiamo qui (che si manifestano al di fuori di un’antropologia culturale di tipo tradizionale) e rappresentano una sfida per l’inculturazione della fede nel terzo millennio dell’era cristiana.

La complessità e la diversità della problematica delle unioni di fatto, appaiono chiaramente se si considera, ad esempio, che a volte la loro causa più immediata può corrispondere a motivi assistenziali. È il caso, ad esempio, nei sistemi più sviluppati, di persone in età avanzata che stabiliscono relazioni solo di fatto per paura che il matrimonio comporti maggiori carichi fiscali o la perdita della pensione.

I motivi personali e il fattore culturale

(7) E’ importante interrogarsi sui motivi profondi che, nella società contemporanea, sono all’origine della crisi del matrimonio, tanto nella sua dimensione religiosa quanto in quella civile, e delle iniziative per ottenere il riconoscimento delle unioni di fatto e la loro equiparazione. In questo modo, situazioni instabili che si definiscono più per il loro aspetto negativo (l’omissione del vincolo matrimoniale), che per quello positivo, sembrano collocate ad un livello simile a quello del matrimonio. Effettivamente, tutte queste situazioni si consolidano in forme diverse di relazione, ma tutte sono in contrasto con una vera e totale donazione reciproca, stabile e socialmente riconosciuta. La complessità dei motivi di ordine economico, sociologico e psicologico, iscritti in un contesto di privatizzazione dell’amore e di soppressione del carattere istituzionale del matrimonio, suggerisce l’opportunità di esaminare più approfonditamente la prospettiva ideologica e culturale a partire dalla quale si è andato progressivamente sviluppando ed affermando il fenomeno delle unioni di fatto, così come lo conosciamo oggi.

La progressiva diminuzione del numero dei matrimoni e delle famiglie riconosciute come tali dalla legge di diversi Stati, e l’aumento in alcuni paesi del numero di coppie non sposate conviventi, non possono essere sufficientemente spiegati da un movimento culturale isolato e spontaneo, bensì rispondono a cambiamenti storici intervenuti nelle società contemporanee, in questo momento culturale che alcuni autori chiamano “post-moderno”. È certo che la minore incidenza del mondo agricolo, lo sviluppo del settore terziario dell’economia, l’aumento della durata media di vita, l’instabilità dell’impiego e delle relazioni personali, la riduzione del numero dei membri della famiglia che vivono sotto lo stesso tetto, la globalizzazione dei fenomeni sociali ed economici, hanno avuto come risultato una maggiore instabilità della famiglia ed hanno favorito un ideale di famiglia meno numeroso. Ma basta questo a spiegare la situazione attuale del matrimonio? L’istituzione matrimoniale conosce una crisi meno forte laddove le tradizioni familiari sono più forti.

(8) In questo processo che potremmo denominare di graduale destrutturazione culturale e umana dell’istituzione matrimoniale, non deve essere sottovalutata la diffusione di una certa ideologia di “gender”. L’essere uomo o donna non sarebbe determinato fondamentalmente dal sesso, bensì dalla cultura. Tale ideologia attacca le fondamenta della famiglia e delle relazioni interpersonali. Occorre fare alcune considerazioni al riguardo, data l’importanza di questa ideologia nella cultura contemporanea, e la sua influenza sul fenomeno delle unioni di fatto.

Nella dinamica integrativa della personalità umana, un fattore molto importante è quello dell’identità. Durante l’infanzia e l’adolescenza, la persona acquisisce progressivamente coscienza del proprio “io”, della propria identità. Tale coscienza della propria identità si iscrive in un processo di riconoscimento di sé e, di conseguenza, della propria dimensione sessuale. È pertanto una coscienza di identità e di differenza. Gli esperti sono soliti distinguere tra identità sessuale (cioè la coscienza di identità psico-biologica del proprio sesso, e della differenza rispetto all’altro sesso) e identità di genere (cioè la coscienza dell’identità psico-sociale e culturale del ruolo che le persone di un determinato sesso svolgono nella società). In un processo di integrazione armonico e corretto, l’identità sessuale e di genere si complementano, poiché le persone vivono in società in modo concorde ai modelli culturali corrispondenti al proprio sesso. La categoria di identità sessuale di genere (“gender”) è pertanto d’ordine psico-sociale e culturale. Essa corrisponde armonicamente all’identità sessuale, d’ordine psico-biologico, quando l’integrazione della personalità si accompagna al riconoscimento della pienezza della verità interiore della persona, unità d’anima e corpo.

Nel decennio 1960-70, si sono affermate alcune teorie (che oggi gli esperti qualificano generalmente come “costruzioniste”) secondo le quali l’identità sessuale di genere (“gender”) sarebbe non solo il prodotto dell’interazione tra la comunità e l’individuo, ma anche indipendente dall’identità sessuale personale. In altri termini, nella società i generi maschile e femminile sarebbero esclusivamente il prodotto di fattori sociali, senza alcuna relazione con la dimensione sessuale della persona. In questo modo, ogni azione sessuale sarebbe giustificabile, inclusa l’omosessualità, e spetterebbe alla società cambiare per fare posto, oltre a quello maschile e femminile, ad altri generi nella configurazione della vita sociale[6].

L’ideologia di “gender” ha trovato nell’antropologia individualista del neo-liberalismo radicale un ambiente favorevole[7]. La rivendicazione di uno statuto analogo, per il matrimonio e per le unioni di fatto (incluse quelle omosessuali) è oggi generalmente giustificato facendo ricorso a categorie e termini derivanti dall’ideologia di “gender”[8]. Esiste così una certa tendenza a designare come “famiglia” ogni tipo di unioni consensuali, ignorando la naturale inclinazione della libertà umana alla donazione reciproca, e le sue caratteristiche essenziali, che sono la base di questo bene comune dell’umanità che è l’istituzione matrimoniale.

II – La famiglia fondata sul matrimonio e le unioni di fatto

Famiglia, vita e unione di fatto

(9) Occorre comprendere le differenze sostanziali tra matrimonio e unioni di fatto. È qui che si radica la differenza tra la famiglia d’origine matrimoniale e la comunità originata da un’unione di fatto. La comunità familiare nasce dal patto d’alleanza dei coniugi. Il matrimonio che sorge da questo patto d’amore coniugale non è una creazione del potere pubblico, bensì un’istituzione naturale e originaria che lo precede. Nelle unioni di fatto, al contrario, si mette in comune l’affetto reciproco, ma allo stesso tempo manca quel vincolo coniugale di natura pubblica e originaria che fonda la famiglia. Famiglia e vita formano una unità che deve essere protetta dalla società, in quanto si tratta del nucleo vivente della successione (procreazione e educazione) delle generazioni umane.

Nelle società aperte e democratiche di oggi, lo Stato e i poteri pubblici non devono istituzionalizzare le unioni di fatto, accordando loro uno statuto simile a quello del matrimonio e della famiglia. Tanto meno equipararle alla famiglia fondata sul matrimonio. Si tratterebbe di un uso arbitrario del potere che non contribuirebbe al bene comune, poiché la natura originaria del matrimonio e della famiglia precede e supera, in maniera assoluta e radicale, il potere sovrano dello Stato. Una prospettiva serenamente distante dall’aspetto arbitrario o demagogico, invita a riflettere molto seriamente, all’interno alle diverse comunità politiche, sulle differenze essenziali tra l’apporto vitale e necessario al bene comune della famiglia fondata sul matrimonio e l’altra realtà delle semplici convivenze affettive. Non sembra ragionevole sostenere che le funzioni vitali delle comunità familiari centrate sull’istituzione matrimoniale stabile e monogamica possano essere svolte in forma massiva, stabile e permanente, dalle unioni basate unicamente su relazioni affettive. Come fattore essenziale di esistenza, stabilità e pace, la famiglia fondata sul matrimonio deve essere attentamente protetta e promossa in una visione più ampia che tenga conto dell’avvenire e dell’interesse comune della società.

(10) L’uguaglianza di fronte alla legge deve rispettare il principio di giustizia, che esige che si tratti ciò che è uguale come uguale, e ciò che è diverso come diverso; cioè che ciascuno abbia ciò che gli è dovuto in giustizia. Questo principio di giustizia si infrangerebbe se si desse alle unioni di fatto un trattamento giuridico simile o equivalente a quello spettante alla famiglia fondata sul matrimonio. Se la famiglia matrimoniale e le unioni di fatto non sono simili né equivalenti nei loro doveri, funzioni e servizi alla società, non possono neanche essere simili né equivalenti nello status giuridico.

Il pretesto addotto da coloro che premono per il riconoscimento delle unioni di fatto (cioè la “non discriminazione”), comporta una vera discriminazione della famiglia matrimoniale, che sarebbe posta su un piano di uguaglianza con tutte le altre forme di convivenza, senza tenere assolutamente conto dell’esistenza o meno di un impegno di fedeltà reciproca e di generazione-educazione dei figli. La tendenza attuale di alcune comunità politiche a discriminare il matrimonio riconoscendo alle unioni di fatto uno statuto istituzionale simile o equivalente a quello del matrimonio e della famiglia o perfino equiparandolo, è un grave segno di deterioramento della coscienza morale sociale, di “pensiero debole” di fronte al bene comune, quando non si tratta di una vera e propria imposizione ideologica esercitata da gruppi di pressione influenti.

(11) Occorre tenere ben presente, nello stesso ordine di principi, la distinzione tra interesse pubblico e interesse privato. Nel primo caso, la società e i poteri pubblici hanno il dovere di proteggerlo e promuoverlo. Nel secondo caso, lo Stato deve limitarsi a garantire la libertà. Dove l’interesse è pubblico, interviene il diritto pubblico. E ciò che risponde a interessi privati, deve essere rimesso, al contrario, all’ambito privato. Il matrimonio e la famiglia rivestono un interesse pubblico e sono il nucleo fondamentale della società e dello Stato; come tali, devono essere riconosciuti e protetti. Due o più persone possono decidere di vivere insieme, con o senza relazione sessuale, però questa convivenza o coabitazione non riveste per questo interesse pubblico. I poteri pubblici possono evitare di intromettersi in questa scelta, che ha carattere privato. Le unioni di fatto sono la conseguenza di comportamenti privati e su questo piano privato dovrebbero restare. Il loro riconoscimento pubblico o la loro equiparazione al matrimonio, con la conseguente elevazione degli interessi privati al rango di interessi pubblici, sarebbero pregiudizievoli per la famiglia fondata sul matrimonio. Nel matrimonio, l’uomo e la donna costituiscono tra di loro un’alleanza di tutta la vita, ordinata, per sua stessa natura, al bene dei coniugi, alla generazione e all’educazione della prole. A differenza delle unioni di fatto, nel matrimonio si assumono pubblicamente e formalmente impegni e responsabilità di rilevanza per la società, esigibili nell’ambito giuridico.

Le unioni di fatto e il patto coniugale

(12) La valorizzazione delle unioni di fatto presenta anche una dimensione soggettiva. Siamo di fronte a persone concrete, con una visione propria della vita, con la loro intenzionalità, in una parola, con la loro “storia”. Dobbiamo considerare la realtà esistenziale della libertà individuale di scelta e della dignità delle persone, che possono sbagliare. Però nell’unione di fatto, la pretesa di riconoscimento pubblico non riguarda solo l’ambito individuale delle libertà. È opportuno pertanto affrontare questo problema dal punto di vista dell’etica sociale: l’individuo umano è una persona e pertanto un essere sociale; l’essere umano non è meno sociale che razionale[9].

Le persone si possono incontrare nel dialogo e riferirsi a valori condivisi e ad esigenze comuni per ciò che riguarda il bene comune. In questo campo, il riferimento universale, il criterio non può essere altro che quello della verità sul bene umano, una verità oggettiva, trascendente e uguale per tutti. Raggiungere questa verità e rimanervici è condizione di libertà e di maturità personale, vero scopo di una convivenza sociale ordinata e feconda. L’attenzione esclusiva al soggetto, all’individuo, alle sue intenzioni e alle sue scelte, senza il minimo riferimento a una loro dimensione sociale e oggettiva, orientata al bene comune, è il risultato di un individualismo arbitrario e inaccettabile, cieco ai valori oggettivi, contrario alla dignità della persona e nocivo per l’ordine sociale. “Occorre dunque promuovere una riflessione che aiuti non solo i credenti, ma tutti gli uomini di buona volontà, a riscoprire il valore del matrimonio e della famiglia. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica si legge: La famiglia è la cellula originaria della vita sociale. È la società naturale in cui l’uomo e la donna sono chiamati al dono di sé nell’amore e nel dono della vita. L’autorità, la stabilità e la vita di relazione in seno alla famiglia costituiscono i fondamenti della libertà, della sicurezza, della fraternità nell’ambito della società.[10]Alla riscoperta della famiglia può arrivare la stessa ragione, ascoltando la legge morale inscritta nel cuore umano. Comunità fondata e vivificata dall’amore,[11]la famiglia trae la sua forza dall’alleanza definitiva di amore con cui un uomo e una donna si donano reciprocamente, diventando sempre collaboratori di Dio nel dono della vita”[12].

Il Concilio Vaticano II segnala che il cosiddetto amore libero (“amore sic dicto libero”) [13]costituisce un fattore disgregante e distruttore del matrimonio, mancando dell’elemento costitutivo dell’amore coniugale, che si fonda sul consenso personale e irrevocabile mediante il quale gli sposi si donano e si ricevono reciprocamente, dando origine in questo modo a un vincolo giuridico e a un’unità suggellata da una dimensione pubblica di giustizia. Ciò che il Concilio qualifica come amore “libero”, contrapponendolo al vero amore coniugale, era allora – ed è ora – il germe che genera le unioni di fatto. In seguito, con la rapidità con cui si producono oggi i cambiamenti socio-culturali, ha fatto ugualmente sorgere il progetto attuale di conferire uno status pubblico a queste unioni di fatto.

(13) Come qualsiasi altro problema umano, anche quello delle unioni di fatto deve essere affrontato da un punto di vista razionale, più precisamente dal punto di vista della “recta ratio”[14]. Con questa espressione dell’etica classica si vuole indicare che la lettura della realtà e il giudizio della ragione devono essere oggettivi, liberi da ogni condizionamento quali l’emotività disordinata, la debolezza di fronte a situazioni penose che inclinano a una compassione superficiale, o eventuali pregiudizi ideologici, pressioni sociali o culturali, influenza di gruppi di pressione o partici politici. Certamente il cristiano ha una visione del matrimonio e della famiglia il cui fondamento antropologico e teologico affonda le sue radici, in maniera armonica, nella verità che procede dalla Sacra Scrittura, dalla Sacra Tradizione e dal Magistero della Chiesa[15]. Ma la luce della fede insegna che la realtà del sacramento matrimoniale non è posteriore o estrinseca, come una semplice aggiunta “sacramentale” esterna all’amore dei coniugi, bensì che al contrario è la realtà naturale dell’amore coniugale assunta da Cristo come segno e mezzo di salvezza nell’ordine della Nuova Alleanza. Il problema delle unioni di fatto, di conseguenza, può e deve essere affrontato a partire dalla “recta ratio”. Non è tanto una questione di fede cristiana quanto di razionalità. La tendenza a contrapporre su questo punto un “pensiero cattolico” confessionale a un “pensiero laico” è un errore[16].

III – Le unioni di fatto nell’insieme della società

Dimensione sociale e politica del problema dell’equiparazione

(14) Taluni influssi culturali radicali (come l’ideologia del “gender” di cui abbiamo trattato precedentemente), hanno come conseguenza il deterioramento dell’istituzione familiare. “Preoccupante è l’attacco diretto all’istituto familiare che si sta sviluppando sia a livello culturale che nell’ambito politico, legislativo e amministrativo … E’ chiara la tendenza a equiparare alla famiglia altre e ben diverse forme di convivenza, prescindendo da fondamentali considerazioni di ordine etico e antropologico”[17].È prioritario, pertanto, definire l’identità propria della famiglia. Questa identità comporta la stabilità del rapporto coniugale tra uomo e donna, considerata come un valore e un’esigenza, e che trova espressione e conferma nella prospettiva di procreare e di educare la prole, a beneficio dell’intero tessuto sociale. La stabilità coniugale e familiare non si fonda unicamente sulla buona volontà dei singoli, bensì riveste un carattere istituzionale in ragione del riconoscimento pubblico, da parte dello Stato, della scelta di vita coniugale. Il riconoscimento, la difesa e la promozione di detta stabilità risponde all’interesse generale, e in particolare a quello dei più deboli, cioè, dei figli.

(15) Un altro rischio in cui si può incorrere nell’esame delle implicazioni sociali del problema in questione, è quello della banalizzazione. Alcuni sostengono che il riconoscimento e l’equiparazione delle unioni di fatto non dovrebbero preoccupare eccessivamente visto che il loro numero è relativamente ristretto. Piuttosto si dovrebbe concludere, in questo caso, il contrario, visto che una considerazione quantitativa del problema dovrebbe condurre a mettere in dubbio l’interesse a porre il problema delle unioni di fatto come un problema di grande portata, tanto più che si presta un’attenzione appena sufficiente al grave problema (del presente e del futuro) della protezione del matrimonio e della famiglia attraverso politiche familiari appropriate che abbiano un’incidenza reale sulla vita sociale. L’esaltazione indifferenziata della libertà di scelta degli individui, senza alcun riferimento a un ordine di valori di importanza sociale, obbedisce a una concezione completamente individualista e privatizzata del matrimonio e della famiglia, cieca alla loro dimensione sociale oggettiva. Non bisogna dimenticare che la procreazione è il principio “genetico” della società, e che l’educazione dei figli è luogo primordiale di trasmissione e di coltura del tessuto sociale, il nucleo essenziale della sua configurazione strutturale.

Il riconoscimento e l’equiparazione delle unioni di fatto discriminano il matrimonio

(16) Accordando un riconoscimento pubblico alle unioni di fatto, si crea un quadro giuridico asimmetrico: mentre la società assume obblighi rispetto ai conviventi delle unioni di fatto, questi non assumono verso la stessa gli obblighi propri del matrimonio. L’equiparazione aggrava questa situazione poiché privilegia le unioni di fatto rispetto al matrimonio, esonerandole dai doveri essenziali verso la società. Si accetta così una dissociazione paradossale che si traduce in pregiudizio per l’istituzione familiare. Per quanto riguarda le recenti proposte legislative di equiparare le unioni di fatto, incluso quelle omosessuali, alla famiglia (occorre tener presente che il loro riconoscimento giuridico è il primo passo verso la loro equiparazione), è opportuno ricordare ai parlamentari che essi hanno una seria responsabilità di opporvisi, poiché “i legislatori, e in modo particolare i parlamentari cattolici, non dovrebbero favorire con il loro voto questo tipo di legislazione poiché contraria al bene comune e alla verità dell’uomo e quindi veramente iniqua”[18]. Tali iniziative legali presentano tutte le caratteristiche di non conformità alla legge naturale che le rendono incompatibili con la dignità di legge. Come dice Sant’Agostino “Non videtur esse lex, quae iusta non fuerit”[19]. Occorre riconoscere un fondamento ultimo all’ordinamento giuridico[20]. Non si tratta, pertanto, di pretendere di imporre un determinato “modello” di comportamento all’insieme della società, ma che sia riconosciuto, nell’ordinamento legale, il contributo imprescindibile apportato al bene comune della famiglia fondata sul matrimonio. Laddove la famiglia è in crisi, la società vacilla.

(17) La famiglia ha diritto ad essere protetta e sostenuta dalla società, come riconoscono numerose Costituzioni vigenti in tutto il mondo[21]. È un riconoscimento, in giustizia, della funzione essenziale che la famiglia fondata sul matrimonio svolge per la società. A questo diritto originario della famiglia corrisponde , da parte della società, un dovere non solo morale, ma anche civile. Il diritto della famiglia fondata sul matrimonio ad essere protetta e sostenuta dalla società e dallo Stato deve essere iscritto nella legge. Si tratta di un punto che riguarda il bene comune. Sulla base di un’argomentazione limpida, San Tommaso d’Aquino rifiuta l’idea che la legge morale e la legge civile possano trovarsi in opposizione: esse sono distinte, ma non opposte; si distinguono, ma non si dissociano; tra di loro non c’è univocità, ma neanche contraddizione[22]. Come afferma Giovanni Paolo II, “è importante che quanti sono chiamati a condurre i destini delle nazioni riconoscano ed affermino l’istituzione matrimoniale; in effetti, il matrimonio possiede uno statuto giuridico specifico che riconosce diritti e doveri da parte dei coniugi, l’uno verso l’altro e nei confronti dei figli; il ruolo delle famiglie nella società, della quale assicurano la continuità, è primordiale. La famiglia favorisce la socializzazione dei giovani e contribuisce ad arginare i fenomeni di violenza, mediante la trasmissione dei valori, così come attraverso l’esperienza della fraternità e della solidarietà che permette di vivere ogni giorno. Nella ricerca di soluzioni legittime per la società moderna, essa non può essere messa sullo stesso piano di semplici associazioni o unioni, e queste ultime non possono beneficiare di diritti particolari, legati esclusivamente alla tutela dell’impegno coniugale e della famiglia, fondata sul matrimonio, come comunità di vita e di amore stabile, frutto del dono totale e fedele dei coniugi, aperta alla vita”[23].

(18) I responsabili politici devono prendere coscienza della gravità del problema. In Occidente, l’attuale azione politica tende, con una certa frequenza, a privilegiare in generale gli aspetti pragmatici e la cosiddetta “politica degli equilibri” su punti concreti evitando di entrare nella discussione dei principi che rischierebbe di pregiudicare difficili e precari compromessi tra partiti, alleanze o coalizioni. Detti equilibri però non dovrebbero essere fondati piuttosto sulla chiarezza dei principi, il rispetto dei valori essenziali, la chiarezza dei postulati fondamentali? “Se non esiste nessuna verità ultima la quale guida ed orienta l’azione politica, allora le idee e le convinzioni possono esser facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia”[24]. La funzione legislativa corrisponde alla responsabilità politica; spetta dunque ai responsabili politici di vegliare (non solo al livello dei principi bensì anche delle applicazioni) al fine di evitare un deterioramento, di gravi conseguenze presenti e future, del rapporto legge morale-legge civile e difendere il valore educativo-culturale dell’ordinamento giuridico[25]. La maniera più efficace di difendere l’interesse pubblico non consiste in concessioni demogogiche ai gruppi di pressione che cercano di promuovere le unioni di fatto, bensì nella promozione energica e sistematica di politiche familiari organiche che intendano la famiglia fondata sul matrimonio come il centro e il motore della politica sociale, e che coprano l’ampio ventaglio dei diritti della famiglia[26]. A questa questione la Santa Sede ha dedicato spazio nella Carta dei Diritti della Famiglia[27], superando una concezione meramente assistenzialista dello Stato.

Fondamenti antropologici della differenza tra matrimonio e “unioni di fatto”

(19) Il matrimonio si fonda dunque su alcuni presupposti antropologici ben definiti, che lo distinguono da altri tipi di unione e che – al di là del campo dell’azione concreta, del “fattuale” – lo ancorano nell’essere personale della donna e dell’uomo.

Tra questi presupposti troviamo: l’uguaglianza della donna e dell’uomo, in quanto “ambedue, ugualmente, sono persone”[28](benché in modo diverso); il carattere complementare di entrambi i sessi[29]dal quale nasce la naturale inclinazione tra di loro e li porta a generare i figli; la possibilità dell’amore per l’altro proprio perché sessualmente diverso e complementare, di modo che “questo amore è espresso e reso perfetto in maniera tutta particolare dall’esercizio degli atti che sono propri del matrimonio”[30]; la possibilità – che ha la libertà – di stabilire una relazione stabile e definitiva, cioè, dovuta in giustizia[31]; e infine, la dimensione sociale della condizione coniugale e familiare che costituisce il primo luogo di educazione e di apertura alla società attraverso le relazioni parentali (che contribuiscono a configurare l’identità della persona umana)[32].

(20) Se si accetta la possibilità di un amore specifico tra l’uomo e la donna, è evidente che questo amore inclini (per sua stessa natura) a una certa intimità ed esclusività, a generare la prole e a formulare un progetto comune di vita. Quando si vuole questo, e lo si vuole in manieria tale che si dà all’altro la facoltà di esigerlo, allora si può parlare di vera donazione e accettazione reciproca tra la donna e l’uomo, che crea la comunione coniugale. Nella comunione coniugale c’è una donazione e un’accettazione reciproche della persona umana. “Pertanto l’amor coniugalis non è solo né soprattutto sentimento; è invece essenzialmente un impegno verso l’altra persona, impegno che si assume con un preciso atto di volontà. Proprio questo qualifica tale amor rendendolo coniugalis. Una volta dato ed accettato l’impegno per mezzo del consenso, l’amore diviene coniugale e mai perde questo carattere”[33]. Questo, nella tradizione storica cristiana dell’occidente, viene chiamato matrimonio.

(21) Si tratta pertanto di un progetto comune stabile che nasce dalla donazione libera e totale dell’amore coniugale fecondo, come una cosa dovuta in giustizia. La dimensione di giustizia, trattandosi di un’istituzione sociale originaria (e che dà origine alla società), è inerente alla coniugalità stessa: “liberi essi sono di celebrare il matrimonio, dopo essersi vicendevolmente scelti in modo altrettanto libero, ma nel momento in cui pongono questo atto essi instaurano uno stato personale in cui l’amore diviene qualcosa di dovuto, con valenza di carattere anche giuridico”[34]. Possono esistere altri modi di vivere la sessualità – anche contro le tendenze naturali – altre forme di convivenza in comune, altre relazioni di amicizia – basate o meno sulla differenziazione sessuale – altri mezzi per mettere al mondo dei figli. Ma la famiglia fondata sul matrimonio ha come aspetto distintivo quello di essere la sola istituzione che comprenda tutti gli elementi citati, simultaneamente e dall’origine.

(22) E’ necessario, dunque, sottolineare la gravità e il carattere insostituibile di alcuni principi antropologici relativi al rapporto uomo-donna, fondamentali per la convivenza umana e ancor più per la salvaguardia della dignità di ogni persona. Il nucleo centrale e l’elemento essenziale di questi principi è l’amore coniugale tra due persone di pari dignità, ma distinte e complementari nella loro sessualità. È la natura del matrimonio come realtà naturale e umana ad essere in gioco, ed è il bene dell’intera società ad essere in causa. “Come tutti sanno, oggi non si mettono in discussione soltanto le proprietà e le finalità del matrimonio, ma il valore e l’utilità stessa dell’istituto. Pur escludendo indebite generalizzazioni, non è possibile ignorare, al riguardo, il fenomeno crescente delle semplici unioni di fatto (cfr. Familiaris consortio, n. 18) e le insistenti campagne d’opinione volte ad ottenere dignità coniugale ad unioni anche fra persone appartenenti allo stesso sesso”[35].

Si tratta di un principio basilare: per essere amore coniugale vero e libero, l’amore deve essere trasformato in un amore dovuto in giustizia, mediante l’atto liberamente scelto del consenso matrimoniale. “Alla luce di questi principi può essere stabilita e compresa l’essenziale differenza esistente fra una mera unione di fatto – che pur si pretenda originata da amore – e il matrimonio, in cui l’amore si traduce in impegno non soltanto morale, ma rigorosamente giuridico. Il vincolo, che reciprocamente s’assume, sviluppa di rimando un’efficacia corroborante nei confronti dell’amore da cui nasce, favorendone il perdurare a vantaggio del coniuge, della prole e della stessa società”[36].

In effetti, il matrimonio – che fonda la famiglia – non è un “modo di vivere la sessualità in coppia”: se fosse solo questo, si tratterebbe di una modalità in più tra le varie possibili[37]. Non è neanche la semplice espressione di un amore sentimentale tra due persone: questa caratteristica è attribuita all’amore in generale nel quadro di un’amicizia. Il matrimonio è più di questo: è unione tra una donna e un uomo, in quanto tali, nella totalità del loro essere maschile e femminile. Se questa unione può essere stabilita soltanto mediante un atto di libera volontà dei contraenti, il suo contenuto specifico è determinato dalla struttura dell’essere umano, donna e uomo, e cioè donazione reciproca e trasmissione della vita. Questo dono di sé in tutta la dimensione complementare della donna e dell’uomo, con la volontà di doversi l’uno all’altro in giustizia, si chiama coniugalità e i contraenti si costituiscono quindi in coniugi:“questa comunione coniugale affonda le sue radici nella naturale complementarietà che esiste tra l’uomo e la donna, e si alimenta mediante la volontà personale degli sposi di condividere l’intero progetto di vita, ciò che hanno e ciò che sono: perciò la comunione è il frutto e il segno di una esigenza profondamente umana”[38].

Gravità maggiore dell’equiparazione del matrimonio alle relazioni omosessuali

(23) La verità sull’amore coniugale permette di meglio comprendere le gravi conseguenze sociali che l’istituzionalizzazione dei rapporti omosessuali presenterebbe: “si rivela anche quanto sia incongrua la pretesa di attribuire una realtà coniugale all’unione fra persone dello stesso sesso. Vi si oppone, innanzitutto, l’oggettiva impossibilità di far fruttificare il connubio mediante la trasmissione della vita, secondo il progetto inscritto da Dio nella stessa struttura dell’essere umano. È di ostacolo, inoltre, l’assenza dei presupposti per quella complementarità interpersonale che il Creatore ha voluto, tanto sul piano fisico-biologico quanto su quello eminentemente psicologico, tra il maschio e la femmina”[39]. Il matrimonio non può essere ridotto a una condizione simile a quella di un rapporto omosessuale; ciò è contrario al senso comune[40]. Nel caso delle relazioni omosessuali che rivendicano di essere considerate unioni di fatto, le conseguenze morali e giuridiche presenterebbero una rilevanza particolare[41]. “Le ‘unioni di fatto’ tra omosessuali costituiscono d’altra parte una deplorevole distorsione di ciò che dovrebbe essere una comunione di amore e di vita tra un uomo e una donna, in una donazione reciproca aperta alla vita”[42]. Ancor più grave è la pretesa di equiparare tali unioni al “matrimonio legale”, come reclamano alcune iniziative recenti[43]. Per di più, le iniziative tendenti a rendere legalmente possibile l’adozione di bambini nel quadro dei rapporti omosessuali aggiungono a ciò che precede un fattore di grande pericolo[44]. “Non può costituire una vera famiglia il legame di due uomini o di due donne, e molto meno si può attribuire a questa unione il diritto di adottare bambini senza famiglia”[45]. Ricordare la trascendenza sociale della verità sull’amore coniugale e sottolineare, di conseguenza, che il riconoscimento o l’equiparazione del matrimonio ai rapporti omosessuali, sarebbe un grave errore, non vuol dire discriminare, in alcun modo, queste persone. È lo stesso bene comune della società ad esigere che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l’unione matrimoniale come base della famiglia, che sarebbe, invece, pregiudicata[46].

IV – Giustizia e bene sociale della famiglia

La famiglia, bene sociale da difendere in giustizia

(24) Il matrimonio e la famiglia rappresentano un bene sociale di prim’ordine: “La famiglia esprime sempre una nuova dimensione del bene per gli uomini, e per questo genera una nuova responsabilità. Si tratta della responsabilità per quel singolare bene comune nel quale è racchiuso il bene dell’uomo: di ogni membro della comunità familiare; un bene certamente ‘difficile’ (bonum arduum), ma affascinante”[47]. È vero che, di fatto, non tutti i coniugi né tutte le famiglie sviluppano tutto il bene personale e sociale possibile[48]. Spetta allora alla società intervenire mettendo a loro disposizione nel modo più accessibile i mezzi necessari per facilitare lo sviluppo dei valori a loro propri, poiché “occorre davvero fare ogni sforzo, perché la famiglia sia riconosciuta come società primordiale e, in un certo senso, ‘sovrana’! La sua ‘sovranità’ è indispensabile per il bene della società”[49].

Valori sociali oggettivi da promuovere

(25) Inteso in questo modo, il matrimonio e la famiglia costituiscono un bene per la società perché proteggono un bene prezioso per gli stessi coniugi. In effetti “la famiglia, società naturale, esiste anteriormente allo Stato e a qualsiasi altra comunità e possiede diritti propri, che sono inalienabili”[50]. Da una parte, la dimensione sociale della condizione di coniuge implica un principio di sicurezza giuridica: il fatto di divenire coniuge appartiene all’essere – e non soltanto all’agire -, la dignità di questo nuovo segno di identità personale deve essere oggetto di un riconoscimento pubblico, e il bene che costituisce per la società deve essere stimato nel suo giusto valore[51]. È evidente che il buon ordine della società è facilitato quando il matrimonio e la famiglia si presentano come ciò che realmente sono: una realtà stabile[52]. Inoltre, l’integralità della donazione dell’uomo e della donna nella loro potenziale paternità e maternità, e l’unione che ne deriva – anch’essa esclusiva e permanente – tra genitori e figli, esprimono una fiducia incondizionata che si traduce in forza e arricchimento per tutti[53].

(26) Da una parte, la dignità della persona umana esige che essa nasca da genitori uniti in matrimonio; dall’unione intima, totale, mutua e permamente – dovuta – che deriva dalla condizione di sposi. Si tratta, pertanto, di un bene per i figli. Tale origine è l’unica capace di salvaguardare realmente il principio di identità dei figli, non soltanto dal punto di vista genetico o biologico, ma anche da quello biografico o storico[54]. D’altra parte, il matrimonio costituisce l’ambito umano e umanizzante più propizio ad accogliere i figli: quello che più facilmente garantisce una sicurezza affettiva, una maggiore unità e continuità nel processo di integrazione sociale e di educazione. “L’unione tra madre e concepito e l’insostituibile funzione del padre richiedono che il figlio sia accolto in una famiglia che gli garantisca, per quanto possibile, la presenza di entrambi i genitori. Lo specifico contributo da loro offerto alla famiglia e, attraverso di essa, alla società, è degno della più alta considerazione”[55]. Infine, la continuità ininterrotta tra coniugalità, maternità/paternità, e parentela (filiazione, fratellanza, ecc.), evita alla società i molti e gravi problemi che sorgono quando si rompe la concatenazione dei diversi elementi e ciascuno di essi viene ad agire indipendentemente dagli altri[56].

(27) Anche per gli altri membri della famiglia l’unione matrimoniale come realtà sociale è un bene. In effetti, in seno alla famiglia nata da un vincolo coniugale, non solo le nuove generazioni sono accolte e imparano a partecipare ai compiti comuni, ma anche le generazioni precedenti (nonni) hanno l’occasione di contribuire all’arricchimento comune: trasmettere le loro esperienze, sentire ancora una volta la validità del loro servizio, confermare la loro piena dignità di persone per il fatto di essere valorizzati e amati per se stessi, partecipando al dialogo intergenerazionale, spesso così fecondo. In effetti, “la famiglia è il luogo dove diverse generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente a crescere nella sapienza umana e ad armonizzare i diritti degli individui con le altre istanze della vita sociale”[57]. Allo stesso tempo, le persone della terza età possono guardare all’avvenire con fiducia e sicurezza, sapendo che saranno circondate e curate da coloro che hanno curato per lunghi anni. A questo proposito, sappiamo che, quando una famiglia assolve veramente il proprio ruolo, la qualità d’attenzione agli anziani non può essere sostituita – almeno sotto certi aspetti – da quella delle istituzioni estranee al loro ambiente, per quanto eccellenti e dotate delle attrezzature più avanzate sul piano tecnico[58].

(28) Possiamo considerare anche altri beni per l’insieme della società derivanti dalla comunione coniugale, fondamento del matrimonio e origine della famiglia. Ad esempio, il principio di identificazione del cittadino; il principio del carattere unitario della parentela – fondamento delle relazioni originarie della vita nella società – e della sua stabilità; il principio di trasmissione dei beni e dei valori culturali; il principio di sussidiarietà: la scomparsa della famiglia costringerebbe in effetti lo Stato a sostituirsi ad essa nelle funzioni che le sono proprie per natura; il principio di economia, anche in materia procedurale: poiché quando la famiglia si rompe, lo Stato deve moltiplicare i suoi interventi per risolvere direttamente dei problemi che dovrebbero restare e trovare soluzione nella sfera del privato, con costi elevati tanto sul piano psicologico quanto su quello economico. È opportuno ricordare inoltre che“la famiglia costituisce, più ancora di un mero nucleo giuridico, sociale ed economico, una comunità di amore e di solidarietà che è in modo unico adatta ad insegnare e a trasmettere valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo sviluppo e il benessere dei propri membri e della società”[59]. Infine, lungi dal contribuire ad accrescere la libertà individuale, lo smembramento della famiglia rende gli individui maggiormente vulnerabili e inermi di fronte al potere dello Stato, che da parte sua ha bisogno di una giurisdizione sempre più complessa che lo impoverisce.

La società e lo Stato devono difendere e promuovere la famiglia fondata sul matrimonio

(29) In breve, la promozione umana, sociale e materiale della famiglia fondata sul matrimonio, e la protezione giuridica degli elementi che la compongono nel suo carattere unitario, sono un bene non solo per i singoli componenti della famiglia, ma anche per la struttura e il buon funzionamento dei rapporti interpersonali, l’equilibrio dei poteri, la garanzia delle libertà, gli interessi educativi, l’identità dei cittadini e la ripartizione delle funzioni tra le diverse istituzioni sociali: “determinante e insostituibile è il ruolo della famiglia nel costruire la cultura della vita”[60]. Non bisogna dimenticare che se la crisi della famiglia è stata, in talune circostanze e sotto certi aspetti, una delle cause di un intervenzionismo accresciuto dello Stato nel campo a lei proprio, non è meno vero che in ripetute altre occasioni e sotto altri aspetti le iniziative dei legislatori hanno favorito o provocato difficoltà e perfino la rottura di numerosi matrimoni e famiglie. “L’esperienza di diverse culture attraverso la storia ha mostrato come sia necessario per la società riconoscere e difendere l’istituzione familiare (…) La società, e in particolar modo lo Stato e le Organizzazioni Internazionali, devono proteggere la famiglia con misure di carattere politico, economico, sociale e giuridico, miranti a consolidare l’unità e la stabilità della famiglia in modo che essa possa esercitare la sua specifica funzione”[61].

Oggi più che mai è necessario – per la famiglia e per la stessa società – accordare la giusta attenzione ai problemi ai quali il matrimonio e la famiglia devono far fronte attualmente, nel rispetto assoluto della loro libertà. A questo scopo, c’è bisogno di creare una legislazione che protegga i suoi elementi essenziali, senza limitare la loro libertà di decisione, in particolare per ciò che riguarda il lavoro femminile, quando è incompatibile con lo stato di sposa e di madre[62], la “cultura del successo” che impedisce a coloro che sono nella vita attiva di rendere i loro obblighi professionali compatibili con la loro vita familiare[63], la decisione di accogliere i bambini, che i coniugi devono prendere secondo la loro coscienza[64], la difesa del carattere permanente al quale le coppie sposate aspirano legittimamente[65], la libertà religiosa e la dignità e uguaglianza di diritti[66], i principi e le scelte relative all’educazione voluta per i figli[67], il trattamento fiscale e le altre disposizioni di natura patrimoniale (successioni, alloggio, ecc.), il trattamento dell’autonomia legittima della famiglia, e infine il rispetto e il sostegno delle sue iniziative nel campo politico, specialmente quelle che riguardano l’ambiente familiare[68]. Di qui la necessità di stabilire una chiara distinzione, sul piano sociale, tra fenomeni di natura differente nei loro aspetti giuridici e nel loro contributo al bene comune, e di trattarli come tali. “Il valore istituzionale del matrimonio deve essere sostenuto dalle pubbliche autorità; la situazione delle coppie non sposate non deve essere messa sullo stesso piano del matrimonio debitamente contratto”[69].

V – Matrimonio cristiano e unione di fatto

Matrimonio cristiano e pluralismo sociale

(30) Da alcuni anni la Chiesa insiste in maniera rinnovata sulla fiducia dovuta alla persona umana, alla sua libertà, alla sua dignità e ai suoi valori, e sulla speranza nell’azione salvifica di Dio nel mondo, che aiuta a superare ogni debolezza. Allo stesso tempo, esprime la sua profonda preoccupazione di fronte ai numerosi attentati contro la persona umana e la sua dignità, facendo notare certi presupposti ideologici propri della cultura detta “postmoderna” che oscurano i valori derivanti dalle esigenze della verità sull’essere umano, e che li rendono difficili da vivere.“Non si tratta più di contestazioni parziali e occasionali, ma di una messa in discussione globale e sistematica del patrimonio morale, basata su determinate concezioni antropologiche ed etiche. Alla loro radice sta l’influsso più o meno nascosto di correnti di pensiero che finiscono per sradicare la libertà umana dal suo essenziale e costitutivo rapporto con la verità”[70].

Quando la libertà è separata dalla verità, “viene meno ogni riferimento a valori comuni e a una verità assoluta per tutti: la vita sociale si avventura nelle sabbie mobili di un relativismo totale. Allora tutto è convenzionabile, tutto è negoziabile: anche il primo dei diritti fondamentali, quello alla vita”[71]. Questa messa in guardia può certamente essere applicata alla realtà del matrimonio e della famiglia, fonte unica e alveo pienamente umano della realizzazione di questo diritto primordiale. Questo succede quando si tollera “una corruzione dell’idea e dell’esperienza della libertà, concepita non come la capacità di realizzare la verità del progetto di Dio sul matrimonio e la famiglia, ma come autonoma forma di affermazione, non di rado contro gli altri, per il proprio egoistico benessere”[72].

(31) Allo stesso modo, la comunità cristiana ha vissuto fin dal principio l’istituzione del matrimonio cristiano come segno efficace dell’unione di Cristo con la sua Chiesa. Gesù Cristo ha elevato il matrimonio al rango di avvenimento salvifico nel nuovo ordine instaurato nell’economia della Redenzione. In altri termini, il matrimonio è un sacramento della Nuova Alleanza[73], aspetto questo essenziale per comprendere il contenuto e la portata dell’alleanza matrimoniale tra due battezzati. Dal canto suo, il Magistero della Chiesa ha precisato che “il sacramento del matrimonio ha questo di specifico fra tutti gli altri: di essere il sacramento di una realtà che già esiste nell’economia della creazione, di essere lo stesso patto coniugale istituito dal Creatore al principio”[74].

In una società spesso scristianizzata, e lontana dai valori della verità della persona umana, è necessario insistere oggi sul contenuto di questo “patto matrimoniale con cui l’uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole”[75] come fu istituito da Dio “fin dal principio”[76] nell’ordine naturale della Creazione. Ciò richiede una riflessione serena, non soltanto da parte dei fedeli praticanti, ma anche di coloro che sono, in questo momento, lontani dalla pratica religiosa, di coloro che non hanno fede, o che aderiscono ad altre convinzioni, in breve da parte di ogni persona umana, donna o uomo, membro di una comunità civile e responsabile del bene comune. Occorre ricordare la natura della famiglia fondata sul matrimonio, il cui carattere non è soltanto storico e congiunturale, ma ontologico, al di là dei cambiamenti d’epoca, di luogo e di cultura, nonché la dimensione di giustizia che ne deriva.

Il processo di secolarizzazione della famiglia in Occidente

(32) All’inizio, il processo di secolarizzazione dell’istituto matrimoniale riguardava soprattutto, e quasi esclusivamente, le nozze, cioè le modalità di celebrazione del matrimonio, almeno nei paesi occidentali di tradizione cattolica. Malgrado tutto, tanto nella coscienza popolare quanto nei sistemi giuridici secolari, i principi fondamentali del matrimonio perdurarono per un certo tempo, principi quali il valore prezioso dell’indissolubilità del matrimonio, e in particolare l’indissolubilità assoluta del matrimonio sacramentale tra due battezzati, rato e consumato[77]. L’introduzione generalizzata, nei diversi sistemi legislativi, di ciò che il Concilio Vaticano II qualifica come “epidemia del divorzio”, diede origine ad un progressivo oscuramento, nella coscienza sociale, del valore di questa grande conquista dell’umanità nel corso dei secoli. La Chiesa primitiva non aveva voluto sacralizzare o cristianizzare la concezione romana del matrimonio, ma dare a questa istituzione il significato delle sue origini creazionali, secondo la volontà espressa da Gesù Cristo. Senza alcun dubbio, la Chiesa primitiva percepiva già chiaramente che il carattere naturale del matrimonio era stato concepito dal Creatore, fin dalle origini, come il segno dell’amore di Dio per il suo popolo, e dopo la venuta della pienezza dei tempi, come il segno dell’amore di Cristo per la sua Chiesa. In effetti, la prima cosa che fece, guidata dal Vangelo e dagli espliciti insegnamenti di Cristo, suo Signore, fu di ricondurre il matrimonio ai suoi principi, cosciente che “Dio stesso è l’autore del matrimonio, dotato di molteplici valori e fini”[78]. D’altra parte, essa era cosciente del fatto che questo istituto naturale è “di somma importanza per la continuità del genere umano, il progresso personale e il destino eterno di ciascuno dei membri della famiglia, per la dignità, la stabilità, la pace e la prosperità della stessa famiglia e di tutta la società umana …”[79]. Abitualmente, coloro che si sposano seguendo le modalità stabilite (dalla Chiesa o dallo Stato, secondo i casi) possono e vogliono contrarre un vero matrimonio. La tendenza all’unione coniugale è connaturale alla persona umana, e da questa decisione derivano l’aspetto giuridico del patto coniugale e la nascita di un autentico vincolo coniugale.

Il matrimonio, istituzione dell’amore coniugale di fronte ad altri tipi d’unione

(33) La realtà naturale del matrimonio è contemplata dalle leggi canoniche della Chiesa[80]. La legge canonica descrive in sostanza lo stato matrimoniale dei battezzati, tanto in fieri – al momento del patto coniugale – quanto come stato permanente in cui si iscrivono le relazioni coniugali e familiari. A questo proposito, la giurisdizione ecclesiastica sul matrimonio è decisiva, e rappresenta un’autentica salvaguardia dei valori familiari. Ma i principi fondamentali dello stato matrimoniale relativi all’amore coniugale e alla sua natura sacramentale non sono sempre pienamente compresi e rispettati.

(34) Per quanto riguarda il primo punto, si dice spesso che l’amore è il fondamento del matrimonio, e che questo è una comunità di vita e d’amore, ma non si afferma sempre con chiarezza che esso è istituto coniugale, trascurando in questo modo la dimensione di giustizia propria al consenso. Il matrimonio è un’istituzione. Il non tener conto di ciò è spesso origine di una grave confusione tra il matrimonio cristiano e le unioni di fatto: quanti convivono in un’unione di fatto possono affermare che la loro relazione è fondata sull’ “amore” (ma si tratta di un amore che il Concilio Vaticano II qualifica come sic dicto libero), e che formano una comunità di vita e d’amore, ma questa comunità si distingue sostanzialmente dalla communitas vitae et amoris coniugalis che è il matrimonio[81].

(35) Per ciò che riguarda i principi fondamentali relativi alla natura sacramentale del matrimonio, la questione è più complessa. I pastori della Chiesa devono in effetti tener conto dell’immensa ricchezza di grazia che emana dalla natura sacramentale del matrimonio cristiano, e dell’influenza che essa esercita sui rapporti familiari fondati sul matrimonio. Dio ha voluto che il patto coniugale originario, il matrimonio della Creazione, fosse un segno permanente dell’unione di Cristo con la Chiesa, diventando così un sacramento della Nuova Alleanza. Il problema sta nel comprendere adeguatamente che questo carattere sacramentale non va ad aggiungersi o è estrinseco alla natura del matrimonio. Al contrario, il matrimonio stesso, che il Creatore ha voluto indissolubile, è elevato al rango di sacramento dall’azione redentrice di Cristo, senza che ciò comporti la minima “snaturalizzazione” della sua realtà. Il non conoscere la peculiarità di questo sacramento in rapporto agli altri, dà spesso luogo a malintesi che oscurano la nozione di matrimonio sacramentale. Questa nozione acquista un’importanza particolare nella preparazione al matrimonio: i lodevoli sforzi per preparare i nubendi alla celebrazione di questo sacramento sarebbero inutili se essi non comprendessero chiaramente la natura assolutamente indissolubile del matrimonio che si apprestano a contrarre. I battezzati non si presentano davanti alla Chiesa soltanto per celebrare una festa secondo riti speciali, ma per contrarre un matrimonio per tutta la vita, sacramento della Nuova Alleanza. Mediante questo sacramento, essi partecipano al mistero dell’unione di Cristo con la Chiesa e esprimono la loro unione intima e indissolubile[82].

VI – Linee di orientamento cristiane

Enunciato di base del problema “al principio non fu così”

(36) La comunità cristiana si sente interpellata dal fenomeno delle unioni di fatto. Le unioni sprovviste di ogni vincolo istituzionale legale – tanto civile quanto religioso -, costituiscono un fenomeno sempre più frequente al quale la Chiesa deve accordare la sua attenzione pastorale[83]. Il credente, non soltanto mediante la ragione, ma anche e soprattutto per mezzo dello “splendore della verità” che gli viene dalla fede, è in grado di chiamare le cose con il loro nome; il bene, bene, e il male, male. Nel contesto attuale impregnato di relativismo e portato a smussare ogni differenza – anche essenziale – tra il matrimonio e le unioni di fatto, bisogna far prova di una grande saggezza e di una libertà coraggiosa per evitare di prestarsi agli equivoci o ai compromessi, sapendo che “la crisi più pericolosa che può affliggere l’uomo” è “la confusione del bene e del male, che rende impossibile costruire e conservare l’ordine morale dei singoli e delle comunità”[84]. In vista di una riflessione propriamente cristiana sui segni dei tempi, e di fronte all’apparente oscumento della verità profonda dell’amore umano nel cuore di molti nostri contemporanei, è opportuno tornare alle acque pure del Vangelo.

(37) “Gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: ‘È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?’. Ed egli rispose: ‘Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: ‘Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola’. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi!’. Gli obiettarono: ‘Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di mandarla via?‘ Rispose loro Gesù: ‘Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra, commette adulterio” (Mt 19,3-9). Queste parole del Signore sono note, come pure la reazione dei discepoli: “Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi” (Mt 19,10). Tale reazione si iscrive visibilmente nella mentalità dominante dell’epoca, una mentalità che aveva voltato le spalle al progetto originale del Creatore[85]. La concessione fatta da Mosè traduce la presenza del peccato, che riveste la forma della duritia cordis. Oggi, forse, più ancora che in altri tempi, bisogna tener conto di questo ostacolo dell’intelligenza, sclerosi della volontà, fissazione delle passioni, radice nascosta di molti fattori di fragilità che contribuiscono all’attuale diffusione delle unioni di fatto.

Unioni di fatto, fattori di fragilità e grazia sacramentale

(38) Grazie alla presenza della Chiesa e del matrimonio cristiano, la società civile ha riconosciuto nel corso dei secoli il matrimonio nella sua condizione originaria, quella a cui allude Cristo nella sua risposta[86]. La condizione originaria del matrimonio è sempre d’attualità, come lo è anche la difficoltà di riconoscerla e di viverla, come intima verità nella profondità del proprio essere, propter duritiam cordis. Il matrimonio è un’istituzione naturale le cui caratteristiche essenziali possono essere riconosciute dall’intelligenza, al di là delle culture[87]. Questo riconoscimento della verità sul matrimonio è anche d’ordine morale[88]. Ma non bisogna dimenticare che la natura umana, ferita dal peccato e redenta da Cristo, non arriva sempre a distinguere chiaramente le verità che Dio ha iscritto nel suo cuore. Il messaggio cristiano della Chiesa e del suo Magistero devono essere un insegnamento e una testimonianza vivente nel mondo[89]. A questo proposito, occorre mettere l’accento sull’importanza della grazia, che dona alla vita matrimoniale la sua autentica pienezza[90]. Nel discernimento pastorale della problematica delle unioni di fatto, bisogna tener conto anche della fragilità umana e dell’importanza di una esperienza e di una catechesi veramente ecclesiali, che orientino verso una vita di grazia, verso la preghiera e i sacramenti, in particolare quello della Riconciliazione.

(39) Bisogna distinguere diversi elementi tra i fattori di fragilità che sono all’origine delle unioni di fatto, caratterizzate dall’amore cosiddetto “libero” che omette o esclude il legame proprio e caratteristico dell’amore coniugale. Bisogna inoltre distinguere, come abbiamo visto in precedenza, tra le unioni di fatto alle quali alcuni si ritengono come obbligati a causa di situazioni difficili, e quelle che sono volute per se stesse, in “un atteggiamento di disprezzo, di contestazione o di rigetto della società, dell’istituto familiare, dell’ordinamento socio-politico, o di sola ricerca del piacere”[91]. Bisogna infine considerare il caso di coloro che sono spinti a un’unione di fatto “dall’estrema ignoranza e povertà, talvolta da condizionamenti dovuti a situazioni di vera ingiustizia, o anche da una certa immaturità psicologica, che li rende incerti e timorosi di contrarre un vincolo stabile e definitivo”[92].

Di conseguenza, il discernimento etico, l’azione pastorale e l’impegno cristiano nella realtà politica devono tener conto della molteplicità delle situazioni che ricopre il termine generale di “unioni di fatto”, descritte prima[93]. Qualunque siano le cause, tali unioni comportano “ardui problemi pastorali, per le gravi conseguenze che ne derivano, sia religiose e morali (perdita del senso religioso del matrimonio, visto alla luce dell’Alleanza di Dio con il suo popolo; privazione della grazia del sacramento; grave scandalo), sia anche sociali (distruzione del concetto di famiglia; indebolimento del senso di fedeltà anche verso la società; possibili traumi psicologici nei figli; affermazione dell’egoismo)”[94]. Per questo la Chiesa è particolarmente sensibile al proliferare di questi fenomeni delle unioni non matrimoniali, data la dimensione morale e pastorale del problema.

Testimonianza del matrimonio cristiano

(40) Le iniziative lanciate in molti paesi di tradizione cristiana per ottenere una legislazione favorevole alle unioni di fatto, fanno nascere non poche preoccupazioni tra i pastori e i fedeli. Sembrerebbe che, spesso, non si sappia quale risposta dare a questo fenomeno, e che la reazione sia puramente difensiva, rischiando così di dare l’impressione che la Chiesa voglia semplicemente mantenere lo status quo, come se la famiglia fondata sul matrimonio fosse il modello culturale (un modello “tradizionale”) della Chiesa, che si vuole conservare malgrado le grandi mutazioni della nostra epoca.

Per far fronte a questa situazione, occorre approfondire gli aspetti positivi dell’amore coniugale, per poter inculturare ancora una volta la verità del Vangelo, alla maniera dei cristiani dei primi secoli della nostra era. Il soggetto privilegiato di questa nuova evangelizzazione della famiglia sono le famiglie cristiane perché esse, soggetto di evangelizzazione, sono anche le prime evangelizzatrici, apportando la “buona novella” del “bell’amore”[95] non soltanto con le parole, ma anche e soprattutto con la loro testimonianza personale. È urgente riscoprire il valore sociale di questa meraviglia che è l’amore coniugale, poiché il fenomeno delle unioni di fatto non è indipendente dai fattori ideologici che lo oscurano e che nascono da una concezione errata della sessualità umana e del rapporto uomo-donna. Di qui l’importanza primordiale della vita di grazia in Cristo dei matrimoni cristiani: “Anche la famiglia cristiana è inserita nella Chiesa, popolo sacerdotale: mediante il sacramento del matrimonio, nel quale è radicata e da cui trae alimento, essa viene continuamente vivificata dal Signore Gesù, e da Lui chiamata e impegnata al dialogo con Dio mediante la vita sacramentale, l’offerta della propria esistenza e la preghiera. È questo il compito sacerdotale che la famiglia cristiana può e deve esercitare in intima comunione con tutta la Chiesa, attraverso le realtà quotidiana della vita coniugale e familiare: in tal modo la famiglia cristiana è chiamata a santificarsi ed a santificare la comunità ecclesiale e il mondo”[96].

(41) Mediante la loro presenza nei diversi ambiti della società, i matrimoni cristiani costituiscono un mezzo privilegiato per mostrare concretamente all’uomo contemporaneo (in parte distrutto nella sua soggettività, sfinito dalla ricerca vana di un amore “libero”, opposto al vero amore coniugale, mediante una serie di esperienze frammentarie) che esiste una possibilità che l’essere umano ritrovi se stesso, e per aiutarlo a comprendere la realtà di una soggettività pienamente realizzata nel matrimonio in Gesù Cristo. Questa specie di choc con la realtà è l’unico modo possibile per far emergere nel cuore la nostalgia di una patria di cui ogni persona custodisce un ricordo incancellabile. Agli uomini e alle donne delusi, che si chiedono con cinismo: “Può venire qualcosa di buono dal cuore umano?” bisognerà poter rispondere: “Venite a vedere il nostro matrimonio, la nostra famiglia”. Ciò può rappresentare un punto di partenza decisivo, la testimonianza reale con la quale la comunità cristiana, con la grazia di Dio, manifesta la misericordia di Dio verso gli uomini. In molti ambienti, si constata quanto possa essere altamente positiva la considerevole influenza dei fedeli cristiani. Con la loro scelta cosciente di fede e di vita, essi sono, tra i loro contemporanei, come il lievito nella pasta, come la luce che brilla nelle tenebre. L’attenzione pastorale nella preparazione al matrimonio e alla famiglia, e l’accompagnamento nella vita coniugale e familiare, sono dunque essenziali alla vita della Chiesa e del mondo[97].

Una preparazione adeguata al matrimonio

(42) Il Magistero della Chiesa ha ripetutamente insistito, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, sull’importanza e il carattere insostituibile della preparazione al matrimonio nella pastorale ordinaria. Tale preparazione non dovrebbe limitarsi a una semplice informazione su ciò che è il matrimonio per la Chiesa, ma essere un vero cammino di formazione delle persone, basato sull’educazione alla fede e alle virtù. Il Pontificio Consiglio per la Famiglia ha trattato questo importante aspetto della pastorale della Chiesa nei documenti Sessualità umana: verità e significato, dell’8 dicembre 1995, e Preparazione al sacramento del matrimonio, del 13 maggio 1996, mettendo l’accento sul carattere fondamentale della preparazione al matrimonio e sul contenuto di questa preparazione.

(43) “La preparazione al matrimonio, alla vita coniugale e familiare, è di rilevante importanza per il bene della Chiesa. Di fatto il sacramento del Matrimonio ha un grande valore per l’intera comunità cristiana e, in primo luogo, per gli sposi, la cui decisione è tale che non potrebbe essere soggetta all’improvvisazione o a scelte affrettate. In altre epoche tale preparazione poteva contare sull’appoggio della società, la quale riconosceva i valori e i benefici del matrimonio. La Chiesa, senza intoppi o dubbi, tutelava la sua santità, consapevole del fatto che il sacramento del matrimonio rappresentava una garanzia ecclesiale, quale cellula vitale del Popolo di Dio. L’appoggio ecclesiale era, almeno nelle comunità realmente evangelizzate, fermo, unitario, compatto. Erano rare, in genere, le separazioni e i fallimenti dei matrimoni e il divorzio veniva considerato come una ‘piaga’ sociale (cf GS 47). Oggi, al contrario, in non pochi casi, si assiste ad un accentuato deterioramento della famiglia e ad una certa corrosione dei valori del matrimonio. In numerose nazioni, soprattutto economicamente sviluppate, l’indice di nuzialità si è ridotto. Si suole contrarre matrimonio in un’età più avanzata e aumenta il numero dei divorzi e delle separazioni, anche nei primi anni di tale vita coniugale. Tutto ciò porta inevitabilmente ad una inquietudine pastorale, mille volte ribadita: chi contrae matrimonio, è realmente preparato a questo? Il problema della preparazione al sacramento del Matrimonio, e alla vita che ne segue, emerge come una grande necessità pastorale innanzitutto per il bene degli sposi, per tutta la comunità cristiana e per la società. Perciò crescono dovunque l’interesse e le iniziative per fornire risposte adeguate e opportune alla preparazione al sacramento del Matrimonio”[98].

(44) Ai nostri giorni, il problema non consiste più tanto, come in altre epoche, nel fatto che i giovani arrivino al matrimonio non sufficientemente preparati. A causa in parte di una visione antropologica pessimistica, destrutturante, che annulla la soggettività, molti di loro dubitano perfino che possa esistere nel matrimonio un dono reale che crea un vincolo fedele, fecondo e indissolubile. Frutto di questa visione è, in alcuni casi, il rifiuto dell’istituzione matrimoniale, considerata come una realtà illusoria a cui potrebbero accedere solo persone con una preparazione molto speciale. Di qui l’importanza dell’educazione cristiana a una nozione giusta e realistica della libertà in rapporto al matrimonio, come capacità di scoprire il bene del dono coniugale e di orientarsi verso di esso.

La catechesi familiare

(45) In questo senso, l’azione di prevenzione mediante la catechesi familiare è importante. La testimonianza delle famiglie cristiane è insostituibile, tanto nei confronti dei figli quanto in seno alla società in cui vivono. I pastori non devono essere i soli a difendere la famiglia, ma le famiglie stesse devono esigere il rispetto dei loro diritti e della loro identità. Va sottolineato che oggi le catechesi familiari occupano un posto di primo piano nella pastorale familiare. Vi si affrontano le realtà familiari in modo organico, completo e sistematico, sottoponendole al criterio della fede, alla luce della Parola di Dio interpretata ecclesialmente nella fedeltà al Magistero della Chiesa da pastori legittimi e competenti che contribuiscono veramente, in tale processo catechetico, ad approfondire la verità salvifica sull’uomo. Bisogna sforzarsi di mostrare la razionalità e la credibilità del Vangelo in rapporto al matrimonio e alla famiglia, riorganizzando il sistema educativo della Chiesa[99]. La spiegazione del matrimonio e della famiglia a partire da una visione antropologica corretta continua a destare sorpresa, anche tra gli stessi cristiani, che scoprono che non è soltanto una questione di fede e che vi trovano le ragioni per affermarsi nella loro fede e per agire, proponendo una testimonianza personale di vita e svolgendo una missione apostolica specificatamente laicale.

I mezzi di comunicazione

(46) Ai giorni nostri, la crisi dei valori familiari e della nozione di famiglia nell’ordinamento degli Stati e nei mezzi di trasmissione della cultura – stampa, televisione, internet, cinema, ecc. – richiedono uno sforzo particolare per assicurare la presenza dei valori familiari nei mezzi di comunicazione. Si consideri, ad esempio, la forte influenza che hanno avuto i media nella perdita di sensibilità sociale di fronte a situazioni quali l’adulterio, il divorzio o anche le unioni di fatto, o ancora la deformazione perniciosa dei “valori” (o meglio dei ”contro-valori”) che essi a volte presentano come proposte normali di vita. Bisogna anche tener conto del fatto che in alcune occasioni e malgrado il contributo meritorio dei cristiani impegnati che collaborano a questi mezzi di comunicazione, alcuni programmi e serie televisive, ad esempio, non soltanto non contribuiscono alla formazione religiosa, ma favoriscono la disinformazione e la diffusione dell’ignoranza religiosa. Anche se questi fattori non sono elementi fondamentali della conformazione di una cultura, rientrano in misura non trascurabile tra i fattori sociologici di cui tener conto in una pastorale ispirata a criteri realistici.

L’impegno sociale

(47) Per molti nostri contemporanei, la cui soggettività è stata per così dire “demolita” dalle ideologie, il matrimonio è quasi impensabile; la realtà coniugale non ha alcun significato per queste persone. Come può la pastorale della Chiesa diventare, anche per loro, un avvenimento di salvezza? A questo proposito, l’impegno politico e legislativo dei cattolici che hanno responsabilità in questi campi è decisivo. Le legislazioni conformano, in larga misura, l’ethos di un popolo. A tale proposito, è particolarmente importante chiamare a vincere la tentazione di indifferenza negli ambienti politici e legislativi, insistendo sulla necessità di rendere pubblicamente testimonianza della dignità della persona. L’equiparazione delle unioni di fatto alla famiglia implica, come abbiamo visto, un’alterazione dell’ordinamento orientato verso il bene comune della società, e comporta una svalutazione dell’istituzione matrimoniale fondata sul matrimonio. Essa costituisce dunque un male per le persone, le famiglie e la società. Il “politicamente possibile” e la sua evoluzione nel tempo non può fare astrazione dei principi fondamentali della verità sulla persona umana, che devono ispirare gli atteggiamenti, le iniziative concrete e i programmi per l’avvenire[100]. Risulta ugualmente utile rimettere in discussione il “dogma” del vincolo indissociabile tra democrazia e relativismo etico, sul quale si fondano numerose iniziative legislative tendenti ad equiparare le unioni di fatto alla famiglia.

(48) Il problema delle unioni di fatto rappresenta una grande sfida per i cristiani, che devono essere capaci di mostrare l’aspetto razionale della fede, la razionalità profonda del Vangelo del matrimonio e della famiglia. Ogni annuncio di questo Vangelo che non sia in grado di rispondere a tale sfida alla razionalità (intesa come intima corrispondenza tra desiderium naturale dell’uomo e Vangelo annunciato dalla Chiesa) sarebbe inefficace. Per questo è necessario, oggi più che mai, mostrare la credibilità interiore della verità sull’uomo che è alla base dell’istituzione dell’amore coniugale. A differenza degli altri sacramenti, il matrimonio appartiene anche all’economia della Creazione, iscrivendosi in una dinamica naturale nel genere umano. È necessario, in secondo luogo, intraprendere uno sforzo di riflessione sulle basi fondamentali, sui principi essenziali che ispirano le attività educative nei diversi ambiti e istituzioni. Quale è la filosofia delle istituzioni educative oggi nella Chiesa, e come tradurre questi principi in un’educazione appropriata al matrimonio e alla famiglia, come strutture fondamentali e necessarie alla società?

Attenzione e avvicinamento pastorale

(49) Un atteggiamento di comprensione nei confronti della problematica esistenziale e delle scelte delle persone che vivono un’unione di fatto è legittimo, e in alcune circostanze un dovere. Alcune di queste situazioni devono perfino suscitare vera e propria compassione. Il rispetto della dignità delle persone non è messo in discussione. Tuttavia, la comprensione delle circostanze e il rispetto delle persone non equivalgono a una giustificazione. In tali circostanze, conviene piuttosto sottolineare che la verità è un bene essenziale delle persone e un fattore d’autentica libertà. L’affermazione della verità non costituisce un’offesa, ma è al contrario una forma di carità, di modo che il “non sminuire in nulla la salutare dottrina di Cristo” sia “eminente forma di carità verso le anime”[101], a condizone che questa sia accompagnata “con la pazienza e la bontà di cui il Signore stesso ha dato l’esempio nel trattare con gli uomini”[102]. I cristiani devono pertanto cercare di comprendere le cause individuali, sociali, culturali e ideologiche della diffusione delle unioni di fatto. Bisogna ricordare che una pastorale intelligente e discreta può, in certi casi, contribuire alla riabilitazione “istituzionale” di queste unioni. Le persone che si trovano in questa situazione devono essere prese in considerazione, caso per caso e in maniera prudente, nel quadro della pastorale ordinaria della comunità ecclesiale, mediante un’attenzione ai loro problemi e alle difficoltà che ne derivano, un dialogo paziente e un aiuto concreto, specialmente nei confronti dei figli. Anche in questo aspetto della pastorale, la prevenzione è un atteggiamento prioritario.

Conclusione

(50) Nel corso dei secoli, la saggezza delle nazioni ha riconosciuto sostanzialmente, malgrado alcune limitazioni, l’esistenza e la missione fondamentale e insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio. La famiglia è un bene necessario e insostituibile per tutta la società. Essa ha un vero e proprio diritto, in giustizia, a essere riconosciuta, protetta e promossa dall’insieme della società. È tutta la società che subisce un pregiudizio quando si attenta, in un modo o nell’altro, a questo bene prezioso e necessario per l’umanità. La società non può restare indifferente di fronte al fenomeno sociale delle unioni di fatto, e al declassamento dell’amore coniugale che implica. La soppressione pura e semplice del problema mediante la falsa soluzione del riconoscimento delle unioni di fatto, collocandole pubblicamente a un livello simile e perfino equiparandole alle famiglie fondate sul matrimonio, non costituisce soltanto un pregiudizio comparativo per il matrimonio (danneggiando, ancor più, la famiglia, questa necessaria istituzione naturale che oggi avrebbe tanto bisogno, al contrario, di politiche familiari vere). Essa denota ugualmente un profondo disconoscimento della verità antropologica dell’amore umano tra l’uomo e la donna e dell’aspetto che le è indissociabilmente legato, quello di essere un’unità stabile e aperta alla vita. Tale disconoscimento diventa ancora più grave quando si ignora la differenza essenziale e molto profonda esistente tra l’amore coniugale derivante dall’istituto matrimoniale e i rapporti omosessuali. L’ “indifferenza” delle amministrazioni pubbliche su questo punto rassomiglia molto all’apatia di fronte alla vita o alla morte della società, a una indifferenza di fronte alla sua proiezione nell’avvenire o al suo degrado. In assenza di misure opportune, questa “neutralità” rischia di sfociare in un grave deterioramento del tessuto sociale e della pedagogia delle generazioni a venire.

La valorizzazione insufficiente dell’amore coniugale e della sua apertura intrinseca alla vita, con l’instabilità che ne deriva nella vita familiare, è un fenomeno sociale che richiede un discernimento appropriato da parte di tutti coloro che si sentono riguardati dal bene della famiglia, e in particolare dei cristiani. Si tratta anzitutto di riconoscere le vere cause (ideologiche ed economiche) di un tale stato di cose, e di non cedere alle rivendicazioni demogogiche di gruppi di pressione che non tengono conto del bene comune della società. Per la Chiesa Cattolica, nella sua sequela di Gesù Cristo, la famiglia e l’amore coniugale sono un dono di comunione del Dio della Misericordia con l’umanità, un tesoro prezioso di santità e di grazia che risplende in mezzo al mondo. Per questo essa invita tutti coloro che lottano per la causa dell’uomo a unire i loro sforzi in vista della promozione della famiglia e della sua intima fonte di vita che è l’unione coniugale.


[1] Concilio Vaticano II, Cost. Gaudium et spes, n. 47

[2] Concilio Vaticano II, Cost. Lumen gentium n. 11, Decr. Apostolicam actuositatem, n. 11.

[3] Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2331-2400, 2514-2533; Pontificio Consiglio per la Famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 8-2-1995.

[4] Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 80.

[5] In questi paesi, l’azione umanizzatrice e pastorale della Chiesa, nella sua opzione preferenziale per i poveri, è stata orientata, in generale, verso la “regolarizzazione” di queste unioni, mediante la celebrazione del matrimonio (o mediante la convalida o sanatoria, a seconda dei casi) in conformità all’atteggiamento ecclesiale di impegno a favore della santificazione delle famiglie cristiane.

[6] Diverse teorie costruzioniste sostengono oggi concezioni differenti sul modo in cui la società dovrebbe – secondo quanto sostengono – cambiare adattandosi ai diversi “generi” (ad esempio nell’educazione, la sanità, ecc.). Alcuni sostengono l’esistenza di tre generi, altri cinque, altri sette, altri ancora un numero che può variare in funzione di diverse considerazioni.

[7] Tanto il marxismo quanto lo strutturalismo hanno contribuito in misura differente al consolidamento di questa ideologia di “gender”, che ha subito diversi influssi, quali la “rivoluzione sessuale”, con postulati come quelli rappresentati da W. Reich (1897-1957) che appella alla “liberazione” da qualunque disciplina sessuale, o Herbert Marcuse (1898-1979) che invita a sperimentare ogni tipo di situazione sessuale (intesa a partire da un polimorfismo sessuale di orientamento indifferentemente “eterosessuale” – cioè l’orientamento sessuale naturale – o omosessuale), slegata dalla famiglia e da qualsiasi finalismo naturale di differenziazione tra i sessi, così come da qualsiasi ostacolo derivante dalla responsabilità procreativa. Un certo femminismo radicalizzato ed estremista, rappresentato da Margaret Sanger (1879-1966) e da Simone de Beauvoir (1908-1986) non può essere collocato al margine di questo processo storico di consolidamento di una ideologia. In questo modo, “eterosessualità” e monogamia sarebbero solo casi possibili di pratica sessuale.

[8] Questo atteggiamento ha incontrato, purtroppo, un’accoglienza favorevole presso numerose istituzioni internazionali importanti, e si è tradotto nel conseguente deterioramento del concetto stesso di famiglia, il cui fondamento è, necessariamente, il matrimonio. Tra queste istituzioni, alcuni Organismi della stessa Organizzazione delle Nazioni Unite, sembrano aver aderito recentemente ad alcune di queste teorie, ignorando con ciò l’autentico significato dell’articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, che qualifica la famiglia come “nucleo naturale e fondamentale della società”. Cfr. Pontificio Consiglio per la Famiglia, Famiglia e Diritti umani, 1999, n. 16.

[9] Aristotele, Politica, I, 9-10 (Bk 1253a)

[10] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2207

[11] Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 18

[12] Giovanni Paolo II, Allocuzione durante l’Udienza generale del 1-12-1999

[13] Concilio vaticano II, Cost. Gaudium et spes, n. 47

[14] “… a prescindere dalle correnti di pensiero, esiste un insieme di conoscenze in cui è possibile ravvisare una sorta di patrimonio spirituale dell’umanità. È come se ci trovassimo dinanzi a una filosofia implicita per cui ciascuno sente di possedere questi principi, anche se in forma generica e non riflessa. Queste conoscenze, proprio perché condivise in qualche misura da tutti, dovrebbero costituire come un punto di riferimento delle diverse scuole filosofiche. Quando la ragione riesce a intuire e a formulare i principi primi e universali dell’essere e a far correttamente scaturire da questi conclusioni coerenti di ordine logico e deontologico, allora può dirsi una ragione retta o, come la chiamavano gli antichi, orthòs logos, recta ratio”. Giovanni Paolo II, Enc. Fides et ratio, n. 4.

[15] Concilio Vaticano II, Cost. Dei Verbum, n. 10.

[16] “Il rapporto fede e filosofia trova nella predicazione di Cristo crocifisso e risorto lo scoglio contro il quale può naufragare, ma oltre il quale può sfociare nell’oceano sconfinato della verità. Qui si mostra evidente il confine tra la ragione e la fede, ma diventa anche chiaro lo spazio in cui ambedue si possono incontrare”. Giovanni Paolo II, Enc. Fides et ratio, n. 23. “Il vangelo della vita non è esclusivamente per i credenti: è per tutti. La questione della vita e della sua difesa e promozione non è prerogativa dei soli cristiani …” Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium vitae, n. 101.

[17] Giovanni Paolo II, Allocuzione al Forum delle Associazioni Cattoliche d’Italia, 27-6-1998.

[18] Pontificio Consiglio per la Famiglia, Dichiarazione sulla Risoluzione del Parlamento Europeo che equipara la famiglia alle ‘unioni di fatto’, comprese quelle omosessuali, 17-3-2000

[19] Sant’Agostino, De libero arbitrio, I, 5, 11

[20] “La vita sociale e il suo apparato giuridico esige un fondamento ultimo. Se non esiste altra legge oltre la legge civile, dobbiamo ammettere allora che qualsiasi valore, perfino quelli per i quali gli uomini hanno lottato e considerato passi avanti cruciali nella lunga marcia verso la libertà, possono essere cancellati da una semplice maggioranza di voti. Quelli che criticano la legge naturale non debbono chiudere gli occhi di fronte a questa possibilità, e quando promuovono leggi – in contrasto con il bene comune nelle sue esigenze fondamentali – debbono tener conto di tutte le conseguenze delle proprie azioni perché possono sospingere la società verso una direzione pericolosa”. Discorso del Card. A. Sodano al Secondo Incontro di politici e legislatori d’Europa, organizzato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, 22-24 ottobre 1998.

[21] In Europa, ad esempio, nella Costituzione della Germania: “Il matrimonio e la famiglia trovano particolare protezione nell’ordinamento dello Stato” (Art. 6); Spagna: “I pubblici poteri assicurano la protezione sociale, economica e giuridica della famiglia” (Art. 39); Irlanda: “Lo Stato riconosce la famiglia come il gruppo naturale primario e fondamentale della società e come istituzione morale dotata di diritti inalienabili e imprescrittibili, anteriori e superiori a ogni diritto positivo. Per questo lo Stato si impegna a proteggere la costituzione e l’autorità della famiglia come fondamento necessario dell’ordine sociale e come elemento indispensabile per il benessere della Nazione e dello Stato” (Art. 41); Italia: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” (Art. 29); Polonia: “Il matrimonio, cioè l’unione di un uomo e di una donna, così come la famiglia, la paternità e la maternità, devono trovare protezione e cura nella Repubblica di Polonia” (Art. 18); Portogallo: “La famiglia, come elemento fondamentale della società, ha diritto alla protezione della società e dello Stato e alla realizzazione di tutte le condizioni che permettano la realizzazione personale dei loro membri” (Art.67). 
Anche nelle Costituzioni del resto del mondo: Argentina: “… la legge stabilirà … la protezione integrale della famiglia” (Art. 14); Brasile: “La famiglia, base della società, è oggetto di speciale protezione da parte dello Stato” (Art. 226); Cile: “La famiglia è il nucleo fondamentale della società … E’ dovere dello Stato … assicurare protezione alla popolazione e alla famiglia …” (Art.1); Repubblica Popolare di Cina: “Lo Stato protegge il matrimonio, la famiglia, la maternità e l’infanzia” (Art. 49); Colombia: “Lo Stato riconosce, senza alcuna discriminazione, la primazia dei diritti inalienabili della persona e protegge la famiglia come istituzione fondamentale della società” (Art. 5); Corea del Sud: “Il matrimonio e la vita familiare si fondano sulla dignità individuale e l’uguaglianza tra i sessi; lo Stato metterà in atto tutti i mezzi a sua disposizione per raggiungere questo scopo” (Art. 36); Filippine: “Lo Stato riconosce la famiglia filippina come fondamento della Nazione. Di conseguenza deve essere intensamente favorita la solidarietà, la sua attiva promozione e il suo totale sviluppo. Il matrimonio è un’istituzione sociale inviolabile, è fondamento della famiglia e deve essere protetto dallo Stato” (Art. 15); Messico: ” … la Legge … proteggerà l’organizzazione e lo sviluppo della famiglia” (Art. 4); Perù: “La comunità e lo Stato … proteggono anche la famiglia e promuovono il matrimonio; li riconoscono come istituzioni naturali e fondamentali della società” (Art. 4); Ruanda: “La famiglia, in quanto base naturale del popolo ruandese, sarà protetta dallo Stato” (Art. 24).

[22] “Ogni legge posta dagli uomini in tanto ha valore di legge, in quanto è derivata dalla legge naturale. Se poi in qualche cosa contrasta con la legge naturale non è più legge, ma corruzione della legge”. San Tommaso d’Aquino,Summa Teologica, I-II, q.95, a.2.

[23] Giovanni Paolo II, Discorso al Secondo Incontro di Politici e Legislatori d’Europa organizzato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, 23-10-1998.

[24] Giovanni Paolo II, Enc. Centesimus annusn. 46

[25] “In quanto responsabili politici e legislatori che intendono essere fedeli alla Dichiarazione Universale, ci impegniamo a promuovere e a difendere i diritti della famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna. Ciò deve essere fatto a tutti i livelli: locale, regionale, nazionale e internazionale. Solo così potremo essere veramente al servizio del bene comune, a livello sia nazionale che internazionale”, Conclusioni del Secondo Incontro di politici e legislatori d’Europa, 4.1.

[26] “La famiglia è il nucleo centrale della società civile. Ha certamente un ruolo economico importante, che non può essere dimenticato, in quanto costituisce il più grande capitale umano, ma la sua missione include molti altri compiti. È prima di tutto una comunità naturale di vita, una comunità fondata sul matrimonio e che quindi presenta una coesione superiore a quella di qualsiasi altra comunità sociale”, Dichiarazione finale del III Incontro di politici e legislatori d’America, Buenos Aires, 3-5 agosto 1999, 7.

[27] Cfr. Carta dei Diritti della Famiglia, Preambolo.

[28] Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), n. 8

[29] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2333; Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), n. 8.

[30] Concilio Vaticano II, Cost. Gaudium et spes, n. 49.

[31] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2332; Giovanni Paolo II, Discorso al Tribunale della Rota Romana, 21-1-1999.

[32] Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), nn. 7-8.

[33] Giovanni Paolo II, Discorso al Tribunale della Rota Romana, 21-1-1999.

[34] Ibid.

[35] Ibid.

[36] Ibid.

[37] “Il matrimonio determina il quadro giuridico che favorisce la stabilità della famiglia. Permette il rinnovamento delle generazioni. Non è un semplice contratto o un affare privato, bensì costituisce una delle strutture fondamentali della società, di cui mantiene la coerenza”. Dichiarazione del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Francese, a proposito della proposta di legge di “patto civile di solidarietà”, 17-9-1998.

[38] Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 19.

[39] Giovanni Paolo II, Discorso al Tribunale della Rota Romana, 21-1-1999

[40] “Non c’è equivalenza tra la relazione di due persone dello stesso sesso e quella formata da un uomo e una donna. Solo quest’ultima può essere qualificata di coppia, perché implica la differenza sessuale, la dimensione coniugale, la capacità di esercizio della paternità e della maternità. L’omosessualità, evidentemente, non può rappresentare questo insieme simbolico”. Dichiarazione del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Francese, a proposito della proposta di legge di “patto civile di solidarietà”, 17-9-1998.

[41] Riguardo al grave disordine morale intrinseco, contrario alla legge naturale, degli atti omosessuali cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2357-2359; Congregazione per la Dottrina della Fede, Ist. Persona humana, 29-12-1975; Pontificio Consiglio per la Famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 8-12-1995, n. 104.

[42] Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti della XIV Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Cfr. Giovanni Paolo II, parole pronunciate durante l’Angelus del 19-6-1994.

[43] Pontificio Consiglio per la Famiglia, Dichiarazione sulla Risoluzione del Parlamento Europeo che equipara la famiglia alle ‘unioni di fatto’, comprese quelle omosessuali, 17-3-2000.

[44] “Non possiamo ignorare che, come riconoscono alcuni dei suoi promotori, una tale legislazione costituisce un primo passo, ad esempio, verso l’adozione di bambini da parte di persone che vivono un rapporto omosessuale. Abbiamo paura per il futuro, mentre deploriamo quanto successo nel passato”. Dichiarazione del Presidente della Conferenza Episcopale Francese, dopo la promulgazione del “patto civile di solidarietà”, 13-10-1999.

[45] Giovanni Paolo II, parole pronunciate durante l’Angelus del 20-2-1994.

[46] Cfr. Nota della Commissione Permanente della Conferenza Episcopale Spagnola (24-6-1994), in occasione della Risoluzione dell’8 febbraio 1994 del Parlamento Europeo su uguaglianza di diritti di omosessuali e lesbiche.

[47] Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), n. 11.

[48] Ibid., n. 14.

[49] Ibid., n. 17 in fine

[50] Carta dei Diritti della Famiglia, Preambolo, D

[51] Ibid., Preambolo (passim) e art. 6.

[52] Ibid., Preambolo B e I.

[53] Ibid., Preambolo C e G.

[54] Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), nn. 9-11.

[55] Giovanni Paolo II, Allocuzione del 26-12-1999

[56] Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 21; cfr. Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), nn. 13-15.

[57] Carta dei Diritti della Famiglia, Preambolo, F; cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 21.

[58] Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium vitae, n. 91 e 94.

[59] Carta dei Diritti della Famiglia, Preambolo, E.

[60] Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium vitae, n. 92.

[61] Carta dei Diritti della Famiglia, Preambolo, H-I.

[62] Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, nn. 23-24.

[63] Ibid. n. 25.

[64] Ibid., nn. 28-35; Carta dei Diritti della Famiglia, art. 3.

[65] Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 20; Carta dei Diritti della Famiglia, art. 6.

[66] Carta dei Diritti della Famigliaart. 2, b e c; art. 7.

[67] Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, nn. 36-41; Carta dei Diritti della Famiglia, art. 5; Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), n. 16.l

[68] Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, nn. 42-48; Carta dei Diritti della Famiglia, art. 8-12;

[69] Carta dei Diritti della Famiglia, art. 1, c.

[70] Giovanni Paolo II, Enc. Veritatis splendor, n. 4.

[71] Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium vitae, n. 20; cfr. ibid., n. 19.

[72] Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 6; cfr. Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettere alle Famiglie), n. 13.

[73] Concilio di Trento, Sessioni VII e XXIV.

[74] Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 68.

[75] Codice di Diritto Canonico, c. 1055 § 1; Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1601.

[76] Cfr. Concilio Vaticano II, Cost. Gaudium et spes, n.. 48-49.

[77] Cfr. Giovanni Paolo II, Discorso alla Rota Romana, 21-1-2000.

[78] Concilio vaticano II, Cost. Gaudium et spes, n. 48

[79] Ibid.

[80] Cfr. Codice di Diritto Canonico e Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, rispettivamente del 1983 e del 1990.

[81] Concilio Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 49.

[82] Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 68.

[83] Ibid., n. 81.

[84] Giovanni Paolo II, Enc. Veritatis splendor, n. 93.

[85] Giovanni Paolo II, Allocuzione durante l’Udienza generale del 5-9-1979. Con questa Allocuzione inizia il Ciclo di catechesi conosciuto come “Catechesi sull’amore umano”.

[86] “Cristo non accetta di entrare nella discussione al livello in cui i suoi interlocutori volevano introdurla. In un senso, egli non approva la dimensione che vogliono dare al problema. Evita di lasciarsi implicare in controversie giuridico-casuistiche, e al contrario si riferisce, in due occasioni, al ‘principio’ “. Giovanni Paolo II, Allocuzione all’Udienza generale del 5-9-1979.

[87] “Non si può negare che l’uomo si dà sempre in una cultura particolare, ma pure non si può negare che l’uomo non si esaurisce in questa stessa cultura. Del resto, il progresso stesso delle culture dimostra che nell’uomo esiste qualcosa che trascende le culture. Questo ‘qualcosa’ è precisamente la natura dell’uomo: proprio questa natura è la misura della cultura ed è la condizione perché l’uomo non sia prigioniero di nessuna delle sue culture, ma affermi la sua dignità personale nel vivere conformemente alla verità profonda del suo essere”. Giovanni Paolo II, Enc. Veritatis splendor, n. 53.

[88] La legge naturale “non è altro che la luce dell’intelligenza infusa in noi da Dio. Grazie ad essa conosciamo ciò che si deve fare e ciò che si deve evitare. Dio ha donato questa luce e questa legge nella Creazione”. San Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, I-II p. 93, a.3, ad 2um. Cfr. Giovanni Paolo II, Enc. Veritatis splendor, nn. 35-53.

[89] Giovanni Paolo II, Enc. Veritatis splendor nn. 62-64.

[90] Per mezzo della grazia matrimoniale i coniugi “si aiutano a vicenda per raggiungere la santità nella vita coniugale e nell’accettazione ed educazione della prole” Concilio Vaticano II, Cost. Lumen gentium, n. 11. Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 1641-1642.

[91] Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 81.

[92] Ibid., infra.

[93] Cfr. prima, numeri 4-8

[94] Giovanni Paolo II,Es. Ap. Familiaris consortio, n. 81

[95] Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie). N. 29.

[96] Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 55.

[97] Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 66.

[98] Pontificio Consiglio per la Famiglia, Preparazione al Sacramento del Matrimonio, n. 1.

[99] Giovanni Paolo II, Enc. Fides et ratio, n. 97.

[100] Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium vitae, n. 73.

[101] Paolo VI, Enc. Humanae vitae, n. 29.

[102] Ibid.

PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA 
FAMIGLIA

PREPARAZIONE AL SACRAMENTO 
DEL MATRIMONIO

PREMESSA

1. La preparazione al matrimonio, alla vita coniugale e familiare, è di rilevante importanza per il bene della Chiesa. Di fatto il sacramento del Matrimonio ha un grande valore per l’intera comunità cristiana e, in primo luogo, per gli sposi, la cui decisione è tale che non potrebbe essere soggetta all’improvvisazione o a scelte affrettate. In altre epoche tale preparazione poteva contare sull’appoggio della società, la quale riconosceva i valori e i benefici del matrimonio. La Chiesa, senza intoppi o dubbi, tutelava la sua santità, consapevole del fatto che il sacramento del Matrimonio rappresentava una garanzia ecclesiale, quale cellula vitale del Popolo di Dio. L’appoggio ecclesiale era, almeno nelle comunità realmente evangelizzate, fermo, unitario, compatto. Erano rare, in genere, le separazioni e i fallimenti dei matrimoni e il divorzio veniva considerato come una « piaga » sociale (cfr. Gaudium et Spes GS 47).

Oggi, al contrario, in non pochi casi, si assiste ad un accentuato deterioramento della famiglia e ad una certa corrosione dei valori del matrimonio. In numerose nazioni, soprattutto economicamente sviluppate, l’indice di nuzialità si è ridotto. Si suole contrarre matrimonio in un’età più avanzata e aumenta il numero dei divorzi e delle separazioni, anche nei primi anni di tale vita coniugale. Tutto ciò porta inevitabilmente ad una inquietudine pastorale, mille volte ribadita: Chi contrae matrimonio, è realmente preparato a questo? Il problema della preparazione al sacramento del Matrimonio, e alla vita che ne segue, emerge come una grande necessità pastorale innanzitutto per il bene degli sposi, per tutta la comunità cristiana e per la società. Perciò crescono dovunque l’interesse e le iniziative per fornire risposte adeguate e opportune alla preparazione al sacramento del Matrimonio.

2. Il Pontificio Consiglio per la Famiglia, mantenendo un contatto permanente con le Conferenze Episcopali e i Vescovi, in occasione di vari incontri, riunioni e soprattutto delle visite « ad limina », ha seguito con attenzione la preoccupazione pastorale per quanto concerne la preparazione e la celebrazione del sacramento del Matrimonio e la vita che ne segue, ed è stato ripetutamente invitato ad offrire uno strumento per la preparazione dei fidanzati cristiani, qual è la presente traccia. Essa si avvantaggia anche dell’apporto di tanti Movimenti Apostolici, Gruppi e Associazioni che collaborano nella pastorale familiare e che hanno offerto il loro appoggio, i loro consigli e l’esperienza per l’elaborazione di questo documento orientativo.

La preparazione al matrimonio costituisce un momento provvidenziale e privilegiato per quanti si orientano verso questo sacramento cristiano, e un Kayrós, cioè un tempo in cui Dio interpella i fidanzati e suscita in loro il discernimento per la vocazione matrimoniale e la vita alla quale introduce. Il fidanzamento si iscrive nel contesto di un denso processo di evangelizzazione. Di fatto confluiscono nella vita dei fidanzati, futuri sposi, questioni che incidono sulla famiglia. Essi sono pertanto invitati a comprendere cosa significhi l’amore responsabile e maturo della comunità di vita e di amore quale sarà la loro famiglia, vera chiesa domestica che contribuirà ad arricchire tutta la Chiesa.

L’importanza della preparazione implica un processo di evangelizzazione che è maturazione e approfondimento nella fede. Se la fede è debilitata e quasi inesistente (cfr. Familiaris Consortio = FC 68), è necessario ravvivarla e non si può escludere un’esigente e paziente istruzione che susciti ed alimenti l’ardore di una fede viva. Soprattutto là dove l’ambiente è andato paganizzandosi, sarà particolarmente consigliabile un « itinerario che ricalchi i dinamismi del catecumenato » (FC 66) e una presentazione delle fondamentali verità cristiane che aiutino ad acquistare o a rafforzare la maturità della fede dei contraenti. Il momento privilegiato della preparazione al matrimonio è augurabile che si trasformi, all’insegna della speranza, in una Nuova Evangelizzazione per le future famiglie.

3. Mettono in evidenza tale peculiare attenzione gli insegnamenti del Concilio Vaticano II (GS 52), gli orientamenti del Magistero Pontificio (FC 66), la stessa normativa ecclesiale (Codex Iuris Canonici CIC, can. 1063Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium = CCEO, can. 783), il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1632) ed altri documenti del Magistero, tra i quali la Carta dei Diritti della Famiglia. I due più recenti documenti del Magistero Pontificio — la Lettera alle Famiglie Gratissimam Sane e l’Enciclica Evangelium Vitae (= EV) — costituiscono un notevole aiuto per il nostro compito.

Il Pontificio Consiglio per la Famiglia, attento, come è stato detto, a ripetute sollecitudini, ha iniziato la riflessione sul tema, concentrandosi maggiormente sui « corsi di preparazione », in linea con la stessa Esortazione Apostolica Familiaris Consortio ed ha pertanto percorso un itinerario di redazione del tipo seguente.

Nell’anno 1991 il Consiglio ha dedicato la sua Assemblea Plenaria (30 settembre-5 ottobre) al tema della preparazione al sacramento del Matrimonio, per il quale il Comitato di Presidenza del Pontificio Consiglio per la Famiglia e le coppie di coniugi che ne fanno parte hanno offerto abbondante materiale per la stesura di una prima bozza. Quindi, in data 8-13 luglio 1992, è stato convocato un gruppo di lavoro composto da pastori, consultori ed esperti i quali hanno rielaborato una seconda bozza che è stata inviata alle Conferenze Episcopali per ottenere contributi e suggerimenti complementari. Le risposte che sono pervenute in gran numero, con opportuni suggerimenti, sono state studiate e inserite nella successiva bozza da un gruppo di lavoro nel 1995. Questo Consiglio presenta ora il documento-guida che viene offerto come base per il lavoro pastorale relativo alla preparazione al sacramento del Matrimonio. Esso sarà di speciale utilità alle Conferenze Episcopali nella stesura del loro Direttorio, ed anche per un maggiore impegno pastorale nelle diocesi, nelle parrocchie e nei movimenti apostolici (cfr. FC 66).

4. La « magna charta » per le famiglie, qual è la citata Esortazione Apostolica Familiaris Consortio, aveva già messo in rilievo che: « I mutamenti sopravvenuti in seno a quasi tutte le società moderne esigono che non solo la famiglia, ma anche la società e la Chiesa siano impegnate nello sforzo di preparare adeguatamente i giovani alle responsabilità del loro domani (…) Per questo la Chiesa deve promuovere migliori e più intensi programmi di preparazione al matrimonio, per eliminare, il più possibile, le difficoltà in cui si dibattono tante coppie ed ancor più per favorire positivamente il sorgere e il maturare dei matrimoni riusciti » (FC 66).

Il Codice di Diritto Canonico stabilisce che vi sia « la preparazione personale alla celebrazione del matrimonio, per cui gli sposi si dispongano alla santità e ai doveri del loro nuovo stato » (CIC can. 1063, 2; CCEO can. 783, § 1), disposizione presente anche nell’Ordo celebrandi matrimonium 12.

E nel suo discorso all’Assemblea Plenaria del Consiglio per la Famiglia (4 ottobre 1991) il Santo Padre aggiungeva: « Quanto più grandi sono le difficoltà ambientali per conoscere la verità del sacramento cristiano e dello stesso istituto matrimoniale, tanto maggiori debbono essere gli sforzi per preparare adeguatamente gli sposi alle loro responsabilità ». E continuava, anche con osservazioni più concrete in riferimento ai corsi propriamente detti: « Voi avete potuto osservare che, stante la necessità di realizzare tali corsi nelle parrocchie, in considerazione dei risultati positivi dei vari metodi usati, sembra conveniente che si proceda ad una precisazione dei criteri da adottare, sotto forma di Guida o di Direttorio, per offrire un valido aiuto alle Chiese particolari ». Tanto più che all’interno delle Chiese particolari, per parti « “del popolo della vita e per la vita”, decisiva è la responsabilità della famiglia: è una responsabilità che scaturisce dalla sua stessa natura — quella di essere comunità di vita e di amore, fondata sul matrimonio — e dalla sua missione di “custodire, rivelare e comunicare l’amore” » (EV 92 e cfr. FC 17).

5. A tal fine il Pontificio Consiglio per la Famiglia offre questo documento che ha per oggetto la preparazione al sacramento del Matrimonio e la sua celebrazione.

Le linee che emergono costituiscono un itinerario per la preparazione remota, prossima e immediata al sacramento del Matrimonio (cfr. FC 66). Il materiale qui fornito è destinato in primo luogo alle Conferenze Episcopali, ai singoli Vescovi e ai loro collaboratori per la pastorale della preparazione al matrimonio, ma — e non potrebbe essere in modo diverso — i fidanzati stessi sono coinvolti e sono oggetto della preoccupazione pastorale della Chiesa.

6. Particolare attenzione pastorale dovrà essere riservata nei confronti dei fidanzati che si trovano in situazioni speciali, previste dal CIC, can. 1071, 1072 e 1125, dal CCEO, can. 789 e 814, per le quali le linee che saranno tracciate nel documento, anche quando non potranno essere applicate totalmente, possono essere comunque utili per un retto orientamento e un doveroso accompagnamento dei fidanzati stessi.

La Chiesa, fedele alla volontà e all’insegnamento di Cristo, con la propria legislazione, esprime la sua carità pastorale nella cura di ogni situazione dei fedeli. I criteri offerti sono strumenti di positivo aiuto, e non devono essere presi come ulteriori esigenze costrittive.

7. La motivazione dottrinale di fondo che ispira il documento-guida nasce dal convincimento che il matrimonio è un bene che trae la sua origine dalla Creazione e che perciò affonda le sue radici nella natura umana. « Non avete letto come il Creatore da principio li fece maschio e femmina? E disse: Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà con la moglie, e i due saranno una sola carne » (Mt 19, 4-5). Pertanto, quello che la Chiesa realizza in favore della famiglia e del matrimonio contribuisce certamente al bene della società in quanto tale e di tutti gli uomini. Il matrimonio cristiano, pur nella sua espressione di novità di vita, realizzata dal Cristo Risorto, esprime sempre la verità dell’amore coniugale ed è come una profezia che annuncia, in modo chiaro, l’esigenza vera dell’essere umano: uomo e donna, chiamati, fin dalla loro origine, a vivere nella comunione di vita e di amore e nella complementarità che portino a conseguire il potenziamento della dignità umana dei coniugi, il bene dei figli e quello della stessa società, con « la difesa e la promozione della vita… compito e responsabilità di tutti » (EV 91).

8. Per questo il presente documento contempla sia le realtà umane naturali proprie dell’istituzione divina, sia quelle specifiche del sacramento istituito da Cristo, e si articola, in concreto, in tre parti:

1) L’importanza della preparazione al matrimonio cristiano;

2) Le tappe o momenti della preparazione;

3) La celebrazione del matrimonio.

I

L’IMPORTANZA DELLA PREPARAZIONE 
AL MATRIMONIO CRISTIANO

9. Punto di partenza per un itinerario di preparazione al matrimonio è la consapevolezza che il patto coniugale è stato assunto ed elevato dal Signore Gesù Cristo, in forza dello Spirito Santo, a sacramento della Nuova Alleanza. Associa i coniugi all’amore oblativo di Cristo Sposo verso la Chiesa Sua Sposa (cfr. Ef 5, 25-32) rendendoli immagine e partecipazione di questo amore, fa di loro una lode al Signore e santifica l’unione coniugale e la vita dei fedeli cristiani che lo celebrano, dando origine alla famiglia cristiana, chiesa domestica e « prima e vitale cellula della società », (Apostolicam Actuositatem, 11) e « santuario della vita » (EV 92 ed anche nn. 6, 88, 94). Il sacramento è quindi celebrato e vissuto nel cuore della Nuova Alleanza, cioè nel mistero pasquale. È Cristo, Sposo in mezzo ai suoi (cfr. Gratissimam Sane, 18; Mt 9, 15), che è fonte di tutte le energie. Le coppie e le famiglie cristiane pertanto non sono isolate né abbandonate.

Per i cristiani il matrimonio, che ha la sua origine in Dio creatore, implica inoltre una vera vocazione ad un particolare stato e vita di grazia. Tale vocazione, per essere portata alla sua maturazione, richiede un’adeguata e speciale preparazione, ed è uno specifico cammino di fede e d’amore, tanto più che questa vocazione è data alla coppia per il bene della Chiesa e della società. E questo con tutto il significato e la forza di un impegno pubblico, preso davanti a Dio e alla società, che va oltre i limiti individuali.

10. Il matrimonio, come comunità di vita e di amore, sia come istituzione divina naturale e sia come sacramento, nonostante le difficoltà presenti, conserva sempre in sé una sorgente di energie formidabili (cfr. FC 43), che con la testimonianza degli sposi, può diventare una Buona Novella, e contribuire fortemente alla nuova evangelizzazione e assicurare il futuro della società. Tali energie richiedono tuttavia di essere scoperte, apprezzate e valorizzate dagli sposi stessi e dalla comunità ecclesiale nella fase che precede la celebrazione del matrimonio e ne costituisce la preparazione.

Vi sono numerosissime diocesi nel mondo impegnate a ricercare forme di una sempre più confacente preparazione al matrimonio. Sono molte le esperienze positive che sono state trasmesse al Pontificio Consiglio per la Famiglia e che, senza dubbio, si vanno sempre più consolidando e che apporteranno un valido aiuto, se conosciute e valorizzate in seno alle Conferenze Episcopali e da ciascun Vescovo nella pastorale delle Chiese locali.

Ciò che qui viene chiamato Preparazione comprende un ampio ed esigente processo di educazione alla vita coniugale, la quale deve essere considerata nell’insieme dei suoi valori. Per questo la preparazione al matrimonio, se si considera il momento psicologico e culturale attuale, rappresenta un’urgente necessità. Di fatto è educare al rispetto e alla custodia della vita, che nel Santuario delle famiglie deve diventare una vera e propria cultura della vita umana in tutte le sue manifestazioni e stadi per coloro che fanno parte del popolo della vita e per la vita (cfr. EV 6, 78, 105). La realtà stessa del matrimonio è così ricca che richiede dapprima un processo di sensibilizzazione affinché i fidanzati sentano la necessità di prepararvisi. La pastorale familiare orienti pertanto i suoi migliori sforzi per qualificare tale preparazione, ricorrendo anche a sussidi di pedagogia e psicologia di sano orientamento.

In un altro documento, recentemente pubblicato (8 dicembre 1995) dal Pontificio Consiglio per la Famiglia e intitolato Sessualità umana: verità e significato. Orientamenti educativi in famiglia, lo stesso Consiglio va incontro alle famiglie nel loro compito di formazione dei figli sulla sessualità.

11. Infine è diventata più impellente la sollecitudine della Chiesa in ordine a questo argomento per le circostanze attuali — a cui si è accennato sopra — nelle quali si constatano, da una parte, il recupero di valori e di aspetti importanti del matrimonio e della famiglia e si riconosce il fiorire di testimonianze gioiose di innumerevoli coniugi e famiglie cristiane. D’altra parte aumenta il numero di coloro che ignorano o rifiutano le ricchezze del matrimonio con un tipo di sfiducia che arriva a dubitare o respingere i suoi beni e valori (cfr. GS 48). Oggi si osserva, allarmati, il dilagare di una « cultura » o di una mentalità sfiduciata nei riguardi della famiglia come valore necessario per gli sposi, per i figli e per la società. Ci sono atteggiamenti e misure, contemplate nelle legislazioni, che non aiutano la famiglia fondata sul matrimonio e negano perfino i suoi diritti. Difatti, una atmosfera di secolarizzazione si è andata diffondendo in diverse parti del mondo e coinvolge specialmente i giovani e li sottomette alla pressione di un ambiente di secolarismo nel quale si finisce per perdere il senso di Dio e di conseguenza si perde anche il senso profondo dell’amore sponsale e della famiglia. Non è negare la verità di Dio, chiudere la stessa fonte e sorgente di questo intimo mistero? (cfr. GS 22). La negazione di Dio nelle diverse forme implica spesso il rifiuto delle istituzioni e delle strutture che appartengono al disegno di Dio, iniziato a concretizzarsi fin dalla Creazione (cfr. Mt 19, 3ss). In tal modo tutto è concepito come frutto dell’umana volontà e/o di consensi che possono mutare.

12. Nei paesi dove il processo di scristianizzazione è più diffuso, si evidenzia la preoccupante crisi dei valori morali e, in particolare, la perdita dell’identità del matrimonio e della famiglia cristiana, e quindi del senso stesso del fidanzamento. A queste perdite si affianca la crisi di valori all’interno della famiglia, a cui contribuisce un clima di diffusa permissività, anche legale. Ciò è incentivato non poco dai mezzi di comunicazione sociale che esibiscono modelli contrari come se fossero veri valori. Viene così a formarsi un tessuto apparentemente culturale che si offre alle nuove generazioni come alternativo alla concezione della vita coniugale e del matrimonio, al suo valore sacramentale e ai suoi legami con la Chiesa.

Fenomeni che confermano queste realtà e che rafforzano detta cultura sono legati a nuovi stili di vita che svalutano le dimensioni umane dei contraenti, con disastrose conseguenze per la famiglia. Tra essi qui si ricordano il permissivismo sessuale, il calo dei matrimoni o il continuo procrastinarli, l’aumento dei divorzi, la mentalità contraccettiva, il diffondersi dell’aborto volontario, il vuoto spirituale e l’insoddisfazione profonda che contribuiscono alla diffusione della droga, dell’alcolismo, della violenza e del suicidio fra gli stessi giovani e gli adolescenti.

In altre aree del mondo le situazioni di sottosviluppo, fino all’estrema povertà, alla miseria, nonché la compresenza di elementi culturali avversi o estranei alla visione cristiana, rendono difficile e precaria la stessa stabilità della famiglia ed il costituirsi di una profonda educazione all’amore cristiano.

13. Ad aggravare la situazione contribuiscono le leggi permissive, con tutta la forza nel forgiare una mentalità che ferisce le famiglie (cfr. EV 59), in fatto di divorzio, aborto, libertà sessuale. Molti mezzi di comunicazione1 diffondono, e collaborano a rassodare, un clima di permissività e formano un tessuto che impedisce ai giovani la normale crescita nella fede cristiana, il legame con la Chiesa e la scoperta del valore sacramentale del matrimonio e delle esigenze che derivano dalla sua celebrazione. E’ vero che un’educazione al matrimonio è stata sempre necessaria, ma la cultura cristiana ne permetteva una più facile impostazione ed assimilazione. Oggi questo è, a volte, più laborioso e più urgente.

14. Per tutte queste ragioni, Sua Santità Giovanni Paolo II, nell’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio — che raccoglie i frutti del Sinodo sulla Famiglia del 1980 — indica che « più che mai necessaria è ai nostri giorni la preparazione dei giovani al matrimonio e alla vita familiare » (FC 66) e urge « promuovere migliori e più intensi programmi di preparazione al matrimonio, per eliminare, il più possibile, le difficoltà in cui si dibattono tante coppie e ancor più per favorire positivamente il sorgere e il maturare di matrimoni riusciti » (Ibid.).

Nella stessa direzione, e con il fine di rispondere in modo organico alle minacce ed esigenze del momento presente, risulta opportuno che le Conferenze Episcopali si facciano premura di pubblicare « un Direttorio per la pastorale della famiglia » (Ibid.). In esso vanno ricercati e delineati gli elementi ritenuti necessari per una pastorale più incisiva che tenda a recuperare l’identità cristiana del matrimonio e della famiglia, affinché la famiglia stessa arrivi ad essere una comunità di persone al servizio della vita umana e della fede, cellula prima e vitale della società, comunità credente ed evangelizzatrice, vera « Chiesa domestica, centro di comunione e di servizio ecclesiale »(Ibid.), « chiamata ad annunciare, celebrare e servire il Vangelo della vita » (EV 92, ed anche nn. 28, 78, 79, 105).

15. Data l’importanza del tema, il Pontificio Consiglio per la Famiglia, prendendo conoscenza delle distinte iniziative che sono sorte in questa direzione da parte di non poche Conferenze Episcopali e di molti Vescovi diocesani, invita a proseguire con rinnovato impegno in questo servizio pastorale. Essi hanno approntato un utile materiale per dare un contributo alla preparazione al matrimonio e all’accompagnamento della vita familiare. In continuità con le direttive della Sede Apostolica, il Pontificio Consiglio offre questi spunti di riflessione riferiti esclusivamente ad una parte del succitato Direttorio: quella relativa alla preparazione al sacramento del Matrimonio. Essa può così servire per meglio delineare e sviluppare quegli aspetti necessari alla preparazione adeguata al matrimonio e alla vita della famiglia cristiana.

16. La Parola di Dio, vivente nella tradizione della Chiesa e approfondita dal Magistero, sottolinea che il matrimonio implica per gli sposi cristiani la risposta alla vocazione di Dio e l’accettazione della missione ad essere segno dell’amore di Dio per tutti i membri della famiglia umana, essendo partecipazione dell’alleanza definitiva di Cristo con la Chiesa. Perciò gli sposi diventano cooperatori del Creatore e Salvatore nel dono dell’amore e della vita. Per questo la preparazione al matrimonio cristiano si può qualificare come un itinerario di fede, che non termina con la celebrazione del matrimonio ma che continua in tutta la vita familiare, così la nostra prospettiva non si chiude nel matrimonio come atto, nel momento della celebrazione, ma come stato permanente. Anche per questo la preparazione è una « privilegiata occasione perché i fidanzati riscoprano e approfondiscano la fede ricevuta col Battesimo e nutrita con l’educazione cristiana. In tal modo riconoscono e liberamente accolgono la vocazione a vivere la sequela di Cristo e il servizio del Regno di Dio nello stato matrimoniale » (FC 51).

I Vescovi sono consapevoli della necessità urgente e indispensabile di proporre ed articolare itinerari di formazione specifica, nel quadro di un processo di formazione cristiana che sia graduale e continuo (cfr. Ordo celebrandi matrimonium, 15). Non sarà inutile, infatti, ricordare che una vera preparazione è orientata ad una consapevole e libera celebrazione del sacramento del Matrimonio. Ma questa celebrazione è fonte ed espressione di implicanze più impegnative e permanenti.

17. Risulta dall’esperienza di molti pastori ed educatori che il periodo del fidanzamento può essere tempo di scoperta reciproca, ma anche di approfondimento di fede e perciò tempo di speciali doni soprannaturali per una spiritualità personale e interpersonale; purtroppo per parecchi questo periodo, destinato alla maturazione umana e cristiana, può venire turbato da un uso irresponsabile della sessualità che non giova alla maturazione dell’amore sponsale. E, perciò, alcuni arrivano a una specie di apologia delle relazioni pre-matrimoniali.

Un felice esito dell’approfondimento nella fede dei fidanzati è condizionato anche dalla loro precedente formazione. D’altra parte, il modo come viene vissuto questo periodo avrà certamente un’influenza sulla vita futura dei coniugi e della famiglia. Di qui la decisiva importanza dell’aiuto che viene offerto dalle rispettive famiglie e da tutta la comunità ecclesiale ai fidanzati. Esso è fatto anche di preghiera; significativa a questo proposito è la benedizione dei fidanzati prevista nel De benedictionibus (nn. 195-214), dove si rammentano i segni di questo impegno iniziale: l’anello, lo scambio reciproco di doni o altre consuetudini (nn. 209-210). Occorre comunque riconoscere lo spessore umano del fidanzamento, riscattandolo da ogni approccio banale.

Pertanto, sia la ricchezza del matrimonio che del sacramento del Matrimonio, sia il decisivo rilievo che assume il periodo del fidanzamento, oggi spesso prolungato per più anni (con le difficoltà di diverso genere che una simile situazione implica), sono ragioni che richiedono una particolare solidità di questa formazione.

18. Ne segue che la programmazione diocesana e parrocchiale — con piani pastorali che privilegino la pastorale familiare, la quale arricchisce l’insieme della vita ecclesiale — suppone che il compito formativo trovi il suo spazio adeguato e il suo sviluppo e che, tra le diocesi e negli ambiti delle Conferenze Episcopali, le migliori esperienze possano essere verificate e comunicate in uno scambio delle esperienza pastorali. Risulta perciò anche importante conoscere le forme di catechesi e di educazione che vengono offerte agli adolescenti, sui vari tipi di vocazione e sull’amore cristiano, gli itinerari che vengono elaborati per i fidanzati, le modalità con cui vengono inserite in questa formazione le coppie di sposi più maturi nella fede e le migliori esperienze volte a creare un clima spirituale e culturale idoneo per i giovani che si avviano al matrimonio.

19. Nel processo di formazione, secondo quanto è ricordato anche nell’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio, occorre distinguere tre tappe o momenti principali nella preparazione al matrimonio: remota, prossima e immediata.

Le mete particolari proprie di ogni tappa saranno raggiunte se i fidanzati — oltre alle fondamentali qualità umane e le basilari verità di fede — conosceranno anche i principali contenuti teologico-liturgici che scandiscono le differenti fasi della preparazione. Di conseguenza i fidanzati, nello sforzo di adeguare la loro vita a quei valori, conseguiranno quella vera formazione che li dispone alla vita di coniugi.

20. La preparazione al matrimonio deve iscriversi nell’urgenza di evangelizzare la cultura — permeandola nelle radici(cfr. Esortazione Apostolica Evangelii Nuntiandi, 19) — in tutto ciò che riguarda l’istituzione del matrimonio: far penetrare lo spirito cristiano nelle menti e nei comportamenti, nelle leggi e nelle strutture della comunità dove i cristiani vivono (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2105). Questa preparazione, sia implicita che esplicita, costituisce un aspetto dell’evangelizzazione, tanto da poter approfondire la forza dell’affermazione del Santo Padre: « La famiglia è il cuore della Nuova Evangelizzazione » (…). La preparazione stessa « è un compito che riguarda innanzitutto i coniugi, chiamati ad essere trasmettitori della vita, sulla base di una sempre rinnovata consapevolezza del senso della generazione, come evento privilegiato nel quale si manifesta che la vita umana è un dono ricevuto per essere a sua volta donato » (EV 92).

Oltre ai valori religiosi, il matrimonio, come fondamento della famiglia, riversa sulla società abbondanti beni e valori che rinsaldano la solidarietà, il rispetto, la giustizia e il perdono nei rapporti personali e collettivi. A sua volta la famiglia, fondata sul matrimonio, attende dalla società « di essere riconosciuta nella sua identità e accettata nella suasoggettività sociale » (Gratissimam Sane, 17), e diventare così « cuore della civiltà dell’amore » (Ibid., 13).

Tutta la diocesi deve essere impegnata in questo compito ed offrire il debito sostegno. L’ideale sarebbe creare una Commissione diocesana per la preparazione al matrimonio, integrata da un gruppo per la pastorale familiare composto da coppie di sposi con esperienza parrocchiale, da movimenti, da esperti.

Compito di tale Commissione diocesana sarebbe quello della formazione, dell’accompagnamento e del coordinamento, in collaborazione con centri, a vari livelli, impegnati in questo servizio. La Commissione, a sua volta, dovrebbe essere formata da reti di equipe di laici scelti che collaborino alla preparazione in senso ampio, e non solo ai corsi. Essa dovrebbe avvalersi dell’aiuto di un coordinatore, normalmente presbitero, a nome del Vescovo. Se il coordinamento venisse affidato ad un laico o ad una coppia sarebbe opportuna l’assistenza di un presbitero.

Tutto ciò deve rientrare nell’ambito organizzativo della diocesi, con le sue corrispondenti strutture, quali possibili zone a cui è preposto un Vicario Episcopale e i vicari foranei.

II

LE TAPPE O MOMENTI DELLA PREPARAZIONE

21. Le tappe o momenti di cui si dirà non sono rigidamente definiti. Infatti non si possono fissare né in rapporto all’età dei destinatari, né in rapporto alla durata. Tuttavia è utile conoscerle come itinerari e strumenti di lavoro, soprattutto per i contenuti da trasmettere. Sono articolate in preparazione remota, prossima e immediata.

A. Preparazione remota

22. La preparazione remota abbraccia l’infanzia, la fanciullezza e l’adolescenza e si svolge soprattutto nella famiglia, ed anche nella scuola e nei gruppi di formazione, come validi aiuti di essa. E’ il periodo in cui va trasmessa e come istillata la stima per ogni autentico valore umano, sia nei rapporti interpersonali, sia in quelli sociali, con quanto ciò comporta per la formazione del carattere, per il dominio e la stima di sé, per il retto uso delle proprie inclinazioni, per il rispetto anche verso le persone dell’altro sesso. E’ richiesta, inoltre, specialmente per i cristiani, una solida formazione spirituale e catechetica (cfr. FC 66).

23. Nella Lettera alle Famiglie Gratissimam Sane, Giovanni Paolo II ricorda due verità fondamentali nel compito dell’educazione: « la prima è che l’uomo è chiamato a vivere nella verità e nell’amore; la seconda è che ogni uomo si realizza attraverso il dono sincero di sé » (n. 16). L’educazione dei bambini inizia quindi prima della nascita, nell’ambiente in cui la vita nuova del nascituro è attesa ed accolta, specialmente con il dialogo di amore della madre con la sua creatura (cfr. Ibid., 16), e continua nell’infanzia dato che l’educazione è « prima di tutto un’ “elargizione” di umanità da parte di ambedue i genitori: essi comunicano insieme la loro umanità matura al neonato » (Ibid.). « Nella procreazione di una nuova vita i genitori avvertono che il figlio “se è frutto della loro reciproca donazione d’amore, è, a sua volta, un dono per ambedue, un dono che scaturisce dal dono” » (EV 92).

L’educazione cristiana nel suo senso integrale, che implica la trasmissione e il radicamento dei valori umani e cristiani — come afferma il Concilio Vaticano II — « non comporta solo quella maturità propria dell’umana persona, ma tende soprattutto a far sì che i battezzati, iniziati gradualmente alla conoscenza del mistero della salvezza, prendano sempre maggiore coscienza del dono della fede, che hanno ricevuto… si preparino a vivere la propria vita secondo l’uomo nuovo nella giustizia e nella santità della verità » (Gravissimum Educationis, 2).

24. Non può mancare, in questo periodo, anche una leale e coraggiosa educazione alla castità, all’amore come dono di sé. La castità non è mortificazione dell’amore, ma condizione di autentico amore. Infatti, se la vocazione all’amore coniugale è vocazione al dono di sé nel matrimonio, è necessario arrivare a possedere se stessi per potersi veramente donare.

A questo riguardo è importante l’educazione sessuale ricevuta dai genitori nei primi anni della fanciullezza e adolescenza, come è stato indicato dal documento di questo Pontificio Consiglio per la Famiglia già ricordato sopra al n. 10.

25. In questa tappa o momento della preparazione remota sono da raggiungere degli obiettivi specifici. Senza avere la pretesa di farne un elenco esaustivo, in modo indicativo qui si ricorda che tale preparazione dovrà innanzitutto conseguire la meta per cui ogni fedele, chiamato al matrimonio, comprenda a fondo che l’amore umano, alla luce dell’amore di Dio, viene ad assumere un ruolo centrale nell’etica cristiana. Di fatto la vita umana, come vocazione-missione, è chiamata all’amore che ha la sua sorgente ed il suo fine in Dio, « senza escludere la possibilità del dono totale di sé a Dio nella vocazione alla vita sacerdotale o religiosa » (FC 66). In questo senso occorre ricordare che la preparazione remota, anche quando si sofferma sui contenuti dottrinali di carattere antropologico, va collocata nella prospettiva del matrimonio in cui l’amore umano diventa partecipazione, oltre che segno, dell’amore che intercorre tra Cristo e la Chiesa. L’amore coniugale fa presente quindi tra gli uomini lo stesso amore divino reso visibile nella redenzione. Il passaggio o conversione da un livello di fede piuttosto esteriore e vago, proprio di molti giovani, ad una scoperta del « mistero cristiano » è un passaggio essenziale e decisivo: una fede che implica la comunione di Grazia e di amore con il Cristo Risorto.

26. La preparazione remota avrà raggiunto i suoi principali scopi qualora abbia consentito di assimilare i fondamenti per acquisire, sempre di più, i parametri di un retto giudizio circa la gerarchia di valori necessaria per scegliere ciò che di meglio offre la società, secondo il consiglio di S. Paolo: « Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono » (1 Tes. 5, 19). Non va nemmeno dimenticato che, mediante la grazia di Dio, l’amore viene curato, rafforzato ed intensificato anche attraverso i necessari valori legati alla donazione, al sacrificio, alla rinuncia e all’abnegazione. Già in questa fase di formazione l’aiuto pastorale dovrà essere rivolto a far sì che il comportamento morale sia retto dalla fede. Un simile stile di vita cristiana trova il suo stimolo, l’appoggio e la consistenza nell’esempio dei genitori che diventa per i nubendi una vera testimonianza.

27. Questa preparazione non perderà di vista un fatto tanto importante che consiste nell’aiutare i giovani ad acquistare, nei confronti dell’ambiente, una capacità critica e ad avere altresì il coraggio cristiano di chi sa di essere nel mondo senza essere del mondo. In tal senso leggiamo nella Lettera a Diogneto, documento venerabile già dalla primissima epoca cristiana e di riconosciuta autenticità: « I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita… (eppure) si propongono una forma di vita meravigliosa e, per ammissione di tutti, incredibile… Come tutti gli altri si sposano e hanno figli, ma non espongono i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il talamo. Vivono nella carne, ma non secondo la carne » (V,1,4,6,7). La formazione dovrà conseguire una mentalità ed una personalità capaci di non lasciarsi trascinare dalle concezioni contrarie all’unità e stabilità del matrimonio, e perciò poter reagire contro le strutture del cosiddetto peccato sociale che « si ripercuote, con maggiore o minore veemenza, con maggiore o minore danno, su tutta la compagine ecclesiale e sull’intera famiglia umana » (Esortazione Apostolica Reconciliatio et Paenitentia, 16). E’ davanti a questi influssi di peccato e a tante pressioni sociali che deve essere rinvigorita una coscienza critica.

28. Lo stile cristiano di vita, testimoniato dai focolari cristiani, è già un’evangelizzazione, è il fondamento stesso della preparazione remota. Di fatto, altra meta è costituita dalla presentazione della missione educativa dei propri genitori. E’ nella famiglia, chiesa domestica, che i genitori cristiani sono i primi testimoni e formatori dei figli sia nella crescita della « fede-speranza-carità », sia nella configurazione della vocazione propria di ognuno di essi. « I genitori sono i primi e principali educatori dei propri figli ed hanno anche in questo campo una fondamentale competenza: sono educatori perché genitori » (Gratissimam Sane, 16). A questo scopo i genitori stessi hanno bisogno di opportuni ed adeguati aiuti.

29. Tra essi si deve annoverare, innanzitutto, la parrocchia come luogo di formazione ecclesiale cristiana; è lì che si apprende uno stile di convivenza comunitaria (cfr. Sacrosanctum Concilium, 42). Non sono da dimenticare, inoltre, la scuola, le altre istituzioni educative, i movimenti, i gruppi, le associazioni cattoliche e, ovviamente, quelle delle stesse famiglie cristiane.

Particolare rilievo posseggono nei processi educativi dei giovani i mezzi di comunicazione di massa, che dovrebbero aiutare positivamente la missione della famiglia nella società e non piuttosto metterla in difficoltà.

30. Questo processo educativo deve stare pure a cuore ai catechisti, agli animatori della pastorale giovanile e vocazionale e soprattutto ai pastori che coglieranno l’occasione delle omelie durante le celebrazioni liturgiche, e di altre forme di evangelizzazione, di incontri personali, di itinerari di impegno cristiano, per sottolineare ed evidenziare gli spunti che contribuiscono ad una preparazione orientata al possibile matrimonio (cfr. Ordo celebrandi matrimonium, 14).

31. Occorre dunque « inventare » delle modalità di formazione permanente degli adolescenti nel periodo che precede il fidanzamento e che fa seguito alle tappe della iniziazione cristiana; ed è sommamente utile lo scambio delle esperienze più rispondenti in proposito. Le famiglie, unite nelle parrocchie, nelle istituzioni, in forme diverse di associazione, aiutano a creare un’atmosfera sociale in cui l’amore responsabile sia sano e lì dove sia inquinato, per esempio dalla pornografia, possano reagire in forza del diritto della famiglia. Tutto questo fa parte di una « ecologia umana » (cfr. Centesimus Annus, 38).

B. Preparazione prossima

32. La preparazione prossima si svolge durante il periodo del fidanzamento. Essa si articola con corsi specifici e va distinta da quella immediata, che di solito si concentra negli ultimi incontri tra fidanzati ed operatori pastorali, prima della celebrazione del sacramento. Sembra opportuno che, durante la preparazione prossima, venga offerta la possibilità di verificare la maturazione dei valori umani che sono propri del rapporto di amicizia e di dialogo che caratterizzano il fidanzamento. In vista del nuovo stato di vita che sarà vissuta come coppia, sia offerta l’opportunità di approfondire la vita di fede, e soprattutto quanto riguarda la conoscenza della sacramentalità della Chiesa. E’ questa una tappa importante di evangelizzazione, in cui la fede deve riguardare la dimensione personale e comunitaria tanto dei singoli fidanzati quanto delle loro famiglie. In tale approfondimento sarà anche possibile cogliere le loro eventuali difficoltà nel vivere un’autentica vita cristiana.

33. Il periodo di questa preparazione viene a coincidere in genere con l’epoca della giovinezza, si presuppone quindi tutto quanto è proprio della pastorale giovanile propriamente detta, che si occupa della crescita integrale del fedele. La pastorale giovanile non è separabile dall’ambito della famiglia, come se i giovani formassero una specie di « classe sociale » separata e indipendente. Essa deve rafforzare il senso sociale dei giovani, in primo luogo con i membri della propria famiglia, orientando i loro valori verso la futura famiglia che formeranno. I giovani saranno già stati coadiuvati nel discernimento della loro vocazione tramite l’impegno personale, e con l’aiuto della comunità, principalmente dei pastori. Ciò deve avere inizio ancor prima dell’impegno del fidanzamento. Quando la vocazione si concretizza verso il matrimonio, sarà sostenuta, in primo luogo, dalla grazia e inoltre da un’adeguata preparazione. Detta pastorale giovanile terrà pure presente che, per difficoltà di vario genere, come il fatto di una « adolescenza prolungata » e quindi una più lunga permanenza in famiglia — fenomeno nuovo e preoccupante, — l’impegno matrimoniale dei giovani di oggi, viene, non poche volte, procrastinato eccessivamente.

34. Tale preparazione prossima dovrà basarsi innanzitutto su una catechesi sostanziata dall’ascolto della Parola di Dio, interpretata con la guida del Magistero della Chiesa, in vista di una comprensione sempre più piena della fede, e di una testimonianza nella vita concreta. L’insegnamento dovrà essere offerto nel contesto di una comunità di fede tra famiglie, specialmente nell’ambito della parrocchia, che — a tal fine — partecipano e collaborano secondo i propri carismi e i propri ruoli, alla formazione dei giovani, allargando la loro influenza ad altri gruppi sociali.

35. I fidanzati dovranno essere istruiti sulle esigenze naturali legate al rapporto interpersonale uomo-donna nel piano di Dio sul matrimonio e sulla famiglia: la consapevolezza in ordine alla libertà di consenso come fondamento della loro unione, l’unità e l’indissolubilità matrimoniale, la retta concezione di paternità-maternità responsabile, gli aspetti umani della sessualità coniugale, l’atto coniugale con le sue esigenze e finalità, la retta educazione dei figli. Il tutto finalizzato alla conoscenza della verità morale e alla formazione della coscienza personale.

La preparazione prossima dovrà certamente prevedere che i fidanzati posseggano gli elementi basilari di carattere psicologico, pedagogico, legale e medico, concernenti il matrimonio e la famiglia. Tuttavia, specialmente per quanto riguarda la donazione totale e la procreazione responsabile, la formazione teologica e morale dovrà avere un particolare approfondimento. Infatti, l’amore coniugale è amore totale, esclusivo, fedele e fecondo (cfr. Humanae Vitae, 9).

Oggi è saldamente riconosciuta la base scientifica2 dei metodi naturali di regolazione della fertilità. E’ utile la loro conoscenza; il loro impiego, quando esistono giuste cause, non deve restare una mera tecnica di comportamento, ma va inserito nella pedagogia e nel processo di crescita dell’amore (cfr. EV 97). E’ allora che la virtù della castità tra i coniugi porta a vivere la continenza periodica (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2366-2371).

Questa preparazione dovrà pure garantire che i fidanzati cristiani abbiano idee esatte, ed un sincero « sentire cum ecclesia », circa il matrimonio stesso, circa i mutui ruoli della donna e dell’uomo nella coppia, nella famiglia e nella società, circa la sessualità e l’apertura verso gli altri.

36. E’ ovvio anche che si dovranno aiutare i giovani a prendere coscienza di eventuali carenze psicologiche eo affettive, specialmente delle incapacità di aprirsi agli altri e di forme di egoismo che possano vanificare l’impegno totale della loro donazione. Tale aiuto porterà pure a scoprire le potenzialità e le esigenze di crescita umana e cristiana della loro esistenza. Per questo i responsabili si preoccuperanno anche di formare solidamente la coscienza morale dei fidanzati perché siano preparati per la libera e definitiva scelta del matrimonio che si esprimerà nel consenso mutuamente scambiato dinanzi alla Chiesa, con il patto coniugale.

37. Durante questo momento dell’itinerario, occorreranno incontri frequenti in un clima di dialogo, di amicizia, di preghiera, con la partecipazione di pastori e di catechisti. Essi dovranno sottolineare che « la famiglia… celebra il Vangelo della vita con la preghiera quotidiana, individuale e familiare: con essa loda e ringrazia il Signore per il dono della vita ed invoca la luce e forza per affrontare i momenti di difficoltà e di sofferenza, senza mai smarrire la speranza » (EV 93). Ed inoltre le coppie di sposi cristiani apostolicamente impegnate, in una visuale di sano ottimismo cristiano, possono contribuire a lumeggiare sempre meglio la vita cristiana nel contesto della vocazione al matrimonio e nella complementarità di tutte le vocazioni. Questo periodo, perciò, non sarà soltanto un approfondimento teorico, ma anche un cammino di formazione, in cui i fidanzati, con l’aiuto della grazia e fuggendo ogni forma di peccato, si preparano a donare se stessi come coppia a Cristo che sostiene, purifica, nobilita il fidanzamento e la vita coniugale. Acquista così pieno senso la castità prematrimoniale e squalifica le convivenze previe, i rapporti prematrimoniali, ed altre espressioni come il mariage coutumier nel processo di crescita dell’amore.

38. Secondo i sani principi pedagogici della gradualità e globalità della crescita della persona, la preparazione prossima non deve disattendere la formazione ai compiti sociali ed ecclesiali propri di coloro che dovranno, con il loro matrimonio, dare inizio alle nuove famiglie. L’intimità familiare non sia concepita come intimismo chiuso in se stesso, bensì come capacità di interiorizzare le ricchezze umane e cristiane, insite nella vita matrimoniale in vista di una sempre maggior donazione agli altri. La vita coniugale e familiare perciò, in una aperta concezione della famiglia, esige dai coniugi che si riconoscano soggetti che hanno diritti ma anche doveri nei riguardi della società e della chiesa. A questo riguardo sarà molto utile invitare a leggere e riflettere sui seguenti documenti della Chiesa che sono una densa ed incoraggiante fonte di saggezza umana e cristiana: la Familiaris Consortio, la Lettera alle Famiglie Gratissimam Sane, la Carta dei Diritti della Famiglia, l’Evangelium Vitae ed altri.

39. Così la preparazione prossima dei giovani farà comprendere che l’impegno che assumeranno con lo scambio del consenso « di fronte alla Chiesa », esige già nel periodo del fidanzamento di iniziare — abbandonando eventuali pratiche contrarie — un cammino di fedeltà vicendevole. Questo impegno umano verrà avvalorato dai doni specifici che lo Spirito Santo elargisce ai fidanzati che lo invocano.

40. Poiché l’amore cristiano viene purificato, perfezionato ed elevato dall’amore di Cristo verso la Chiesa (cfr. GS 49), i fidanzati imitino questo modello progredendo nella consapevolezza della donazione, sempre connessa con il mutuo rispetto e la rinuncia di sé che aiutano a crescere in esso. La reciproca donazione quindi coinvolge sempre più l’interscambio di doni spirituali e di sostegno morale, per una crescita di amore e di responsabilità. « Il dono della persona esige per sua natura di essere duraturo ed irrevocabile. L’indissolubilità del matrimonio scaturisce primariamente dall’essenza di tale dono: dono della persona alla persona. In questo vicendevole donarsi viene manifestato il carattere sponsale dell’amore » (Gratissimam Sane, 11).

41. La spiritualità sponsale, coinvolgendo l’esperienza umana, mai disgiunta dalla vita morale, ha la sua radice nel Battesimo e nella Confermazione. L’itinerario di preparazione dei fidanzati dovrà quindi annoverare un recupero dei dinamismi sacramentali con un particolare ruolo dei sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia. Il sacramento della Riconciliazione glorifica la misericordia divina verso la miseria umana, fa crescere la vitalità battesimale e i dinamismi propri della Confermazione. Di qui il potenziamento della pedagogia dell’amore redento che fa scoprire con meraviglia la grandezza della misericordia di Dio davanti al dramma dell’uomo, da Dio creato e più mirabilmente redento. L’Eucaristia, celebrando la memoria della donazione di Cristo alla Chiesa, sviluppa l’amore affettivo proprio del matrimonio nella donazione quotidiana al coniuge e ai figli, senza dimenticare e disattendere che « la celebrazione che dà significato ad ogni forma di preghiera e di culto è quella che s’esprime nell’esistenza quotidiana della famiglia, se è un’esistenza fatta di amore e donazione » (EV 93).

42. Per una così molteplice e armonica preparazione occorre reperire e formare adeguatamente degli incaricati «ad hoc». Sarà opportuno pertanto creare un gruppo, a diversi livelli, di agenti consapevoli di essere inviati dalla Chiesa, costituito specialmente da coppie di sposi cristiani, tra i quali non manchino, possibilmente, esperti in medicina, in legge, in psicologia, con un presbitero, perché siano preparati ai ruoli da svolgere.

43. Per questo i collaboratori e responsabili siano persone di sicura dottrina e fedeltà indiscussa al Magistero della Chiesa, in modo che possano trasmettere, con una sufficiente e approfondita conoscenza e con la testimonianza di vita, le verità di fede e le responsabilità connesse con il matrimonio. E’ più che ovvio che questi operatori pastorali, in quanto educatori, dovranno essere forniti anche di capacità di accoglienza dei fidanzati, qualunque sia la loro estrazione socio-culturale, la loro formazione intellettuale e le loro concrete capacità. Inoltre la loro testimonianza di vita fedele e di gioiosa donazione è condizione indispensabile per espletare il loro incarico. Da queste esperienze di vita e dai loro problemi umani potranno prendere spunto per illuminare i nubendi con la sapienza cristiana.

44. Questo implica un adeguato programma di formazione di agenti. Tale preparazione destinata ai formatori li renderà idonei ad esporre, con chiara adesione al Magistero della Chiesa, con idonea metodologia e con sensibilità pastorale, le linee fondamentali della preparazione al matrimonio, di cui abbiamo parlato, e a portare anche il contributo specifico, secondo la loro competenza, nella preparazione immediata di cui ai nn. 50-59. Gli operatori dovrebbero ricevere in appositi Istituti Pastorali la loro formazione ed essere accuratamente scelti dal Vescovo.

45. Il risultato finale di questo periodo di preparazione prossima sarà perciò costituito dalla chiara consapevolezza delle note essenziali del matrimonio cristiano: unità, fedeltà, indissolubilità, fecondità; la coscienza di fede circa la priorità della Grazia sacramentale, che associa gli sposi come soggetti e ministri del sacramento all’Amore di Cristo Sposo della Chiesa; la disponibilità a vivere la missione propria delle famiglie nel campo educativo sociale ed ecclesiale.

46. Come ricorda la Familiaris Consortio, l’itinerario formativo dei giovani fidanzati dovrà perciò prevedere: l’approfondimento della fede personale e la riscoperta del valore dei sacramenti e dell’esperienza di preghiera; la preparazione specifica alla vita a due « che, presentando il matrimonio come un rapporto interpersonale dell’uomo e della donna da svilupparsi continuamente, stimoli ad approfondire i problemi della sessualità coniugale e della paternità responsabile, con le conoscenze medico-biologiche essenziali che vi sono connesse, ed avvii alla familiarità con retti metodi di educazione dei figli, favorendo l’acquisizione degli elementi di base per un’ordinata conduzione della famiglia » (FC 66); la « preparazione all’apostolato familiare, alla fraternità e collaborazione con le altre famiglie, all’inserimento attivo in gruppi, associazioni, movimenti e iniziative che hanno per finalità il bene umano e cristiano della famiglia » (Ibid.).

Inoltre i nubendi siano aiutati preventivamente in modo da poter poi mantenere e coltivare l’amore coniugale; la comunicazione interpersonale-coniugale; le virtù e le difficoltà della vita coniugale; e come superare le inevitabili « crisi » coniugali.

47. Il centro, tuttavia, di tale preparazione dovrà essere costituito dalla riflessione di fede attraverso la Parola di Dio e la guida del Magistero sul sacramento del Matrimonio. I nubendi saranno quindi resi consapevoli che il diventare « una caro » (Mt 19, 6) in Cristo, in forza dello Spirito, con il matrimonio cristiano, significa imprimere alla propria esistenza una nuova conformazione della vita battesimale. Il loro amore diventerà, con il sacramento, espressione concreta dell’amore di Cristo per la sua Chiesa (cfr. LG 11). Sotto la luce della sacramentalità, gli stessi atti coniugali, la procreazione responsabile, l’azione educatrice, la comunione di vita, l’apostolicità e la missionarietà connesse con la vita di coniugi cristiani, sono da considerarsi momenti validi di esperienza cristiana. Cristo, anche se in modo non ancora sacramentale, sorregge e accompagna l’itinerario di grazia e di crescita dei fidanzati verso la partecipazione al suo mistero di unione con la Chiesa.

48. A proposito di un eventuale direttorio, che raccolga le migliori esperienze in ordine alla preparazione al matrimonio, sembra opportuno ricordare quanto il Santo Padre Giovanni Paolo II ha detto nel discorso di conclusione della Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia tenutasi dal 30 settembre al 5 ottobre dell’anno 1991: « E’ indispensabile che alla preparazione dottrinale vengano dati il tempo e la cura necessari. La sicurezza del contenuto deve essere il centro e l’obiettivo essenziale dei corsi, in una prospettiva che renda più cosciente la celebrazione del sacramento del Matrimonio e tutto ciò che ne scaturisce per la responsabilità della famiglia. Le questioni relative all’unità e all’indissolubilità del matrimonio, e quanto riguarda i significati dell’unione e della procreazione della vita coniugale e del suo atto specifico, debbono essere trattate con fedeltà ed accuratezza, secondo il chiaro insegnamento dell’Enciclica Humanae Vitae (cfr. 11-12). Ugualmente tutto ciò che concerne il dono della vita, che i genitori debbono accogliere in maniera responsabile, con gioia, come collaboratori del Signore. E’ bene che nei corsi sia privilegiato non solo ciò che si riferisce a una libertà matura e vigilante di coloro che desiderano contrarre matrimonio, ma anche alla missione propria dei genitori, primi educatori dei figli e primi evangelizzatori ».

Questo Pontificio Consiglio constata, con profonda soddisfazione, che cresce la corrente che porta a un maggiore impegno e consapevolezza sulla importanza e dignità del fidanzamento. Similmente esorta che la durata dei corsi specifici non sia breve al punto che si riducano ad una mera formalità. Dovranno invece poter fornire il tempo sufficiente per una buona e chiara presentazione degli argomenti fondamentali sopra indicati.3

Il corso può essere realizzato nelle singole parrocchie se il numero dei fidanzati è sufficiente e se ci sono collaboratori preparati, o nelle Vicarie episcopali o Vicarie foranee, forme o strutture di coordinamento parrocchiali. A volte possono essere realizzati da incaricati di Movimenti familiari, Associazioni o gruppi apostolici orientati da un sacerdote competente. E’ un campo che dovrebbe essere coordinato dall’organismo diocesano, che operi a nome del Vescovo. I contenuti, senza trascurare aspetti vari della psicologia, medicina e altre scienze umane, debbono essere centrati sulla dottrina naturale e cristiana del matrimonio.

49. In questa preparazione, specialmente oggi, occorre formare e rafforzare i nubendi nei valori che riguardano la difesa della vita. In modo peculiare, per il fatto che essi diventeranno chiesa domestica e « Santuario della vita » (EV92-94), faranno parte a nuovo titolo del « popolo della vita e per la vita » (EV 6, 101). La mentalità contraccettiva, oggi imperante in tanti luoghi, e le legislazioni permissive dilaganti con tutto ciò che comportano nel disprezzo della vita dal momento del concepimento alla morte, costituiscono un insieme di attacchi molteplici a cui è esposta la famiglia, ferendola nel più intimo della sua missione e impedendole lo sviluppo secondo le esigenze di una autentica crescita umana (cfr. Centesimus Annus, 39). Quindi oggi più di prima è necessaria una formazione delle menti e dei cuori dei componenti i nuovi focolari domestici a non conformarsi con le mentalità imperanti. Essi potranno così contribuire un giorno, con la loro vita di nuove famiglie, a creare e a sviluppare la cultura della vita rispettando e accogliendo, all’interno del loro amore, le nuove vite come testimonianza ed espressione dell’annuncio, celebrazione e servizio per ogni vita (EV 83-84, 86, 93).

C. Preparazione immediata

50. Ove sia stato percorso e recepito un congruo itinerario o corsi specifici durante il periodo della preparazione prossima (cfr. n. 32 ss.), le finalità della preparazione immediata potranno consistere nelle seguenti:

a) Sintetizzare il percorso dell’itinerario precedente specialmente nei contenuti dottrinali, morali e spirituali, colmando così le eventuali carenze di formazione di base;

b) Attuare delle esperienze di preghiera (ritiri spirituali, esercizi per nubendi) in cui l’incontro con il Signore possa far scoprire la profondità e la bellezza della vita soprannaturale;

c) Realizzare una congrua preparazione liturgica che preveda anche la partecipazione attiva dei nubendi, curando specialmente il sacramento della Riconciliazione;

d) Valorizzare, per una conoscenza più approfondita di ognuno, i colloqui canonicamente previsti con il parroco.

Queste finalità si conseguiranno con incontri speciali in modo intensivo.

51. L’utilità pastorale e la positiva esperienza dei corsi di preparazione al matrimonio porta a dispensare da essi soltanto per cause proporzionatamente gravi. Perciò, ove, per tali cause, si presentino coppie con l’urgente imminenza della celebrazione del matrimonio, senza la preparazione prossima, sarà cura del parroco e dei collaboratori offrire alcune occasioni per recuperare la conoscenza adeguata degli aspetti dottrinali, morali e sacramentali che sono stati esposti come propri della preparazione prossima e infine inserirli nella fase di preparazione immediata.

Ciò è richiesto per la necessità di personalizzare in concreto gli itinerari formativi, per cogliere ogni occasione volta ad approfondire il senso di quanto si compie nel sacramento, senza respingere, a motivo dell’assenza di alcune tappe di preparazione, coloro che rivelano una adeguata disposizione alla fede e al sacramento.

52. La preparazione immediata al sacramento del Matrimonio deve trovare occasioni adatte per iniziare i fidanzati al rito matrimoniale. In questa preparazione, oltre ad approfondire la dottrina cristiana sul matrimonio e la famiglia con particolare riguardo ai doveri morali, i nubendi debbono essere guidati a prendere parte consapevole ed attiva alla celebrazione nuziale, intendendo anche il significato dei gesti e dei testi liturgici.

53. Questa preparazione al sacramento del Matrimonio dovrebbe essere il coronamento di una catechesi che aiuti i fidanzati cristiani a ripercorrere consapevolmente il loro itinerario sacramentale. E’ importante che essi sappiano che si uniscono nel matrimonio in quanto battezzati in Cristo, che nella loro vita familiare si debbono comportare in sintonia con lo Spirito Santo. Conviene quindi che i futuri sposi si dispongano alla celebrazione del matrimonio affinché sia valida, degna e fruttuosa, ricevendo il sacramento della Penitenza (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1622). La preparazione liturgica del sacramento del Matrimonio deve valorizzare gli elementi rituali attualmente disponibili. Per un più chiaro rapporto fra il sacramento nuziale e il mistero pasquale, la celebrazione del matrimonio è normalmente inserita nella celebrazione eucaristica.

54. Poiché la Chiesa si rende visibile nella diocesi e questa si articola nelle parrocchie, si comprende come tutta la preparazione canonico-pastorale al matrimonio faccia capo all’ambito parrocchiale e diocesano. E’ quindi più conforme al significato ecclesiale del sacramento che il matrimonio venga celebrato di norma (CIC can. 1115) nella chiesa della comunità parrocchiale a cui appartengono gli sposi.

È augurabile che l’intera comunità parrocchiale prenda parte a questa celebrazione, intorno alle famiglie e agli amici dei nubendi. Nelle varie diocesi si diano disposizioni in merito, tenendo conto delle situazioni locali, ma anche favorendo decisamente un’azione pastorale veramente ecclesiale.

55. Si invitino coloro che prenderanno parte attiva alla azione liturgica a disporsi opportunamente anche al sacramento della Riconciliazione e dell’Eucaristia. Ai testimoni si spieghi che essi sono non solo garanti di un atto giuridico, ma anche rappresentanti della comunità cristiana, che partecipa per loro mezzo ad un atto sacramentale che la riguarda, poiché una nuova famiglia è una cellula della Chiesa. Per il suo essenziale carattere sociale il matrimonio richiede una partecipazione della società e questa viene espressa dalla presenza dei testimoni.

56. La famiglia è il luogo più adatto ove i genitori, in virtù del sacerdozio comune, possono compiere gesti sacri ed amministrare alcuni sacramentali, a giudizio dell’Ordinario del luogo, come ad esempio nelle circostanze della Iniziazione Cristiana, negli avvenimenti lieti o dolorosi della vita quotidiana, nella Benedizione della mensa. Un posto peculiare va dato alla preghiera familiare. Essa creerà un clima di fede all’interno del focolare e sarà mezzo per vivere, nei confronti dei figli, una paternità-maternità più piena, educandoli alla preghiera ed introducendoli alla progressiva scoperta del mistero di Dio e al colloquio personale con Lui. Si rammentino i genitori che, attraverso l’educazione dei figli, assolvono la loro missione di annunciare il Vangelo della vita (cfr. EV 92).

57. La preparazione immediata è un’occasione propizia per iniziare una pastorale matrimoniale e familiare ininterrotta. Da questo punto di vista bisogna fare in modo che gli sposi conoscano la loro missione nella Chiesa. In questo possono essere aiutati dalla ricchezza che offrono i distinti movimenti familiari, per coltivare la spiritualità coniugale e familiare ed il modo di portare avanti i loro compiti all’interno della famiglia, nella Chiesa e nella società.

58. La preparazione dei fidanzati sia accompagnata da sincera e profonda devozione a Maria, Madre della Chiesa, Regina della famiglia; gli stessi fidanzati siano educati a saper cogliere che la presenza di Maria è attiva come nella Grande Chiesa, così nella famiglia, Chiesa Domestica; siano altresì educati a imitare Maria nelle sue virtù. Così la Sacra Famiglia, cioè il focolare di Maria, Giuseppe e Gesù, farà scoprire ai fidanzati « come è dolce e insostituibile l’educazione in famiglia » (Paolo VI, Discorso a Nazareth, 5, I, 1964).

59. La segnalazione di quanto viene proposto creativamente nelle varie comunità per rendere più profonde e adeguate anche queste fasi della preparazione prossima ed immediata sarà un dono ed un arricchimento per tutta la Chiesa.

III

LA CELEBRAZIONE DEL MATRIMONIO

60. La preparazione al matrimonio sfocia nella vita coniugale, attraverso la celebrazione del sacramento. Essa è culmine del cammino di preparazione compiuto dai fidanzati e sorgente e origine della vita coniugale. Pertanto la celebrazione non può essere ridotta a sola cerimonia, frutto di culture e di condizionamenti sociologici. Tuttavia lodevoli consuetudini proprie dei diversi popoli o etnie possono essere assunte nella celebrazione (cfr. Sacrosanctum Concilium, 77; FC 67), a patto che esse esprimano innanzitutto il radunarsi della assemblea ecclesiale come segno della fede della Chiesa, che riconosce nel sacramento la presenza del Signore Risorto che unisce gli sposi all’Amore Trinitario.

61. Spetta ai Vescovi, attraverso le Commissioni liturgiche diocesane, dare precise disposizioni e sorvegliarne l’attuazione pratica, perché nella celebrazione del matrimonio si attui l’indicazione data all’articolo 32 della Costituzione sulla Liturgia, in modo che appaia anche esternamente l’uguaglianza dei fedeli ed inoltre sia evitata ogni apparenza di lusso. Si favorisca in tutti i modi la partecipazione attiva delle persone presenti alla celebrazione nuziale. Si diano sussidi idonei per cogliere e gustare la ricchezza del rito.

62. Memori che dove due o tre sono radunati nel nome di Cristo (cfr. Mt 18, 20) Egli è ivi presente, la celebrazione, con stile sobrio (stile che deve continuare anche nei festeggiamenti), non solo deve essere espressione della comunità di fede, ma deve essere anche motivo di lode al Signore. Celebrare lo sposalizio nel Signore e dinanzi alla Chiesa significa professare che il dono di grazia fatto ai coniugi dalla presenza e dall’amore di Cristo e del Suo Spirito esige una risposta operativa, con una vita di culto in spirito e verità, nella famiglia cristiana, « Chiesa domestica ». Proprio perché la celebrazione venga compresa non solo come atto legale, ma anche quale momento di storia della salvezza nei coniugi, e tramite il loro sacerdozio comune, per il bene della Chiesa e della società, sarà opportuno che tutti i presenti siano aiutati a partecipare attivamente alla celebrazione stessa.

63. Sarà pertanto premura di chi presiede far ricorso alle possibilità che lo stesso rituale offre, specialmente nella sua seconda edizione tipica promulgata nel 1991 dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, per mettere in evidenza il ruolo di ministri del sacramento del Matrimonio che, per i cristiani di Rito latino, è proprio degli sposi, e il valore sacramentale della celebrazione comunitaria. Gli sposi, con la formula dello scambio del consenso, potranno sempre ricordare l’aspetto personale, ecclesiale e sociale che da essa deriva per tutta la loro vita come dono dell’uno all’altro fino alla morte.4

Il Rito orientale riserva per il sacerdote assistente il ruolo di ministro del matrimonio. In ogni caso la presenza del sacerdote o del ministro a ciò deputato è necessaria, secondo la legge della Chiesa, per la validità dell’unione matrimoniale e manifesta chiaramente il senso pubblico e sociale dell’alleanza sponsale tanto per la Chiesa come per l’intera società.

64. Preso atto che il matrimonio, in via ordinaria, si celebra durante la Messa (cfr. Sacrosanctum Concilium, 78; FC 57), quando si tratti di un matrimonio tra parte cattolica e parte battezzata non cattolica, la celebrazione si svolgerà a norma delle speciali disposizioni liturgico-canoniche (cfr. Ordo Celebrandi Matrimonium = OCM 79-117).

65. La celebrazione risulterà più attivamente partecipata se si farà uso di apposite monizioni che introducono nel senso dei testi liturgici e nel contenuto delle preghiere. La sobrietà delle stesse monizioni dovrà favorire il raccoglimento e la comprensione dell’importanza della celebrazione (cfr. OCM 52, 59, 65, 87, 93, 99), evitando che la celebrazione si risolva in un momento didattico.

66. Il celebrante che presiede5 e che rende manifesto all’assemblea il senso ecclesiale di quell’impegno coniugale, cercherà di coinvolgere attivamente i nubendi insieme con i parenti e i testimoni, alla comprensione della struttura del rito, specialmente di quelle parti che lo caratterizzano, quali: la parola di Dio, il consenso scambiato e ratificato, la benedizione dei segni che ricordano il matrimonio (anelli ecc.), la solenne benedizione sugli sposi, il ricordo degli sposi nel cuore della Preghiera Eucaristica. « Le diverse Liturgie sono ricche di preghiere di benedizione e di epiclesi che chiedono a Dio la sua grazia e la benedizione sulla nuova coppia, specialmente sulla sposa » (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1624). Inoltre occorrerà spiegare il gesto dell’imposizione delle mani sui « soggetti-ministri » del sacramento. Lo stare ritti, lo scambio di pace o altri riti determinati dalle competenti autorità, etc. saranno appositamente richiamati all’attenzione di tutti i presenti.

67. Chi presiede, per giungere ad uno stile celebrativo sobrio e nobile nello stesso tempo, dovrà essere aiutato dalla presenza di ministranti, di persone che animino e aiutino il canto da parte dei fedeli, guidino le risposte e facciano la proclamazione della Parola di Dio. Con una particolare e concreta attenzione ai nubendi e alla loro situazione, il celebrante, evitando in modo assoluto le preferenze di persona, dovrà egli stesso commisurarsi sulla verità dei segni, che l’azione liturgica usa. Così nell’accogliere e salutare i nubendi, i loro genitori se presenti, i testimoni e gli astanti, sarà l’interprete vivo della comunità che accoglie i nubendi.

68. La proclamazione della Parola di Dio sia fatta da lettori idonei e preparati. Essi possono essere scelti anche tra i presenti, specie i testimoni, i familiari, gli amici, però non sembra opportuno che siano gli stessi nubendi: loro sono infatti i primi destinatari della Parola di Dio proclamata. La scelta però delle letture può essere fatta d’accordo con i fidanzati, nella fase della preparazione immediata. In tale modo faranno più facilmente tesoro della Parola di Dio per tradurla in pratica.

69. L’omelia, che si deve sempre tenere, avrà il suo centro nella presentazione del « mistero grande » che si sta celebrando dinanzi a Dio, alla Chiesa e alla società. « San Paolo sintetizza il tema della vita familiare con la parola: “grande mistero” » (cfr. Ef 5, 32; Gratissimam Sane, 19). Partendo dai testi proclamati della Parola di Dio oe dalle preghiere liturgiche, si dovrà illuminare il sacramento e quindi illustrare le conseguenze nella vita degli sposi e delle famiglie. Si evitino gli accenni superflui alle persone degli sposi.

70. Le offerte possono essere portate dagli stessi sposi all’altare, se il rito si svolge con la celebrazione della Messa. In ogni caso la preghiera dei fedeli, convenientemente preparata, non sia né prolissa, né priva di concretezza. La Santa Comunione, secondo l’opportunità pastorale, potrà essere fatta sotto le due specie.

71. Si curerà che i particolari della celebrazione matrimoniale siano caratterizzati da uno stile di sobrietà, di semplicità, di autenticità. Il tono di festa non dovrà affatto essere disturbato dallo sfarzo eccessivo.

72. La solenne benedizione sugli sposi sta a ricordare che, nel sacramento del Matrimonio, viene pure invocato il dono dello Spirito, per mezzo del quale i coniugi sono resi più costanti nella mutua concordia e spiritualmente sostenuti nel compimento della loro missione ed anche nelle difficoltà della vita futura. Sarà certamente conveniente, nel quadro di questa celebrazione, presentare come modello di vita per gli sposi cristiani quello della Sacra Famiglia di Nazareth.

73. Mentre per quanto riguarda i periodi di preparazione remota, prossima e immediata, è bene raccogliere le esperienze in atto, al fine di raggiungere un forte cambiamento di mentalità e di prassi circa la celebrazione, la cura degli operatori pastorali dovrà essere posta nel seguire e far comprendere quanto è già fissato e stabilito dal rituale liturgico. E’ ovvio che tale comprensione dipenderà da tutto il processo della preparazione e dal livello di maturità cristiana della comunità.

* * *

Chiunque può prendere atto che qui sono proposti alcuni elementi per una organica preparazione dei fedeli chiamati al sacramento del Matrimonio. È auspicabile che le giovani coppie siano opportunamente accompagnate, specie nel primo quinquennio di vita coniugale, da corsi post-matrimoniali, da svolgersi nelle parrocchie o vicarie foranee, a norma del Direttorio per la Pastorale della Famiglia di cui si è detto sopra ai nn. 14, 15, riallacciandosi all’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio, 66.

Il Pontificio Consiglio per la Famiglia affida alle Conferenze Episcopali le presenti linee-guida per i loro propri direttori.

La sollecitudine delle Conferenze Episcopali e dei singoli Vescovi farà sì che diventino operative nelle comunità ecclesiali. Così ogni fedele terrà meglio presente che il sacramento del Matrimonio, mistero grande (Ef. 5, 21ss), è vocazione per tanti nel Popolo di Dio.

Città del Vaticano, 13 maggio 1996

Alfonso Cardinal López Trujillo 
Presidente del Pontificio Consiglio 
per la Famiglia

+ S.E.R. Mons. Francisco Gil Hellín 
Segretario

La famiglia e l’economia nel futuro della società

La famiglia e l’economia nel futuro della società

Roma, 9 marzo 1996

Eminenza, 
Signore e Signori,

1.È una gioia per me dare il benvenuto ai partecipanti a questo Incontro internazionale sul rapporto fra famiglia ed economia organizzato dal Pontifico Consiglio per la Famiglia. Poiché la famiglia è la cellula fondamentale della società, la sua vita, la sua armonia e la sua stabilità hanno delle conseguenze su tutti gli aspetti del benessere e del progresso umani e non da ultimo sullo sviluppo delle economie locali e nazionali, così come sulla stessa economia mondiale. È questo l’oggetto delle vostre riflessioni di questi giorni.

2.Molti aspetti dell’economia condizionano fortemente la vita e l’armonia delle famiglie. Il fenomeno della povertà e del sottosviluppo colpisce duramente l’istituzione della famiglia. Varie limitazioni e privazioni rendono molto difficile la missione che Dio ha voluto per i genitori e per i figli. Esistono problemi riguardanti l’alimentazione, le abitazioni, l’igiene e l’istruzione. Essi sono aggravati dalla disoccupazione e dalla mancanza di una remunerazione adeguata che permetta alle famiglie di vivere con dignità. In molti Paesi i sistemi fiscali penalizzano le famiglie o peggiorano le loro condizioni economiche. Nelle società occidentali in particolare, i giovani, di fronte alle gravi incertezze economiche, sono frequentemente tentati di rimandare il momento del matrimonio e della formazione di una propria famiglia. Non potete trascurare nelle vostre riflessioni gli effetti negativi che la disgregazione della famiglia sortisce sul tessuto sociale, con gli ingenti costi che ciò provoca. È paradossale che in questa situazione spesso le autorità politiche sembrano incapaci di adottare delle misure, inclusi gli investimenti economici, che rafforzino l’istituzione familiare e rendano le famiglie ancora una volta le principali protagoniste delle politiche familiari.

3.Trattando del rapporto fra la famiglia e l’economia, non potete non affrontare il problema del lavoro delle donne al di fuori del focolare domestico. Oggi, in generale il problema non consiste nel diritto delle donne a far parte della forza lavoro o a fare carriera. Il problema urgente consiste nel dare la possibilità alle mogli e alle madri che lavorano di prestare il loro insostituibile servizio all’interno della famiglia in quanto comunità di amore e santuario di vita.

4.Un altro motivo di interesse per voi deve essere quello dell’istruzione che rappresenta un elemento di grande importanza per la vita economica della famiglia e della società. Pur implicando una serie di condizioni e un investimento di beni e di energie che hanno un grande peso sull’economia, l’istruzione non può essere subordinata a esigenze meramente economiche, poiché essa riguarda lo sviluppo integrale e il benessere degli individui e della società. In questa prospettiva dovrebbe essere presa in considerazione l’importanza dei valori morali e religiosi per la vitalità economica delle famiglie e delle comunità. È sufficiente menzionare i valori morali e religiosi che sono alla base dell’unità e della pace nelle famiglie, dell’integrità morale, dell’amore per il lavoro e per il risparmio, del progresso culturale e della solidarietà sociale, così come della forza spirituale e morale necessaria per evitare uno sperpero edonistico ed egoistico delle risorse economiche e delle energie umane.

5.Sono certo che capirete che il problema fondamentale su cui la Chiesa intende ascoltare la vostra opinione di esperti è il seguente: in che modo la società può organizzare l’economia cosicché i coniugi possano avere il tempo e la tranquillità necessari per stare insieme, per avere e per allevare i figli, per tutte quelle cose che rendono la casa e la vita familiare il luogo della realizzazione umana? Vi ringrazio perché ponete la vostra saggezza e la vostra esperienza al servizio della soluzione di questo grave problema. Che il Signore benedica voi e i vostri sforzi. Che effonda su di voi e sulle vostre famiglie la sua grazia e la sua pace.

© Copyright 1996 – Libreria Editrice Vaticana

SESSUALITÀ UMANA: VERITÀ E SIGNIFICATO.

SESSUALITÀ UMANA: VERITÀ E SIGNIFICATO.

Orientamenti educativi in famiglia

PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA

INTRODUZIONE

La situazione e il problema

1. Tra le molteplici difficoltà che i genitori incontrano oggi, pur tenendo in debito conto i diversi contesti culturali, vi è certamente quella di poter offrire ai figli un’adeguata preparazione alla vita adulta, in particolare per quanto riguarda l’educazione al vero significato della sessualità. Le ragioni di questa difficoltà, che non è d’altronde del tutto nuova, sono diverse.

In passato, allorquando da parte della famiglia non si forniva un’esplicita educazione sessuale, tuttavia la cultura generale, improntata al rispetto dei valori fondamentali, serviva oggettivamente a proteggerli e a conservarli. Il venir meno dei modelli tradizionali nella gran parte delle società, sia nei paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo, ha lasciato i figli privi di indicazioni univoche e positive, mentre i genitori si sono trovati impreparati a dare le risposte adeguate. Questo nuovo contesto è poi aggravato da un oscuramento della verità sull’uomo a cui assistiamo e in cui agisce, fra l’altro, una pressione verso la banalizzazione del sesso. Vi è così una cultura in cui la società e i mass-media offrono al riguardo il più delle volte una informazione spersonalizzata, ludica, spesso pessimista e peraltro senza riguardo per le diverse tappe di formazione e di evoluzione dei fanciulli e dei giovani, sotto l’influsso di un distorto concetto individualista di libertà e in un contesto privo di valori fondati sulla vita, sull’amore umano e sulla famiglia.

La scuola poi, che si è resa disponibile a svolgere programmi di educazione sessuale, lo ha fatto spesso sostituendosi alla famiglia e il più delle volte con intenti puramente informativi. Talora si giunge ad una vera deformazione delle coscienze. I genitori stessi, a motivo della difficoltà e della mancanza di preparazione, hanno in tanti casi rinunciato al loro compito in questo campo o hanno inteso delegarlo ad altri.

In questa situazione molti genitori cattolici si rivolgono alla Chiesa, affinché essa si faccia carico di offrire una guida e dei suggerimenti per l’educazione dei figli, soprattutto nella fase della fanciullezza e dell’adolescenza. In particolare, i genitori stessi manifestano talvolta le loro difficoltà di fronte all’insegnamento che viene impartito nella scuola e quindi riportato dai figli a casa. Il Pontificio Consiglio per la Famiglia ha così ricevuto ripetute e pressanti richieste perché si possa dare una direttiva di sostegno ai genitori in questo delicato settore educativo.

2. Il nostro Dicastero, cosciente di questa dimensione familiare dell’educazione all’amore e al retto vivere la propria sessualità, intende proporre alcune linee-guida di carattere pastorale, attingendo alla sapienza che proviene dalla Parola del Signore e ai valori che hanno illuminato l’insegnamento della Chiesa, nella consapevolezza dell’« esperienza di umanità » che è propria della comunità dei credenti.

Vogliamo, dunque, anzitutto collegare questo sussidio con il contenuto fondamentale relativo alla verità e al significato del sesso, nel quadro di una antropologia genuina e ricca. Offrendo questa verità, siamo consapevoli che « chiunque è dalla verità » (Gv 18,37) ascolta la Parola di Colui che è la stessa Verità in persona (cf Gv 14,6).

Questa guida non vuol essere né una trattazione di teologia morale né un compendio di psicologia, ma vuol tenere in debito conto le acquisizioni della scienza, le condizioni socio-culturali della famiglia e la proposta dei valori evangelici che conservano per ogni età freschezza sorgiva e possibilità di incarnazione concreta.

3. Alcune indubitabili certezze sorreggono la Chiesa in questo campo e hanno guidato anche la stesura del presente documento.

L’amore, che si alimenta e si esprime nell’incontro dell’uomo e della donna, è dono di Dio; è perciò forza positiva, orientata alla loro maturazione in quanto persone; è anche una preziosa riserva per il dono di sé che tutti, uomini e donne, sono chiamati a compiere per la loro propria realizzazione e felicità, in un piano di vita che rappresenta la vocazione di ognuno. L’uomo, infatti, è chiamato all’amore come spirito incarnato, cioè anima e corpo nell’unità di persona. L’amore umano abbraccia pure il corpo e il corpo esprime anche l’amore spirituale.1 La sessualità quindi non è qualcosa di puramente biologico, ma riguarda piuttosto il nucleo intimo della persona. L’uso della sessualità come donazione fisica ha la sua verità e raggiunge il suo pieno significato, quando è espressione della donazione personale dell’uomo e della donna fino alla morte. Questo amore è esposto tuttavia, così come tutta la vita della persona, alla fragilità dovuta al peccato originale e risente, in molti contesti socio-culturali, di condizionamenti negativi e talora devianti e traumatici. La redenzione del Signore, però, ha reso una realtà possibile, e un motivo di gioia, la pratica positiva della castità, tanto per coloro che hanno la vocazione al matrimonio — sia prima, durante la preparazione, sia dopo, lungo l’arco della vita coniugale — come pure per coloro che hanno il dono di una chiamata speciale alla vita consacrata.

4. Nell’ottica della redenzione e nel cammino formativo degli adolescenti e dei giovani, la virtù della castità, che si colloca all’interno della temperanza — virtù cardinale che nel battesimo è stata elevata e impreziosita dalla grazia —, non va intesa come un’attitudine repressiva, ma, al contrario, come la trasparenza e, ad un tempo, la custodia di un dono ricevuto, prezioso e ricco, quello dell’amore, in vista del dono di sé che si realizza nella vocazione specifica di ognuno. La castità è dunque quella « energia spirituale che sa difendere l’amore dai pericoli dell’egoismo e dell’aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione ».2

Il Catechismo della Chiesa Cattolica così descrive e, in un certo senso, definisce la castità: « La castità esprime la positiva integrazione della sessualità nella persona e conseguentemente l’unità interiore dell’uomo nel suo essere corporeo e spirituale ».3

5. La formazione alla castità, nel quadro dell’educazione del giovane alla realizzazione e al dono di sé, implica la collaborazione prioritaria dei genitori anche nella formazione ad altre virtù, come la temperanza, la fortezza, la prudenza. La castità come virtù non può esistere senza la capacità della rinuncia, del sacrificio, dell’attesa.

Donando la vita, i genitori cooperano con il potere creatore di Dio e ricevono il dono di una nuova responsabilità: quella non solo di nutrire e soddisfare i bisogni materiali e culturali dei loro figli, ma soprattutto di trasmettere loro la verità vissuta della fede e di educarli all’amore di Dio e del prossimo. Tale è il loro primo dovere in seno alla « chiesa domestica ».4

La Chiesa ha sempre affermato che i genitori hanno il dovere e il diritto di essere i primi e principali educatori dei loro figli.

Riprendendo il Concilio Vaticano II, il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda: « I giovani devono essere adeguatamente e tempestivamente istruiti, soprattutto in seno alla propria famiglia, sulla dignità dell’amore coniugale, sulla sua funzione e le sue espressioni ».5

6. Le provocazioni, provenienti oggi dalla mentalità e dall’ambiente, non possono scoraggiare i genitori. Da una parte, infatti, occorre ricordare che i cristiani, fin dalla prima evangelizzazione, hanno dovuto affrontare simili sfide dell’edonismo materialistico. Inoltre, « la nostra civiltà, che pur registra tanti aspetti positivi sul piano sia materiale che culturale, dovrebbe rendersi conto di essere, da diversi punti di vista, una civiltà malata, che genera profonde alterazioni nell’uomo. Perché si verifica questo? La ragione sta nel fatto che la nostra società s’è distaccata dalla piena verità sull’uomo, dalla verità su ciò che l’uomo e la donna sono come persone. Di conseguenza, essa non sa comprendere in maniera adeguata che cosa veramente siano il dono delle persone nel matrimonio, l’amore responsabile al servizio della paternità e della maternità, l’autentica grandezza della generazione e dell’educazione ».6

7. E perciò indispensabile l’opera educativa dei genitori, i quali se « nel donare la vita prendono parte all’opera creatrice di Dio, mediante l’educazione essi diventano partecipi della sua paterna ed insieme materna pedagogia… Per mezzo di Cristo ogni educazione, in famiglia e fuori, viene inserita nella dimensione della pedagogia divina, che è rivolta agli uomini e alle famiglie e che culmina nel mistero pasquale della morte e risurrezione del Signore ».7

I genitori nel loro compito, talora delicato e arduo, non devono, pertanto, scoraggiarsi, ma confidare nel sostegno di Dio Creatore e di Cristo Redentore, ricordando che la Chiesa prega per loro con le parole che il Papa Clemente I rivolgeva al Signore per tutti coloro che esercitano nel Suo nome l’autorità: « O Signore, dona loro salute, pace, concordia, costanza, affinché possano esercitare, senza ostacolo, il potere sovrano che loro hai conferito. Sei Tu, o Signore, re celeste dei secoli, che doni ai figli degli uomini la gloria, l’onore, il potere sulla terra. Perciò dirigi Tu, o Signore, le loro decisioni a fare ciò che è bello e che ti è gradito; e così possano esercitare il potere, che Tu hai loro conferito con religiosità, con pace, con clemenza e siano degni della tua misericordia ».8

D’altronde, i genitori, avendo donato la vita ed avendola accolta in un clima d’amore, sono ricchi di un potenziale educativo che nessun altro detiene: essi conoscono in un modo unico i propri figli, nella loro irripetibile singolarità e, per esperienza, possiedono i segreti e le risorse dell’amore vero.

I

CHIAMATI AL VERO AMORE

8. L’uomo, in quanto immagine di Dio, è creato per amare. Questa verità ci è stata rivelata pienamente nel Nuovo Testamento, assieme al mistero della vita intratrinitaria: « Dio è amore (1 Gv 4,8) e vive in se stesso un mistero di comunione personale di amore. Creandola a sua immagine…, Dio iscrive nell’umanità dell’uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell’amore e della comunione. L’amore è, pertanto, la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano ».1 Tutto il senso della propria libertà, e dell’autodominio conseguente, è quindi orientato al dono di sé nella comunione e nell’amicizia con Dio e con gli altri.2

L’amore umano come dono di sé

9. La persona è, quindi, capace di un tipo di amore superiore: non quello della concupiscenza, che vede solo oggetti con cui soddisfare i propri appetiti, ma quello di amicizia e di oblatività, in grado di riconoscere e amare le persone per se stesse. E un amore capace di generosità, a somiglianza dell’amore di Dio; si vuol bene all’altro perché lo si riconosce degno di essere amato. E un amore che genera la comunione tra persone, poiché ciascuno considera il bene dell’altro come proprio. E un dono di sé fatto a colui che si ama, in cui si scopre, si attua la propria bontà nella comunione di persone e s’impara il valore di essere amato e di amare.

Ogni uomo è chiamato all’amore di amicizia e di oblatività; ed è liberato dalla tendenza all’egoismo dall’amore altrui: in primo luogo dai genitori o dai loro sostituti e, in definitiva, da Dio, da cui procede ogni amore vero e nel cui amore soltanto l’uomo scopre fino a che punto è amato. Qui si trova la radice della forza educatrice del cristianesimo: « L’uomo è amato da Dio! E questo il semplicissimo e sconvolgente annuncio del quale la Chiesa è debitrice all’uomo ».3 E così che Cristo ha svelato all’uomo la sua vera identità: « Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del Suo amore svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione ».4

L’amore rivelato da Cristo « cui l’apostolo Paolo ha dedicato un inno nella Prima Lettera ai Corinzi… è certamente un amore esigente. Ma proprio in questo sta la sua bellezza: nel fatto di essere esigente, perché in questo modo costituisce il vero bene dell’uomo e lo irradia anche sugli altri ».5 Pertanto è un amore che rispetta la persona e la edifica perché « l’amore è vero quando crea il bene delle persone e delle comunità, lo crea e lo dona agli altri ».6

L’amore e la sessualità umana

10. L’uomo è chiamato all’amore e al dono di sé nella sua unità corporeo-spirituale. Femminilità e mascolinità sono doni complementari, per cui la sessualità umana è parte integrante della concreta capacità di amore che Dio ha iscritto nell’uomo e nella donna. « La sessualità è una componente fondamentale della personalità, un suo modo di essere, di manifestarsi, di comunicare con gli altri, di sentire, di esprimere e di vivere l’amore umano ».7 Questa capacità di amore come dono di sé ha, pertanto, una sua « incarnazione » nel carattere sponsale del corpo, in cui si iscrive la mascolinità e la femminilità della persona. « Il corpo umano, con il suo sesso, e la sua mascolinità e femminilità, visto nel mistero stesso della creazione, è non soltanto sorgente di fecondità e di procreazione, come in tutto l’ordine naturale, ma racchiude fin “dal principio” l’attributo “sponsale”, cioè la capacità di esprimere l’amore: quell’amore appunto nel quale l’uomo-persona diventa dono e — mediante questo dono — attua il senso stesso del suo essere ed esistere ».8 Ogni forma di amore sarà sempre connotata da questa caratterizzazione maschile e femminile.

11. La sessualità umana è, quindi, un Bene: parte da quel dono creato che Dio vide essere « molto buono » quando creò la persona umana a sua immagine e somiglianza, e « uomo e donna li creò » (Gn 1,27). In quanto modalità di rapportarsi e aprirsi agli altri, la sessualità ha come fine intrinseco l’amore, più precisamente l’amore come donazione e accoglienza, come dare e ricevere. La relazione tra un uomo e una donna è essenzialmente una relazione d’amore: « La sessualità, orientata, elevata e integrata dall’amore, acquista vera qualità umana ».9 Quando tale amore si attua nel matrimonio, il dono di sé esprime, tramite il corpo, la complementarità e la totalità del dono; l’amore coniugale diviene, allora, forza che arricchisce e fa crescere le persone e, nello stesso tempo, contribuisce ad alimentare la civiltà dell’amore; quando invece manca il senso e il significato del dono nella sessualità, subentra « una civiltà delle “cose” e non delle “persone”; una civiltà in cui le persone si usano come si usano le cose. Nel contesto della civiltà del godimento, la donna può diventare per l’uomo un oggetto, i figli un ostacolo per i genitori ».10

12. Al centro della coscienza cristiana dei genitori e dei figli va posta questa grande verità e questo fatto fondante: il dono di Dio. Si tratta del dono che Dio ci ha fatto chiamandoci alla vita e ad esistere come uomo o donna in un’esistenza irripetibile e carica di inesauribile possibilità di sviluppo spirituale e morale: « La vita umana è un dono ricevuto per essere a sua volta donato ».11 « Il dono rivela, per così dire, una particolare caratteristica dell’esistenza personale, anzi della stessa essenza della persona. Quando Dio (Javhé) dice che “non è bene che l’uomo sia solo” (Gn 2,18), afferma che da “solo” l’uomo non realizza totalmente questa essenza. La realizza soltanto esistendo “con qualcuno” — e ancor più profondamente e più completamente: esistendo “per qualcuno” ».12 E nell’apertura all’altro e nel dono di sé che si realizza l’amore coniugale nella forma di donazione totale che è propria di questo stato. Ed è sempre nel dono di sé, sostenuto da una speciale grazia, che prende significato la vocazione alla vita consacrata, « modo eminente di dedicarsi più facilmente a Dio solo, con cuore indiviso »13 per servirlo più pienamente nella Chiesa. In ogni condizione e stato di vita, comunque, questo dono viene reso ancor più mirabile dalla grazia redentrice, per la quale diveniamo « partecipi della natura divina » (2 Pt 1,4) e siamo chiamati a vivere insieme la comunione soprannaturale di carità con Dio e con i fratelli. I genitori cristiani, anche nelle situazioni più delicate, non possono dimenticare che, a fondamento di tutta la storia personale e domestica, c’è il dono di Dio.

13. « In quanto spirito incarnato, cioè anima che si esprime nel corpo e corpo informato da uno spirito immortale, l’uomo è chiamato all’amore in questa sua totalità unificata. L’amore abbraccia anche il corpo umano e il corpo è reso partecipe dell’amore spirituale ».14 Alla luce della Rivelazione cristiana va letto il significato interpersonale della stessa sessualità: « La sessualità caratterizza l’uomo e la donna non solo sul piano fisico, ma anche su quello psicologico e spirituale, improntando ogni loro espressione. Tale diversità, connessa alla complementarità dei due sessi, risponde compiutamente al disegno di Dio secondo la vocazione a cui ciascuno è chiamato ».15

L’amore coniugale

14. Quando l’amore è vissuto nel matrimonio, esso comprende ed oltrepassa l’amicizia e si realizza tra un uomo e una donna che si donano nella totalità, rispettivamente secondo la propria mascolinità e femminilità, fondando con il patto coniugale quella comunione di persone in cui Dio ha voluto che venisse concepita, nascesse e si sviluppasse la vita umana. A questo amore coniugale, e soltanto a questo, appartiene la donazione sessuale, che si « realizza in modo veramente umano, solo se è parte integrante dell’amore con cui l’uomo e la donna si impegnano totalmente l’uno verso l’altra fino alla morte ».16 Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda: « Nel matrimonio l’intimità corporale degli sposi diventa un segno e un pegno della comunione spirituale. Tra i battezzati, i legami del matrimonio sono santificati dal sacramento ».17

L’amore aperto alla vita

15. Segno rivelatore dell’autenticità dell’amore coniugale è l’apertura alla vita: « Nella sua realtà più profonda, l’amore è essenzialmente dono e l’amore coniugale, mentre conduce gli sposi alla reciproca “conoscenza”…, non si esaurisce all’interno della coppia, poiché li rende capaci della massima donazione possibile, per la quale diventano cooperatori con Dio per il dono della vita ad una nuova persona umana. Così i coniugi, mentre si donano tra loro, donano al di là di se stessi la realtà del figlio, riflesso vivente del loro amore, segno permanente dell’unità coniugale e sintesi viva e indissociabile del loro essere padre e madre ».18 È a partire da questa comunione di amore e di vita che i coniugi attingono quella ricchezza umana e spirituale e quel clima positivo per offrire ai figli il sostegno dell’educazione all’amore e alla castità.

II

AMORE VERO E CASTITÀ

16. Sia l’amore verginale sia quello coniugale, che sono, come diremo più avanti, le due forme in cui si realizza la vocazione della persona all’amore, richiedono per il loro sviluppo l’impegno a vivere la castità, per ciascuno conformemente al proprio stato. La sessualità — come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica — « diventa personale e veramente umana allorché è integrata nella relazione da persona a persona, nel dono reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell’uomo e della donna ».1 E ovvio che la crescita nell’amore, in quanto implica il dono sincero di sé, è aiutata da quella disciplina dei sentimenti, delle passioni e degli affetti che ci fa accedere all’autodominio. Nessuno può dare quello che non possiede: se la persona non è padrona di sé — ad opera delle virtù e, concretamente, della castità — manca di quell’autopossesso che la rende capace di donarsi. La castità è l’energia spirituale che libera l’amore dall’egoismo e dall’aggressività. Nella stessa misura in cui nell’uomo si indebolisce la castità, il suo amore diventa progressivamente egoistico, cioè soddisfazione di un desiderio di piacere e non più dono di sé.

La castità come dono di sé

17. La castità è l’affermazione gioiosa di chi sa vivere il dono di sé, libero da ogni schiavitù egoistica. Ciò suppone che la persona abbia imparato ad accorgersi degli altri, a rapportarsi a loro rispettando la loro dignità nella diversità. La persona casta non è centrata in se stessa, né in rapporti egoistici con le altre persone. La castità rende armonica la personalità, la fa maturare e la riempie di pace interiore. Questa purezza di mente e di corpo aiuta a sviluppare il vero rispetto di se stessi e al contempo rende capaci di rispettare gli altri, perché fa vedere in essi persone da venerare in quanto create a immagine di Dio e per la grazia figli di Dio, ricreate da Cristo che « vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce ammirabile » (1 Pt 2,9).

Il dominio di sé

18. « La castità richiede l’acquisizione del dominio di sé, che è pedagogia per la libertà umana. L’alternativa è evidente: o l’uomo comanda alle sue passioni e consegue la pace, oppure si lascia asservire da esse e diventa infelice ».2 Ogni persona sa, anche per esperienza, che la castità richiede di rifiutare certi pensieri, parole e azioni peccaminosi, come San Paolo si è ben curato di chiarire e ricordare (cf Rm 1,18; 6,12-14; 1 Cor 6,9-11; 2 Cor 7,1; Gal 5,16-23; Ef 4,17-24; 5,3-13; Col 3,5-8; 1 Ts 4,1-18; 1 Tm 1,8-11; 4,12). Per questo si richiede una capacità e un’attitudine al dominio di sé che sono segno di libertà interiore, di responsabilità verso se stessi e gli altri e, nello stesso tempo, testimoniano una coscienza di fede; questo dominio di sé comporta sia di evitare le occasioni di provocazione e di incentivo al peccato sia di saper superare gli impulsi istintivi della propria natura.

19. Quando la famiglia svolge un’opera di valido sostegno educativo e incoraggia l’esercizio di tutte le virtù, l’educazione alla castità risulta facilitata e priva di conflitti interiori, anche se in certi momenti i giovani possono avvertire situazioni di particolare delicatezza.

Per alcuni, che si trovano in ambienti dove si offende e si scredita la castità, vivere in modo casto può esigere una lotta dura, talora eroica. Ad ogni modo, con la grazia di Cristo, che sgorga dal suo amore sponsale per la Chiesa, tutti possono vivere castamente anche se si trovano in circostanze poco favorevoli.

Il fatto stesso che tutti siano chiamati alla santità, come ricorda il Concilio Vaticano II, rende più facile da capire che, tanto nel celibato quanto nel matrimonio, possono esserci — anzi, di fatto capitano a tutti, in un modo o nell’altro, per periodi di più breve o di più lunga durata —, delle situazioni in cui siano indispensabili atti eroici di virtù.3 Anche la vita di matrimonio implica, pertanto, un cammino gioioso ed esigente di santità.

La castità coniugale

20. « Le persone sposate sono chiamate a vivere la castità coniugale; le altre praticano la castità nella continenza ».4 I genitori sono consapevoli che il presupposto più valido per educare i figli all’amore casto e alla santità di vita consiste nel vivere essi stessi la castità coniugale. Ciò comporta che essi siano coscienti che nel loro amore è presente l’amore di Dio e, perciò, anche la loro donazione sessuale dovrà essere vissuta nel rispetto di Dio e del Suo disegno di amore, con fedeltà, onore e generosità verso il coniuge e verso la vita che può sorgere dal loro gesto di amore.

Solo in tal modo può diventare espressione di carità;5 perciò, il cristiano nel matrimonio è chiamato a vivere tale donazione all’interno della propria relazione personale con Dio, quale espressione della sua fede e del suo amore per Dio e quindi con la fedeltà e la generosa fecondità che contraddistinguono l’amore divino.6

Soltanto così egli risponde all’amore di Dio e compie la sua volontà, che i Comandamenti ci aiutano a conoscere. Non c’è un legittimo amore che non sia, al suo più alto livello, anche amore di Dio. Amare il Signore implica di rispondere positivamente ai suoi comandamenti: « Se mi amate osserverete i miei comandamenti » (Gv 14,15).7

21. Per vivere la castità l’uomo e la donna hanno bisogno della continua illuminazione dello Spirito Santo. « Al centro della spiritualità coniugale sta… la castità, non solo come virtù morale (formata dall’amore), ma parimenti come virtù connessa con i doni dello Spirito Santo — anzitutto con il dono del rispetto di ciò che viene da Dio (donum pietatis)… Così dunque l’ordine interiore della convivenza coniugale, che consente alle “manifestazioni affettive” di svilupparsi secondo la loro giusta proporzione e significato, è frutto non solo della virtù in cui i coniugi si esercitano, ma anche dei doni dello Spirito Santo con cui collaborano ».8

D’altra parte, i genitori, persuasi che la propria vita di castità e lo sforzo di testimoniare nel quotidiano la santità costituiscono il presupposto e la condizione per la loro opera educativa, devono anche considerare ogni attacco alla virtù e alla castità dei loro figli come un’offesa alla propria vita di fede e una minaccia di impoverimento per la propria comunione di vita e di grazia (cf Ef 6,12).

L’educazione alla castità

22. L’educazione dei figli alla castità mira a raggiungere tre obiettivi: a) conservare nella famiglia un clima positivo di amore, di virtù e di rispetto dei doni di Dio, in particolare del dono della vita;9 b) aiutare gradatamente i figli a comprendere il valore della sessualità e della castità sostenendo con l’illuminazione, l’esempio e la preghiera la loro crescita; c) aiutarli a comprendere e a scoprire la propria vocazione al matrimonio o alla verginità consacrata per il Regno dei cieli in armonia e nel rispetto delle loro attitudini, inclinazioni e doni dello Spirito.

23. Questo compito può essere coadiuvato da altri educatori, ma non può essere sostituito se non per gravi ragioni di incapacità fisica o morale. Su questo punto il Magistero della Chiesa si è chiaramente espresso,10 in relazione a tutto il processo educativo dei figli: « Questa loro funzione educativa (dei genitori) è tanto importante che, se manca, può a stento essere supplita. Tocca infatti ai genitori creare in seno alla famiglia quell’atmosfera vivificata dall’amore e dalla pietà verso Dio e verso gli uomini, che favorisce l’educazione completa dei figli in senso personale e sociale. La famiglia è dunque la prima scuola delle virtù sociali, di cui appunto han bisogno tutte le società ».11 L’educazione infatti spetta ai genitori in quanto l’opera educatrice è continuazione della generazione ed è elargizione della loro umanità12 per la quale si sono impegnati solennemente nel momento stesso della celebrazione del loro matrimonio. « I genitori sono i primi e principali educatori dei propri figli ed hanno anche in questo campo una fondamentale competenza: sonoeducatori perché genitori.

Essi condividono la loro missione educativa con altre persone e istituzioni, come la Chiesa e lo Stato; ciò tuttavia deve sempre avvenire nella corretta applicazione del principio di sussidiarietà. Questo implica la legittimità ed anzi la doverosità di un aiuto offerto ai genitori, ma trova nel loro diritto prevalente e nelle loro effettive possibilità il suo intrinseco e invalicabile limite. Il principio di sussidiarietà si pone, pertanto, al servizio dell’amore dei genitori, venendo incontro al bene del nucleo familiare. I genitori, infatti, non sono in grado di soddisfare da soli ad ogni esigenza dell’intero processo educativo, specialmente per quanto concerne l’istruzione e l’ampio settore della socializzazione. La sussidiarietà completa così l’amore paterno e materno, confermandone il carattere fondamentale, perché ogni altro partecipante al processo educativo non può che operare a nome dei genitori, con il loro consenso e, in una certa misura, persino su loro incarico ».13

24. In particolare, la proposta educativa in tema di sessualità e di amore vero, aperto al dono di sé, deve confrontarsi oggi con una cultura che è orientata al positivismo, come ricorda il Santo Padre nella Lettera alle famiglie: « Lo sviluppo della civiltà contemporanea è legato ad un progresso scientifico-tecnologico che si attua in modo spesso unilaterale, presentando di conseguenza caratteristiche puramente positivistiche. Il positivismo, come si sa, ha come suoi frutti l’agnosticismo in campo teorico e l’utilitarismo in campo pratico ed etico… L’utilitarismo è una civiltà del prodotto e del godimento, una civiltà delle “cose” e non delle “persone”; una civiltà in cui le persone si usano come si usano le cose… Per convincersene, basta esaminare — precisa ancora il Santo Padre — certi programmi di educazione sessuale, introdotti nelle scuole, spesso nonostante il parere contrario e le stesse proteste di molti genitori ».14

In tale contesto è necessario che i genitori, rifacendosi all’insegnamento della Chiesa, e con il suo sostegno, rivendichino a sé il proprio compito e, associandosi ove risulti necessario o conveniente, svolgano un’azione educatrice improntata ai veri valori della persona e dell’amore cristiano prendendo una chiara posizione che superi l’utilitarismo etico. Affinché l’educazione corrisponda alle oggettive esigenze del vero amore, i genitori devono esercitarla nella loro autonoma responsabilità.

25. Anche in relazione alla preparazione al matrimonio l’insegnamento della Chiesa ricorda che la famiglia deve rimanere la protagonista principale in tale opera educativa.15

Certamente « i mutamenti sopravvenuti in seno a quasi tutte le società moderne esigono che non solo la famiglia, ma anche la società e la Chiesa siano impegnate nello sforzo di preparare adeguatamente i giovani alle responsabilità del loro domani ».16 Proprio per questo, allora, acquista ancor più rilievo il compito educativo della famiglia fin dai primi anni: « La preparazione remota ha inizio fin dall’infanzia, in quella saggia pedagogia familiare, orientata a condurre i fanciulli a scoprire se stessi come esseri dotati di una ricca e complessa psicologia e di una personalità particolare con le proprie forze e debolezze ».17

III

NELL’ORIZZONTE VOCAZIONALE

26. La famiglia svolge un ruolo decisivo nel fiorire di tutte le vocazioni e nel loro sviluppo, come ha insegnato il Concilio Vaticano II: « Dal matrimonio procede la famiglia, nella quale nascono i nuovi cittadini della società umana, che per la grazia dello Spirito Santo sono elevati col battesimo allo stato di figli di Dio, per perpetuare attraverso i secoli il suo popolo. In questa che si potrebbe chiamare chiesa domestica, i genitori devono essere per i loro figli, con la parola e con l’esempio, i primi annunciatori della fede, e secondare la vocazione propria di ognuno, e quella sacra in modo speciale ».1 Anzi, il segno di una pastorale familiare adeguata è proprio il fatto che fioriscono le vocazioni: « Dove esiste una illuminata ed efficace pastorale della famiglia, come è naturale che si accolga con gioia la vita, così è più facile che risuoni in essa la voce di Dio e sia più generoso l’ascolto che ne riceve ».2

Si tratti di vocazioni al matrimonio o alla verginità e al celibato, sempre però sono vocazioni alla santità. Infatti, il documento del Concilio Vaticano II Lumen gentium espone il suo insegnamento circa l’universale chiamata alla santità: « Muniti di tanti e così mirabili mezzi di salvezza, tutti i fedeli di ogni stato e condizione sono chiamati dal Signore, ognuno per la sua via, a quella perfezione di santità di cui è perfetto il Padre celeste ».3

1. La vocazione al matrimonio

27. La formazione al vero amore è la migliore preparazione per la vocazione al matrimonio. In famiglia i bambini e i giovani potranno imparare a vivere la sessualità umana con lo spessore e nel contesto di una vita cristiana. I fanciulli e i giovani possono scoprire gradualmente che un saldo matrimonio cristiano non può essere considerato il risultato di convenienze o di mera attrazione sessuale. Per il fatto di essere una vocazione, il matrimonio non può non coinvolgere una scelta ben meditata, il mutuo impegno davanti a Dio, e la costante impetrazione del suo aiuto nella preghiera.

Chiamati all’amore coniugale

28. I genitori cristiani, impegnati nel compito di educare i figli all’amore, possono fare riferimento anzitutto alla consapevolezza del loro amore coniugale. Come ricorda l’Enciclica Humanae vitae tale amore « rivela la sua vera natura e nobiltà quando è considerato nella sua sorgente suprema, Dio, che è Amore (cf 1 Gv 4,8), “il Padre da cui ogni paternità in cielo e in terra trae il suo nome” (cf Ef 3,15). Il matrimonio non è quindi effetto del caso o prodotto dell’evoluzione di inconsce forze naturali: è una sapiente istituzione del Creatore per realizzare nell’umanità il suo disegno d’amore. Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione dei loro esseri in vista di un mutuo perfezionamento personale, per collaborare con Dio alla generazione e all’educazione di nuove vite. Per i battezzati, poi, il matrimonio riveste la dignità di segno sacramentale della grazia, in quanto rappresenta l’unione di Cristo e della Chiesa ».4

La Lettera alle famiglie del Santo Padre rammenta che: « La famiglia è… una comunità di persone, per le quali il modo proprio di esistere e di vivere insieme è la comunione: communio personarum »;5 e, richiamandosi all’insegnamento del Concilio Vaticano II, il Santo Padre ricorda che tale comunione comporta: « una certa similitudine tra l’unione delle Persone divine e l’unione dei figli di Dio nella verità e nella carità ».6 « Questa formulazione, particolarmente ricca e pregnante, innanzitutto conferma ciò che decide dell’intima identità di ogni uomo e di ogni donna. Tale identità consiste nella capacità di vivere nella verità e nell’amore; anzi, e ancor più, consiste nel bisogno di verità e di amore quale dimensione costitutiva della vita della persona. Tale bisogno di verità e di amore apre l’uomo sia a Dio che alle creature: lo apre alle altre persone, alla vita “in comunione”, in particolare al matrimonio e alla famiglia ».7

29. L’amore coniugale, secondo quanto afferma l’Enciclica Humanae vitaeha quattro caratteristiche: è amore umano (sensibile e spirituale), è amore totale, fedele fecondo.8

Queste caratteristiche si fondano sul fatto che « l’uomo e la donna nel matrimonio si uniscono tra loro così saldamente da divenire — secondo le parole del Libro della Genesi — “una sola carne” (Gn 2,24). Maschio e femmina per costituzione fisica, i due soggetti umani, pur somaticamente differenti, partecipano in modo uguale alla capacità di vivere “nella verità e nell’amore”. Questa capacità, caratteristica dell’essere umano in quanto persona, ha una dimensione spirituale e corporea insieme… La famiglia che ne scaturisce trae la sua solidità interiore dal patto tra i coniugi, che Cristo ha elevato a Sacramento. Essa attinge la propria natura comunitaria, anzi, le sue caratteristiche di “comunione”, da quella fondamentale comunione dei coniugi che si prolunga nei figli. “Siete disposti ad accogliere responsabilmente e con amore i figli che Dio vorrà donarvi e a educarli…?” — domanda il Celebrante durante il rito del matrimonio. La risposta degli sposi corrisponde all’intima verità dell’amore che li unisce ».9 E con la stessa formula della celebrazione del matrimonio gli sposi si impegnano e promettono di « essere fedeli sempre »10 proprio perché la fedeltà degli sposi scaturisce da questa comunione di persone che si salda nel progetto del Creatore, nell’Amore Trinitario e nel Sacramento che esprime l’unione fedele di Cristo con la Chiesa.

30. Il matrimonio cristiano è un sacramento per cui la sessualità viene integrata in un cammino di santità, con un vincolo rinforzato nella sua indissolubile unità: « Il dono del sacramento è nello stesso tempo vocazione e comandamento per gli sposi cristiani, perché rimangano tra loro fedeli per sempre, al di là di ogni prova e difficoltà, in generosa obbedienza alla santa volontà del Signore: “Quello che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” ».11

I genitori affrontano una preoccupazione attuale

31. Purtroppo oggi, anche nelle società cristiane, i genitori hanno motivo di essere preoccupati circa la stabilità dei futuri matrimoni dei figli. Devono, però, reagire con ottimismo, malgrado l’incremento dei divorzi e la crescente crisi delle famiglie, impegnandosi per dare ai propri figli una profonda formazione cristiana che li renda capaci di superare le varie difficoltà. In concreto, l’amore per la castità, a cui li aiuteranno a formarsi, favorisce il mutuo rispetto fra l’uomo e la donna e fornisce le capacità di compassione, tenerezza, tolleranza, generosità e, soprattutto, di spirito di sacrificio, senza il quale nessun amore regge. I figli arriveranno così al matrimonio con quella saggezza realistica di cui parla San Paolo, secondo il cui insegnamento gli sposi devono continuamente guadagnarsi l’amore l’uno dell’altro e prendendosi reciprocamente cura con mutua pazienza e affetto (cf 1 Cor 7,3-6; Ef 5,21-23).

32. Mediante questa remota formazione alla castità in famiglia, gli adolescenti e i giovani imparano a vivere la sessualità nella dimensione personale, rifiutando qualsiasi separazione della sessualità dall’amore — inteso come donazione di sé — e dell’amore sponsale dalla famiglia.

Il rispetto dei genitori verso la vita e verso il mistero della procreazione eviterà al bambino o al giovane la falsa idea che le due dimensioni dell’atto coniugale, unitiva e procreativa, possano separarsi a proprio arbitrio. La famiglia viene riconosciuta così come parte inseparabile della vocazione al matrimonio.

Un’educazione cristiana alla castità nella famiglia non può sottacere la gravità morale che comporta la separazione della dimensione unitiva e di quella procreativa nell’ambito della vita coniugale, il che si realizza soprattutto nella contraccezione e nella procreazione artificiale: nel primo caso, s’intende ricercare il piacere sessuale intervenendo sull’espressione dell’atto coniugale per evitare il concepimento; nel secondo caso, si ricerca il concepimento sostituendo l’atto coniugale attraverso una tecnica. Ciò è contrario alla verità dell’amore coniugale e alla piena comunione sponsale.

Così la formazione alla castità dei giovani dovrà diventare una preparazione alla paternità e alla maternità responsabili, che « riguardano direttamente il momento in cui l’uomo e la donna, unendosi “in una sola carne”, possono diventare genitori. E momento ricco di un valore peculiare sia per il loro rapporto interpersonale che per il loro servizio alla vita: essi possono diventare genitori — padre e madre — comunicando la vita ad un nuovo essere umano. Le due dimensioni dell’unione coniugale, quella unitiva e quella procreativa, non possono essere separate artificialmente senza intaccare la verità intima dell’atto coniugale stesso ».12

E necessario anche presentare ai giovani le conseguenze, sempre più gravi, che derivano dalla separazione della sessualità dalla procreazione quando si arriva a praticare la sterilizzazione e l’aborto, o a perseguire la pratica della sessualità dissociata anche dall’amore coniugale, prima e fuori del matrimonio.

Da questo momento educativo che si colloca nel disegno di Dio, nella struttura stessa della sessualità, nella natura intima del matrimonio e della famiglia, dipende gran parte dell’ordine morale e dell’armonia coniugale della famiglia e, perciò, dipende anche il vero bene della società.

33. I genitori che esercitano il proprio diritto e dovere di formare alla castità i figli, possono essere certi di aiutarli nella formazione a loro volta di famiglie stabili e unite anticipando così, nella misura possibile, le gioie del Paradiso: « Come descriverò la felicità del matrimonio che la Chiesa fonda, la reciproca offerta conferma, la benedizione suggella, gli angeli proclamano e Dio stesso ha celebrato?… I due sposi sono come fratelli, servi l’uno dell’altra, senza che si dia separazione fra di loro, né nella carne né nello spirito… In essi Cristo si rallegra e invia loro la sua pace; dove sono due, lì si trova anche Lui, e dove c’è Lui non può esserci più il male ».13

2. La vocazione alla verginità e al celibato

34. La Rivelazione cristiana presenta le due vocazioni all’amore: il matrimonio e la verginità. Non di rado, in alcune società odierne sono in crisi non soltanto il matrimonio e la famiglia, ma anche le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Le due situazioni sono inseparabili: « Quando non si ha stima del matrimonio, non può esistere neppure la verginità consacrata; quando la sessualità umana non è ritenuta un grande valore donato dal Creatore, perde significato il rinunciarvi per il Regno dei Cieli ».14

Alla disgregazione della famiglia segue la mancanza di vocazioni; invece dove i genitori sono generosi nell’accogliere la vita, è più facile che lo siano anche i figli allorché si tratti di offrirla a Dio: « Occorre che le famiglie tornino ad esprimere generoso amore per la vita e si pongano al suo servizio innanzitutto accogliendo, con senso di responsabilità non disgiunto da serena fiducia, i figli che il Signore vorrà donare »; e portino a compimento questa accoglienza non solo « con una continua azione educativa, ma anche col doveroso impegno di aiutare soprattutto gli adolescenti e i giovani a cogliere la dimensione vocazionale di ogni esistenza, all’interno del piano di Dio… La vita umana acquista pienezza quando diventa dono di sé: un dono che può esprimersi nel matrimonio, nella verginità consacrata, nella dedizione al prossimo per un ideale, nella scelta del sacerdozio ministeriale. I genitori serviranno veramente la vita dei loro figli, se li aiuteranno a fare della propria esistenza un dono, rispettando le loro scelte mature e promuovendo con gioia ogni vocazione, anche quella religiosa e sacerdotale ».15

Per questa ragione, quando si occupa dell’educazione sessuale nella Familiaris consortioPapa Giovanni Paolo II afferma: « I genitori cristiani riserveranno una particolare attenzione e cura, discernendo i segni della chiamata di Dio, per l’educazione alla verginità, come forma suprema di quel dono di sé che costituisce il senso stesso della sessualità umana ».16

I genitori e le vocazioni sacerdotali e religiose

35. I genitori devono perciò rallegrarsi se vedono in qualcuno dei figli i segni della chiamata di Dio alla vocazione più alta della verginità o del celibato per amore del Regno dei Cieli. Dovranno allora adattare la formazione all’amore casto alle necessità di quei figli, incoraggiandoli nel proprio cammino fino al momento dell’ingresso nel seminario o nella casa di formazione, oppure alla maturazione di questa specifica vocazione al dono di sé con cuore indiviso. Essi dovranno rispettare e apprezzare la libertà di ognuno dei figli, incoraggiando la loro personale vocazione e senza tentare di imporre loro una determinata vocazione.

Il Concilio Vaticano II ricorda chiaramente questo peculiare e onorifico compito dei genitori, sostenuti nella loro opera dai maestri e dai sacerdoti: « I genitori, curando l’educazione cristiana dei figli, coltivino e custodiscano nei loro cuori la vocazione religiosa ».17 « Il dovere di dare incremento alle vocazioni sacerdotali spetta a tutta la comunità cristiana…; a tale riguardo il massimo contributo viene offerto tanto dalle famiglie le quali, se animate da spirito di fede, di carità e di pietà, costituiscono come il primo seminario, quanto dalle parrocchie, della cui vita fiorente entrano a far parte gli stessi adolescenti ».18 « Quanto poi ai genitori e ai maestri, e in genere a tutti coloro cui spetta in un modo o nell’altro l’educazione dei bambini e dei giovani, essi devono istruirli in modo tale che, conoscendo la sollecitudine del Signore per il suo gregge e avendo presenti i bisogni della Chiesa, siano pronti a rispondere con generosità alla chiamata del Signore, dicendogli con il profeta: “Eccomi qui, manda me” (Is 6,8) ».19

Questo contesto familiare necessario per la maturazione delle vocazioni religiose e sacerdotali richiama la grave situazione di molte famiglie, specialmente in certi paesi, che sono povere di vita, perché volutamente prive di figli o con un figlio unico, in cui è ben difficile che sorgano vocazioni ed anche che si possa esplicare una piena educazione sociale.

36. Inoltre, la famiglia veramente cristiana diventerà capace di far capire il valore del celibato cristiano e della castità anche a quei figli non sposati o che sono inabili al matrimonio per ragioni estranee alla propria volontà. Se vengono ben formati fin da bambini e nella gioventù, saranno in condizione di affrontare la propria situazione più facilmente. Anzi, potranno rettamente scoprire la volontà di Dio in tale situazione e trovare così un senso di vocazione e di pace nella propria vita.20 A queste persone, specialmente se affette da qualche disabilità fisica, occorrerà svelare le grandi possibilità di realizzazione di sé e di fecondità spirituale che sono aperte a chi, sostenuto dalla fede e dall’Amore di Dio, si impegna per aiutare i fratelli più poveri e più bisognosi.

IV

PADRE E MADRE COME EDUCATORI

37. Dio, concedendo ai coniugi il privilegio e la grande responsabilità di diventare genitori, dona loro la grazia per compiere adeguatamente la propria missione. Inoltre, i genitori nel compito di educare i figli sono illuminati da « due verità fondamentali: la prima è che l’uomo è chiamato a vivere nella verità e nell’amore; la seconda è che ogni uomo si realizza attraverso il dono sincero di sé ».1 Come sposi, genitori e ministri della grazia sacramentale del matrimonio, i genitori sono sostenuti giorno per giorno, con delle energie speciali di ordine spirituale, da Gesù Cristo, che ama e nutre la Chiesa, Sua Sposa.

In quanto coniugi, divenuti « una sola carne » per il vincolo del matrimonio, condividono il dovere di formare i figli mediante una volonterosa collaborazione nutrita da un vigoroso e mutuo dialogo, che « ha una nuova e specifica sorgente nel sacramento del matrimonio, che li consacra all’educazione propriamente cristiana dei figli, li chiama cioè a partecipare alla stessa autorità e allo stesso amore di Dio Padre e di Cristo Pastore, come pure all’amore materno della Chiesa, e li arricchisce di sapienza, consiglio, fortezza e di ogni altro dono dello Spirito Santo per aiutare i figli nella loro crescita umana e cristiana ».2

38. Nel contesto della formazione alla castità, la « paternità-maternità » comprende evidentemente il genitore che rimane solo ed anche i genitori adottivi. Il compito del genitore che rimane solo non è certamente facile, perché viene a mancare il sostegno dell’altro coniuge, e con esso il ruolo e l’esempio di un genitore dell’altro sesso. Dio, però, sostiene i genitori soli con un amore speciale, chiamandoli ad affrontare questo compito con la stessa generosità e sensibilità con cui amano e curano i propri figli negli altri aspetti della vita familiare.

39. Ci sono altre persone chiamate in certi casi a prendere il posto dei genitori: quelli che assumono in modo permanente il ruolo parentale, per esempio, riguardo ai bambini orfani o abbandonati. Su di essi ricade il compito di formare i fanciulli e i giovani nel senso globale e anche nella castità e riceveranno la grazia di stato per farlo secondo i medesimi principi che guidano i genitori cristiani.

40. I genitori non devono mai sentirsi soli in tale impegno. La Chiesa li sostiene e incoraggia, fiduciosa che possano svolgere questa funzione meglio di chiunque altro.

Essa conforta ugualmente quegli uomini o quelle donne che, spesso con grande sacrificio, danno ai bambini senza genitori una forma di amore parentale e di vita di famiglia. Tutti devono comunque avvicinarsi a tale dovere in uno spirito di preghiera, aperti e ubbidienti alle verità morali di fede e di ragione che integrano l’insegnamento della Chiesa, e sempre considerando i bambini e i giovani come persone, figli di Dio ed eredi del Regno dei Cieli.

I diritti e doveri dei genitori

41. Prima d’entrare nei dettagli pratici della formazione dei giovani alla castità, è di estrema importanza che i genitori siano consapevoli dei loro diritti e doveri, in particolare di fronte ad uno Stato e ad una scuola che tendono ad assumere l’iniziativa in campo di educazione sessuale.

Nella Familiaris consortioil Santo Padre Giovanni Paolo II lo riafferma: « Il diritto-dovere educativo dei genitori si qualifica come essenziale, connesso com’è con la trasmissione della vita umana; come originale e primario, rispetto al compito educativo di altri, per l’unicità del rapporto d’amore che sussiste tra genitori e figli; come insostituibile ed inalienabile, e che pertanto non può essere totalmente delegato ad altri, né da altri usurpato »;3 fatto salvo il caso, accennato all’inizio, della impossibilità fisica o psichica.

42. Tale dottrina poggia sull’insegnamento del Concilio Vaticano II4 ed è anche proclamata dalla Carta dei Diritti della Famiglia« Avendo dato la vita ai loro figli, i genitori hanno l’originario, primario e inalienabile diritto di educarli; essi… hanno il diritto di educare i loro figli in conformità con le loro convinzioni morali e religiose, tenendo conto delle tradizioni culturali della famiglia che favoriscano il bene e la dignità del bambino; essi devono inoltre ricevere dalla società l’aiuto e l’assistenza necessari per svolgere convenientemente il loro ruolo educativo ».5

43. Il Papa insiste sul fatto che ciò vale particolarmente nei riguardi della sessualità: « L’educazione sessuale, diritto e dovere fondamentale dei genitori, deve attuarsi sempre sotto la loro guida sollecita, sia in casa sia nei centri educativi da essi scelti e controllati. In questo senso la Chiesa ribadisce la legge della sussidiarietà, che la scuola è tenuta ad osservare quando coopera all’educazione sessuale, collocandosi nello spirito stesso che anima i genitori ».6

Il Santo Padre aggiunge: « Per gli stretti legami che intercorrono tra la dimensione sessuale della persona e i suoi valori etici, il compito educativo deve condurre i figli a conoscere e a stimare le norme morali come necessaria e preziosa garanzia per una responsabile crescita nella sessualità umana ».7 Nessuno è in grado di realizzare l’educazione morale in questo delicato campo meglio dei genitori, debitamente preparati.

Il significato del dovere dei genitori

44. Questo diritto implica anche un compito educativo: se di fatto non impartiscono un’adeguata formazione alla castità, i genitori vengono meno ad un loro preciso dovere; né essi mancherebbero di essere colpevoli pure qualora tollerino che una formazione immorale o inadeguata venga impartita ai figli fuori casa.

45. Questo compito incontra oggi una particolare difficoltà anche in relazione alla diffusione, tramite i mezzi di comunicazione sociale, della pornografia, ispirata a criteri commerciali e deformanti la sensibilità degli adolescenti. Riguardo a ciò, è necessaria, da parte dei genitori, una duplice premura: un’educazione preventiva e critica nei confronti dei figli ed un’azione di coraggiosa denuncia presso l’autorità. I genitori, come singoli o associati tra di loro, hanno il diritto e il dovere di promuovere il bene dei loro figli e di esigere dall’autorità leggi di prevenzione e repressione dello sfruttamento della sensibilità dei fanciulli e degli adolescenti.8

46. Il Santo Padre sottolinea questo compito dei genitori delineandone l’orientamento e l’obiettivo: « Di fronte ad una cultura che “banalizza” in larga parte la sessualità umana, perché la interpreta e la vive in modo riduttivo e impoverito, collegandola unicamente al corpo e al piacere egoistico, il servizio educativo dei genitori deve puntare fermamente su di una cultura sessuale che sia veramente e pienamente personale: la sessualità, infatti, è una ricchezza di tutta la persona — corpo, sentimento e anima — e manifesta il suo intimo significato nel portare la persona al dono di sé nell’amore ».9

47. Non possiamo dimenticare, comunque, che si tratta di un diritto-dovere, quello di educare, che i genitori cristiani in passato hanno avvertito ed esercitato poco, forse perché il problema non aveva la gravità di oggi; o perché il loro compito era in parte sostituito dalla forza dei modelli sociali dominanti e, inoltre, dalla supplenza che in questo campo esercitavano la Chiesa e la scuola cattolica. Non è facile per i genitori assumere questo impegno educativo, perché oggi si rivela assai complesso e più grande delle possibilità stesse della famiglia, e perché nella maggioranza dei casi non vi è la possibilità di fare riferimento all’operato dei propri genitori.

Perciò, la Chiesa ritiene che sia un suo dovere contribuire, anche con questo documento, a ridare ai genitori fiducia nelle proprie capacità e aiutarli a svolgere il loro compito.

V

ITINERARI FORMATIVI IN SENO ALLA FAMIGLIA

48. L’ambiente della famiglia è dunque il luogo normale ed ordinario per la formazione dei bambini e dei giovani al consolidamento e all’esercizio delle virtù della carità, della temperanza, della fortezza e quindi della castità. Come chiesa domestica, la famiglia è, infatti, la scuola della più ricca umanità.1 Questo vale particolarmente per l’educazione morale e spirituale, soprattutto su di un punto così delicato come la castità: in essa, infatti, si intrecciano aspetti fisici, psichici e spirituali, spunti di libertà e influsso dei modelli sociali, naturale pudore e tendenze forti insite nella corporeità umana; fattori, tutti questi, che si trovano congiunti alla consapevolezza sia pure implicita della dignità della persona umana, chiamata a collaborare con Dio e nello stesso tempo segnata dalla fragilità. In una casa cristiana i genitori hanno la forza per condurre i figli verso una vera maturazione cristiana della loro personalità, secondo la statura di Cristo, all’interno del suo Corpo mistico che è la Chiesa.2

La famiglia, pur ricca di queste forze, ha bisogno di sostegno anche da parte dello Stato e della società, secondo il principio di sussidiarietà: « Accade… che quando la famiglia decide di corrispondere pienamente alla propria vocazione, si può trovare priva dell’appoggio necessario da parte dello Stato e non dispone di risorse sufficienti. E urgente promuovere non solo politiche per la famiglia, ma anche politiche sociali, che abbiano come principale obiettivo la famiglia stessa, aiutandola, mediante l’assegnazione di adeguate risorse e di efficienti strumenti di sostegno, sia nell’educazione dei figli sia nella cura degli anziani ».3

49. Consci di ciò, e delle difficoltà reali che oggi esistono in non pochi paesi per i giovani, specialmente in presenza di fattori di degrado sociale e morale, i genitori sono sollecitati ad osare di chiedere e di proporre di più. Non possono accontentarsi di evitare il peggio — che i figli non si droghino, o non commettano delitti — ma dovranno impegnarsi nell’educarli ai valori veri della persona, rinnovati dalle virtù della fede, della speranza e dell’amore: la libertà, la responsabilità, la paternità e la maternità, il servizio, il lavoro professionale, la solidarietà, l’onestà, l’arte, lo sport, la gioia di sapersi figli di Dio e, con ciò, fratelli di tutti gli esseri umani, ecc.

Il valore essenziale del focolare

50. Le scienze psicologiche e pedagogiche, nelle loro più recenti acquisizioni, e l’esperienza concordano nel sottolineare l’importanza decisiva, in ordine ad un’armonica e valida educazione sessuale, del clima affettivo che regna nella famiglia, specialmente nei primi anni dell’infanzia e della fanciullezza e forse anche nella fase prenatale, periodi in cui si instaurano i dinamismi emozionali e profondi dei fanciulli. Viene evidenziata l’importanza dell’equilibrio, dell’accettazione e della comprensione a livello della coppia. Si sottolinea inoltre il valore della serenità di rapporto relazionale fra i coniugi, della loro presenza positiva — sia quella del padre sia quella della madre — negli anni importanti per i processi di identificazione, e del rapporto di rassicurante affetto verso i bambini.

51. Certe gravi carenze o squilibri che si realizzano tra i genitori (ad esempio, l’assenza dalla vita familiare di uno o di entrambi i genitori, il disinteresse educativo, o la severità eccessiva) sono fattori capaci di causare nei bambini distonie emozionali e affettive che possono gravemente disturbare la loro adolescenza e talvolta segnarli per tutta la vita. E necessario che i genitori trovino il tempo di stare con i figli e di intrattenersi a dialogare con loro. I figli, dono e impegno, sono il loro compito più importante, sebbene apparentemente non sempre molto redditizio: lo sono più del lavoro, più dello svago, più della posizione sociale. In tali conversazioni — e in modo crescente man mano che passano gli anni — bisogna saperli ascoltare con attenzione, sforzarsi di comprenderli, saper riconoscere la parte di verità che può essere presente in alcune forme di ribellione. E, allo stesso tempo, i genitori potranno aiutarli a incanalare rettamente ansie e aspirazioni, insegnando loro a riflettere sulla realtà delle cose e a ragionare. Non si tratta d’imporre una determinata linea di condotta, ma di mostrare i motivi, soprannaturali e umani, che la raccomandano. Ci riusciranno maggiormente, se sapranno dedicare tempo ai loro figli e mettersi veramente al loro livello, con amore.

Formazione nella comunità di vita e di amore

52. La famiglia cristiana è in grado di offrire un’atmosfera permeata di quell’amore per Dio che rende possibile un autentico dono reciproco.4 I bambini che fanno questa esperienza sono più disposti a vivere secondo quelle verità morali che vedono praticare nella vita dei genitori. Avranno fiducia in essi e impareranno quell’amore — niente muove tanto ad amare quanto il sapersi amati — che vince le paure. Così il vincolo di amore reciproco, che è testimoniato dai genitori verso i figli, diventerà una protezione sicura della loro serenità affettiva. Tale vincolo affinerà l’intelletto, la volontà e le emozioni, respingendo tutto ciò che potrebbe degradare o svilire il dono della sessualità umana la quale, in una famiglia in cui regna l’amore, è sempre intesa come parte della chiamata al dono di sé nell’amore per Dio e gli altri: « La famiglia è la prima e fondamentale scuola di socialità: in quanto comunità d’amore, essa trova nel dono di sé la legge che la guida e la fa crescere. Il dono di sé, che ispira l’amore dei coniugi tra di loro, si pone come modello e norma del dono di sé quale deve attuarsi nei rapporti tra fratelli e sorelle e tra le diverse generazioni che convivono nella famiglia. E la comunione e la partecipazione quotidianamente vissuta nella casa, nei momenti di gioia e di difficoltà, rappresenta la più concreta ed efficace pedagogia per l’inserimento attivo, responsabile e fecondo dei figli nel più ampio orizzonte della società ».5

53. In definitiva, l’educazione all’amore autentico, che non può essere tale se non diventando amore di benevolenza, comporta l’accoglienza della persona amata, il considerare il suo bene come proprio, e quindi implica di educare ai rapporti giusti con gli altri. Occorre insegnare al bambino, all’adolescente e al giovane come entrare in relazioni sane con Dio, con i suoi genitori, con i suoi fratelli e sorelle, con i suoi compagni dello stesso o diverso sesso, con gli adulti.

54. Non si può nemmeno dimenticare che l’educazione all’amore è una realtà globale: non si può progredire nell’impostare i giusti rapporti con una persona senza farlo, allo stesso tempo, nei rapporti con qualsiasi altra persona. Come già accennato, l’educazione alla castità, in quanto educazione all’amore, è nello stesso tempo educazione dello spirito, della sensibilità e dei sentimenti. L’atteggiamento verso le persone dipende non poco dalla maniera in cui si gestiscono i sentimenti spontanei verso di loro, facendone crescere alcuni, controllandone altri. La castità, in quanto virtù, non si riduce mai ad un semplice discorso sulle capacità di compiere atti conformi alla norma di condotta esteriore, ma esige l’attivazione e lo sviluppo dei dinamismi di natura e di grazia, che costituiscono l’elemento principale e immanente della nostra scoperta della legge di Dio come garanzia di crescita e di libertà.6

55. E necessario, pertanto, rilevare che l’educazione alla castità è inseparabile dall’impegno di coltivare tutte le altre virtù e, in modo particolare, l’amore cristiano che è caratterizzato dal rispetto, dall’altruismo e dal servizio e che in definitiva è chiamato carità. La sessualità è un bene di grande importanza, che è necessario proteggere seguendo l’ordine della ragione illuminata dalla fede: « Quanto più grande è un bene, tanto più in esso si deve osservare l’ordine della ragione ».7 Da ciò deriva che per educare alla castità « è necessario il dominio di sé, il quale presuppone virtù quali il pudore, la temperanza, il rispetto di sé e degli altri, l’apertura al prossimo ».8

Sono anche importanti quelle virtù che la tradizione cristiana ha chiamato le sorelle minori della castità (modestia, attitudine al sacrificio dei propri capricci), alimentate dalla fede e dalla vita di preghiera.

Il pudore e la modestia

56. La pratica del pudore e della modestia, nel parlare, agire e vestire, è molto importante per creare un clima adatto alla maturazione della castità, ma ciò deve essere ben motivato dal rispetto del proprio corpo e della dignità degli altri. Come si è accennato, i genitori devono vegliare affinché certe mode e certi atteggiamenti immorali non violino l’integrità della casa, particolarmente attraverso un cattivo uso dei mass media.9 Il Santo Padre ha sottolineato in proposito la necessità « che sia messa in atto una più stretta collaborazione tra i genitori, ai quali spetta in primo luogo il compito educativo, i responsabili dei mezzi di comunicazione a vario livello e le autorità pubbliche, affinché le famiglie non siano abbandonate a se stesse in un settore importante della loro missione educativa… In realtà, si devono riconoscere proposte, contenuti e programmi di sano divertimento, di informazione e di educazione complementari a quelli della famiglia e della scuola. Ciò non toglie purtroppo che, soprattutto in alcune Nazioni, vengano diffusi spettacoli e scritti in cui prolifera ogni sorta di violenza e si compie una specie di bombardamento con messaggi che minano i principi morali e rendono impossibile un’atmosfera seria che permetta di trasmettere valori degni della persona umana ».10

In particolare, riguardo all’uso della televisione il Santo Padre ha specificato: « Il modo di vivere — specialmente nelle Nazioni più industrializzate — porta assai spesso le famiglie a scaricarsi delle loro responsabilità educative trovando nella facilità di evasione (in casa rappresentata specialmente dalla televisione e da certe pubblicazioni) il modo di tener occupati tempo ed attività dei bambini e dei ragazzi. Nessuno può negare che v’è in ciò anche una certa giustificazione, dato che troppo spesso mancano strutture ed infrastrutture sufficienti per potenziare e valorizzare il tempo libero dei ragazzi e indirizzarne le energie ».11 Altra circostanza facilitante è rappresentata dal fatto che entrambi i genitori sono occupati nel lavoro, anche extra-domestico. « A subirne le conseguenze sono proprio coloro che più hanno bisogno di essere aiutati nello sviluppo della loro “libertà responsabile”. Ecco emergere il dovere — specialmente per i credenti, per le donne e gli uomini amanti della libertà — di proteggere specialmente bambini e ragazzi dalle “aggressioni” che subiscono anche dai mass-media. Nessuno manchi a questo dovere adducendo motivi, troppo comodi, di disimpegno! »;12 « i genitori, in quanto recettori, devono farsi parte attiva nell’uso moderato, critico, vigile e prudente di essi ».13

La giusta intimità

57. In stretta connessione con il pudore e la modestia, che sono una spontanea difesa della persona che rifiuta di essere vista e trattata come oggetto di piacere invece d’essere rispettata ed amata per se stessa, si deve considerare il rispetto dell’intimità: se un bambino o un giovane vede che si rispetta la sua giusta intimità, allora saprà che ci si aspetta che anch’egli dimostri lo stesso atteggiamento nei confronti degli altri. In questo modo, egli impara a coltivare il proprio senso di responsabilità di fronte a Dio, sviluppando la sua vita interiore e il gusto della libertà personale, che lo rendono capace di amare meglio Dio e gli altri.

L’autodominio

58. Tutto ciò richiama più in generale l’autodominio, condizione necessaria per essere capaci di fare dono di sé. I bambini e i giovani devono essere incoraggiati a stimare e praticare l’autocontrollo e il ritegno, a vivere in modo ordinato, a fare sacrifici personali in uno spirito di amore per Dio, di autorispetto e di generosità per gli altri, senza soffocare i sentimenti e le tendenze ma incanalandoli in una vita virtuosa.

I genitori come modelli per i propri figli

59. Il buon esempio e la « leadership » dei genitori è essenziale per rafforzare la formazione dei giovani alla castità. La madre che stima la vocazione materna e il suo posto nella casa aiuta grandemente a sviluppare, nelle proprie figlie, le qualità della femminilità e della maternità e mette davanti ai figli maschi un esempio chiaro, forte e nobile di donna.14 Il padre che ispira la sua condotta ad uno stile di dignità virile, senza maschilismi, sarà un modello attraente per i figli ed ispirerà rispetto, ammirazione e sicurezza nelle figlie.15

60. Ciò vale anche per l’educazione allo spirito di sacrificio nelle famiglie soggette, oggi più che mai, alle pressioni del materialismo e del consumismo. Solo così, i figli cresceranno « in una giusta libertà di fronte ai beni materiali, adottando uno stile di vita semplice ed austero, ben convinti che ” l’uomo vale più per quello che è che per quello che ha”. In una società scossa e disgregata da tensioni e conflitti per il violento scontro tra i diversi individualismi ed egoismi, i figli devono arricchirsi non soltanto del senso della vera giustizia, che sola conduce al rispetto della dignità personale di ciascuno, ma anche e ancor più del senso del vero amore, come sollecitudine sincera e servizio disinteressato verso gli altri, in particolare i più poveri e bisognosi »;16 « l’educazione si colloca pienamente nell’orizzonte della “civiltà dell’amore”; da essa dipende e, in grande misura, contribuisce a costruirla ».17

Un santuario della vita e della fede

61. Nessuno può ignorare che il primo esempio e il più grande aiuto che i genitori possono dare al riguardo ai propri figli è la loro generosità nell’accogliere la vita, senza dimenticare che così li aiutano ad avere uno stile più semplice di vita e, inoltre, « che è minor male negare ai propri figli certe comodità e vantaggi materiali che privarli della presenza di fratelli e sorelle che potrebbero aiutarli a sviluppare la loro umanità e realizzare la bellezza della vita in ogni sua fase e in tutta la sua varietà ».18

62. Infine, ricordiamo che per raggiungere tutte queste mete la famiglia, prima di tutto, deve essere casa di fede e di preghiera in cui è avvertita la presenza di Dio Padre, è accolta la Parola di Gesù, è sentito il vincolo di amore, dono dello Spirito, si ama e si invoca la Madre purissima di Dio.19 Tale vita di fede e di « preghiera ha come contenuto originale la stessa vita di famiglia, che in tutte le sue diverse circostanze viene interpretata come vocazione di Dio e attuata come risposta filiale al suo appello: gioie e dolori, speranze e tristezze, nascite e compleanni, anniversari delle nozze dei genitori, partenze, lontananze e ritorni, scelte importanti e decisive, la morte di persone care, ecc. segnano l’intervento dell’amore di Dio nella storia della famiglia, così come devono segnare il momento favorevole per il rendimento di grazie, per l’implorazione, per l’abbandono fiducioso della famiglia al comune Padre che sta nei cieli ».20

63. In quest’atmosfera di preghiera e di consapevolezza della presenza e della paternità di Dio, le verità della fede e della morale saranno insegnate, comprese e penetrate con riverenza, e la parola di Dio sarà letta e vissuta con amore. Così la verità di Cristo edificherà una comunità familiare fondata sull’esempio e la guida dei genitori che scendono « in profondità nel cuore dei figli, lasciando tracce che i successivi eventi della vita non riusciranno a cancellare ».21

VI

I PASSI NELLA CONOSCENZA

64. Ai genitori compete particolarmente l’obbligo di far conoscere ai figli i misteri della vita umana, perché la famiglia « è l’ambiente migliore per assolvere l’obbligo di assicurare una graduale educazione della vita sessuale. La famiglia possiede una carica affettiva adatta a fare accettare senza traumi anche le realtà più delicate e ad integrarle armonicamente in una personalità ricca ed equilibrata ».1

Questo compito primario della famiglia, che abbiamo ricordato, comporta per i genitori il diritto a che i loro figli non siano obbligati a scuola ad assistere a corsi su questa materia che siano in disaccordo con le proprie convinzioni religiose e morali.2 E infatti compito della scuola non sostituirsi alla famiglia ma, piuttosto, « assistere e completare l’opera dei genitori, fornendo ai fanciulli e ai giovani una valutazione della sessualità come valore e compito di tutta la persona creata, maschio e femmina, a immagine di Dio ».3

In merito ricordiamo quanto insegna il Santo Padre nella Familiaris consortio« La Chiesa si oppone fermamente a una certa forma di informazione sessuale, avulsa dai principi morali, così spesso diffusa, la quale altro non sarebbe che un’introduzione all’esperienza del piacere e uno stimolo che porta a perdere la serenità — ancora negli anni dell’innocenza —, aprendo la strada al vizio ».4

Occorre, perciò, proporre quattro principi generali e in seguito esaminare le varie fasi di sviluppo del fanciullo.

Quattro principi sull’informazione riguardo alla sessualità

65. 1. Ogni bambino è una persona unica e irripetibile e deve ricevere una formazione individualizzata. Poiché i genitori conoscono, comprendono e amano ciascuno dei loro figli nella loro irripetibilità, sono nella migliore posizione per decidere il momento opportuno per dare le diverse informazioni, secondo la rispettiva crescita fisica e spirituale. Nessuno può togliere ai genitori coscienziosi questa capacità di discernimento.5

66. Il processo di maturazione di ogni bambino come persona è diverso, per cui gli aspetti che toccano di più la sua intimità, sia biologici che affettivi, devono essergli comunicati tramite un dialogo personalizzato.6 Nel dialogo con ciascun figlio, fatto di amore e di fiducia, i genitori comunicano qualcosa del proprio dono di sé, che li mette in grado di testimoniare aspetti della dimensione affettiva della sessualità, altrimenti non trasmissibili.

67. L’esperienza dimostra che questo dialogo si sviluppa meglio quando il genitore, che comunica le informazioni biologiche, affettive, morali e spirituali, è dello stesso sesso del bambino o del giovane. Consapevoli del ruolo, delle emozioni e dei problemi del proprio sesso, le madri hanno un legame speciale con le proprie figlie e i padri con i figli. Bisogna rispettare questo legame naturale; perciò, il genitore che si trovi ad essere solo dovrà comportarsi con grande sensibilità nel parlare con un figlio di diverso sesso, e potrà scegliere di affidare i particolari più intimi ad una persona di fiducia del medesimo sesso del bambino. Per questa collaborazione di carattere sussidiario, i genitori possono giovarsi di educatori esperti e ben formati nell’ambito della comunità scolastica, parrocchiale o delle associazioni cattoliche.

68. 2. La dimensione morale deve far parte sempre delle loro spiegazioni. I genitori potranno mettere in rilievo che i cristiani sono chiamati a vivere il dono della sessualità secondo il piano di Dio che è Amore, nel contesto cioè del matrimonio o della verginità consacrata o anche nel celibato.7 Si deve insistere sul valore positivo della castità, e sulla sua capacità di generare amore vero verso le persone: questo è il suo radicale e più importante aspetto morale; solo chi sa essere casto, saprà amare nel matrimonio o nella verginità.

69. Fin dalla più tenera età, i genitori possono osservare inizi di un’attività genitale istintiva nel bambino. Non è da considerare repressivo il correggere dolcemente quelle abitudini che potrebbero diventare peccaminose più tardi e insegnare la modestia, sempre che sia necessario, man mano che il bambino cresce. E sempre importante che il giudizio di rifiuto morale di certi atteggiamenti, contrari alla dignità della persona e alla castità, sia giustificato con motivazioni adeguate, valide e convincenti sia sul piano razionale che su quello della fede, perciò in un quadro di positività e di alto concetto della dignità personale. Molti ammonimenti dei genitori sono semplici rimproveri o raccomandazioni che i figli percepiscono come frutto della paura di certe conseguenze sociali o di reputazione pubblica, più che di un amore attento al loro vero bene. « Io vi esorto a correggere con tutto l’impegno i vizi e le passioni che in ciascuna età ci assalgono. Poiché se in qualsiasi epoca della nostra vita navighiamo disprezzando i valori della virtù e soffrendo così dei costanti naufragi, rischiamo di arrivare in porto vuoti di ogni carica spirituale ».8

70. 3. La formazione alla castità e le opportune informazioni sulla sessualità devono essere fornite nel contesto più ampio dell’educazione all’amore. Non è sufficiente comunicare perciò informazioni sul sesso assieme a dei principi morali oggettivi. Occorre anche il costante aiuto per la crescita della vita spirituale dei figli, affinché lo sviluppo biologico e le pulsioni che cominciano a sperimentare si trovino sempre accompagnate da un crescente amore a Dio Creatore e Redentore e da una sempre più grande consapevolezza della dignità di ogni persona umana e del suo corpo. Alla luce del mistero di Cristo e della Chiesa, i genitori possono illustrare i valori positivi della sessualità umana nel contesto della nativa vocazione della persona all’amore e dell’universale vocazione alla santità.

71. Nei colloqui con i figli, quindi, non devono mai mancare i consigli idonei per crescere nell’amore di Dio e del prossimo e per superare le difficoltà: « La disciplina dei sensi e dello spirito, la vigilanza e la prudenza nell’evitare le occasioni di peccato, la custodia del pudore, la moderazione nei divertimenti, le sane occupazioni; il frequente ricorso alla preghiera e ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. I giovani, soprattutto, devono preoccuparsi di sviluppare la loro pietà verso l’Immacolata Madre di Dio ».9

72. Per educare i figli a saper bene valorizzare gli ambienti che frequentano con senso critico e di vera autonomia, come anche nell’abituarli ad un uso distaccato dei mass-media, i genitori dovranno sempre presentare i modelli positivi e le modalità adeguate per impegnare le proprie energie vitali, il senso di amicizia e di solidarietà nel vasto campo della società e della Chiesa.

In presenza di tendenze ed atteggiamenti devianti, per i quali occorre avere grande prudenza e cautela per ben distinguere e valutare le situazioni, sapranno ricorrere anche a specialisti di sicura formazione scientifica e morale per identificare le cause al di là dei sintomi e aiutare i soggetti con serietà e chiarezza a superare le difficoltà. L’azione pedagogica sia orientata più sulle cause che sulla repressione diretta del fenomeno,10 cercando anche — se fosse necessario — l’aiuto di persone qualificate, come medici, pedagogisti, psicologi di retto sentire cristiano.

73. Obiettivo dell’opera educativa è per i genitori trasmettere ai loro figli la convinzione che la castità nel proprio stato di vita è possibile e apportatrice di gioia. La gioia scaturisce dalla consapevolezza di una maturazione e armonia della propria vita affettiva, che, essendo dono di Dio e dono di amore, consente di realizzare il dono di sé nell’ambito della propria vocazione. L’uomo infatti, unica creatura sulla terra voluta da Dio per se stessa, « non può ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé ».11 « Cristo diede leggi comuni per tutti… Non ti proibisco di sposarti, né mi oppongo a che ti diverta. Soltanto voglio che tu lo faccia con temperanza, senza impudicizia, senza colpe e peccati. Non pongo come legge che fuggiate ai monti e ai deserti, ma che siate bravi, buoni, modesti e casti vivendo in mezzo alle città ».12

74. L’aiuto di Dio non ci manca mai, se ognuno pone l’impegno necessario per corrispondere alla grazia di Dio. Aiutando, formando e rispettando la coscienza dei figli, i genitori devono procurare che frequentino in modo consapevole i sacramenti, camminando davanti a loro con il proprio esempio. Se i bambini e i giovani sperimentano gli effetti della grazia e della misericordia di Dio nei sacramenti, saranno in grado di vivere bene la castità come dono di Dio, per la sua gloria e per amare Lui e gli altri uomini. Un aiuto necessario e soprannaturalmente efficace è offerto dalla frequenza al Sacramento della riconciliazione, specialmente se ci si può avvalere di un confessore stabile. La guida o direzione spirituale, anche se non coincidente necessariamente con il ruolo del confessore, è un prezioso aiuto per l’illuminazione progressiva delle tappe maturative e per il sostegno morale.

Di grande aiuto sono le letture di libri di formazione scelti e consigliati sia per offrire una formazione più vasta e approfondita sia per fornire esempi e testimonianze nel cammino della virtù.

75. Una volta identificati gli obiettivi dell’informazione, occorre precisarne i tempi e le modalità a cominciare dall’età della fanciullezza.

4. I genitori devono impartire questa informazione con estrema delicatezza, ma in modo chiaro e nel tempo opportuno. Essi sanno bene che i figli devono essere trattati in modo personalizzato, secondo le condizioni personali del loro sviluppo fisiologico e psichico e tenendo in debito conto anche l’ambiente culturale di vita e l’esperienza che l’adolescente fa nella vita quotidiana. Per valutare bene quel che devono dire a ciascuno è molto importante che essi stessi chiedano prima luce al Signore nella preghiera e ne parlino insieme, affinché le loro parole non siano né troppo esplicite né troppo vaghe. Dare troppi dettagli ai bambini è controproducente, ma ritardare eccessivamente le prime informazioni è imprudente, perché ogni persona umana ha una naturale curiosità al riguardo e prima o poi s’interroga, soprattutto in una cultura in cui si può vedere troppo anche per strada.

76. In genere, le prime informazioni circa il sesso da impartire a un bambino piccolo non riguardano la sessualità genitale, ma la gravidanza e la nascita di un fratello o di una sorella. La curiosità naturale del bambino viene stimolata, per esempio, quando vede nella mamma i segni della gravidanza e che vive l’attesa di un bambino. I genitori possono approfittare di questa gioiosa esperienza per comunicare alcuni fatti semplici circa la gravidanza, ma sempre nel contesto più profondo della meraviglia dell’opera creativa di Dio, il quale dispone che la nuova vita da Lui donata venga custodita nel corpo della mamma vicino al suo cuore.

Le fasi principali dello sviluppo del fanciullo

77. E importante che i genitori abbiano riguardo delle esigenze dei loro figli nelle diverse fasi dello sviluppo. Tenendo conto che ogni bambino deve ricevere una formazione individualizzata, essi possono adattare le tappe dell’educazione all’amore ai bisogni particolari di ogni figlio.

1. Gli anni dell’innocenza

78. Dall’età di cinque anni circa fino alla pubertà — il cui inizio è da porsi nella manifestazione delle prime modificazioni nel corpo del ragazzo o della ragazza (effetto visibile di una incrementata produzione di ormoni sessuali) — si dice che il bambino è nella fase descritta, secondo le parole di Giovanni Paolo II, come « gli anni dell’innocenza ».13 Questo periodo di tranquillità e di serenità non deve mai essere disturbato da un’informazione sessuale non necessaria. In questi anni, prima che sia evidente uno sviluppo fisico sessuale, è normale che gli interessi del bambino siano rivolti ad altri aspetti della vita. E scomparsa la sessualità istintiva rudimentale del bambino piccolo. I bambini e le bambine di questa età non sono particolarmente interessati ai problemi sessuali e preferiscono frequentare bambini del proprio sesso.

Per non disturbare questa importante fase naturale della crescita, i genitori riconosceranno che una cauta formazione all’amore casto in questo periodo deve essere indiretta, in preparazione della pubertà, allorché l’informazione diretta sarà necessaria.

79. In questa fase di sviluppo, il bambino si trova normalmente a proprio agio con il corpo e le sue funzioni. Egli accetta il bisogno di modestia nel modo di vestire e nel comportamento. Pur essendo consapevole delle differenze fisiche fra i due sessi, il bambino in crescita mostra in genere poco interesse per le funzioni genitali. La scoperta delle meraviglie del creato, che accompagna questa epoca, e le esperienze in tal senso in casa e a scuola, dovranno anche essere orientate verso le fasi della catechesi e l’approccio ai sacramenti, che avviene all’interno della comunità ecclesiale.

80. Tuttavia, questo periodo della fanciullezza non è privo del suo significato in termini di sviluppo psico-sessuale. Il bambino o la bambina che cresce apprende, dall’esempio degli adulti e dall’esperienza familiare, cosa significhi essere una donna o un uomo. Certamente non si dovrebbero scoraggiare le espressioni di tenerezza naturale e di sensibilità da parte dei ragazzi, né, viceversa, si dovrebbero escludere le ragazze da attività fisiche vigorose. D’altra parte, però, in alcune società soggette a pressioni ideologiche, i genitori dovranno guardarsi anche da un’opposizione esagerata nei confronti di quella che viene definita una « stereotipizzazione dei ruoli ».

Non si dovrebbero ignorare o minimizzare le effettive differenze fra i due sessi e, in un ambiente familiare sano, i bambini impareranno che è naturale che a queste differenze corrisponda una certa diversità fra i normali ruoli familiari e domestici rispettivamente degli uomini e delle donne.

81. Durante questa fase, le ragazze svilupperanno in genere un interesse materno per i bambini piccoli, per la maternità e per la cura della casa. Assumendo costantemente come modello la Maternità della Santissima Vergine Maria, dovrebbero essere incoraggiate a valorizzare la propria femminilità.

82. Un ragazzo, in questa fase, è ad uno stadio di sviluppo relativamente tranquillo. Questo rappresenta spesso il periodo più facile per stabilire un buon rapporto con il padre. In questo tempo, egli dovrebbe apprendere che la sua mascolinità, anche se deve essere considerata come un dono divino, non è un segno di superiorità rispetto alle donne, ma una chiamata di Dio ad assumere certi ruoli e responsabilità. Il fanciullo dovrebbe essere scoraggiato dal diventare eccessivamente aggressivo o troppo preoccupato della prodezza fisica come garanzia della propria virilità.

83. Tuttavia, nel contesto dell’informazione morale e sessuale, possono sorgere in questa fase della fanciullezza diversi problemi. Oggi, in alcune società, vi sono tentativi programmati e determinati di imporre un’informazione sessuale prematura ai fanciulli.

In questo stadio dello sviluppo, tuttavia, essi non sono ancora in grado di comprendere pienamente il valore della dimensione affettiva della sessualità. Non possono comprendere e controllare l’immagine sessuale in un contesto adeguato di principi morali e, quindi, non possono integrare un’informazione sessuale prematura con la responsabilità morale. Tale informazione tende così a infrangere il loro sviluppo emozionale ed educativo e a disturbare la serenità naturale di questo periodo di vita. I genitori dovrebbero escludere con gentilezza ma con fermezza i tentativi di violare l’innocenza dei figli, perché tali tentativi compromettono lo sviluppo spirituale, morale ed emotivo delle persone che stanno crescendo e che hanno diritto a tale innocenza.

84. Un ulteriore problema sorge allorché i fanciulli ricevono una prematura informazione sessuale da parte dei mass-media o di coetanei che sono stati fuorviati o che hanno ricevuto un’educazione sessuale precoce. In questa circostanza i genitori avranno la necessità di cominciare ad impartire un’informazione sessuale accuratamente limitata, di solito per correggere un’informazione immorale errata o per controllare un linguaggio osceno.

85. Non infrequenti sono le violenze sessuali nei confronti dei bambini. I genitori devono proteggere i loro figli, anzitutto educandoli a una forma di modestia e di riserbo nei confronti di persone estranee; inoltre, impartendo un’adeguata informazione sessuale, senza però anticipare dettagli e particolarità che li potrebbero turbare e spaventare.

86. Come nei primi anni di vita, anche durante la fanciullezza i genitori dovrebbero incoraggiare nei figli lo spirito di collaborazione, obbedienza, generosità e abnegazione, nonché favorire le capacità di autoriflessione e di sublimazione. Infatti, è caratteristico di questo periodo di sviluppo l’essere attratti da attività intellettuali: e l’intellettualizzazione consente di acquisire la forza e la capacità di controllare la realtà circostante e, in un prossimo futuro, anche gli istinti che provengono dal corpo, così da trasformarli in attività intellettuali e razionali.

Il ragazzo indisciplinato o viziato è incline a una certa immaturità e debolezza morale nel futuro, perché la castità è difficile da mantenere se una persona sviluppa abitudini egoiste o disordinate e non è in grado di comportarsi con gli altri con interesse e rispetto. I genitori devono presentare standard obiettivi di ciò che è giusto o sbagliato, creando un contesto morale sicuro per la vita.

2. La pubertà

87. La pubertà, che costituisce la fase iniziale dell’adolescenza, è un momento in cui i genitori sono chiamati a essere particolarmente attenti all’educazione cristiana dei figli: è il momento della scoperta di se stessi « e del proprio universo interiore, momento di progetti generosi, momento in cui zampillano il sentimento dell’amore, gli impulsi biologici della sessualità e il desiderio di stare insieme, momento di una gioia particolarmente intensa, connessa con la scoperta inebriante della vita. Spesso, però, è anche l’età degli interrogativi più profondi, delle ricerche ansiose e perfino frustranti, di una certa diffidenza verso gli altri con dannosi ripiegamenti su se stessi, l’età talvolta delle prime sconfitte e delle prime amarezze ».14

88. I genitori devono essere particolarmente attenti all’evoluzione dei propri figli e alle loro trasformazioni fisiche e psichiche, decisive nella maturazione della personalità. Pur senza rivelare ansia, paura e ossessiva preoccupazione, tuttavia non consentiranno che la codardia e la comodità blocchino il loro intervento. Logicamente è un momento importante nell’educazione al valore della castità, il che si tradurrà anche nel modo d’informare sulla sessualità. In questa fase, la domanda educativa riguarda anche l’aspetto della genitalità e ne richiede perciò la presentazione, sia sul piano dei valori sia su quello della realtà globalmente intesa; ciò implica, inoltre, la comprensione del contesto relativo alla procreazione, al matrimonio e alla famiglia, contesto che deve essere tenuto presente in un’autentica opera di educazione sessuale.15

89. I genitori, prendendo spunto dalle trasformazioni che le figlie e i figli sperimentano nel proprio corpo, sono allora tenuti a dare spiegazioni più dettagliate sulla sessualità, ogni qualvolta che — vigente un rapporto di fiducia e di amicizia — le ragazze si confidino con la propria madre e i ragazzi con il proprio padre. Tale rapporto di fiducia e di amicizia va instaurato già nei primi anni di vita.

90. Compito importante dei genitori è accompagnare l’evoluzione fisiologica delle figlie aiutandole ad accogliere con gioia lo sviluppo della femminilità nel senso corporeo, psicologico e spirituale.16 Normalmente si potrà parlare, perciò, anche dei cicli di fertilità e del loro significato; non sarà però ancora necessario, a meno che non venga esplicitamente richiesto, dare spiegazioni in dettaglio circa l’unione sessuale.

91. E molto importante che anche gli adolescenti di sesso maschile siano aiutati a comprendere le tappe dello sviluppo fisico e fisiologico degli organi genitali, prima che debbano attingere queste notizie dai compagni di gioco o da persone non bene ispirate. La presentazione dei fatti fisiologici della pubertà maschile va fatta in una luce di serenità, di positività e di riserbo, nel contesto della prospettiva matrimonio-famiglia-paternità. L’istruzione sia delle adolescenti che degli adolescenti dovrà pertanto comprendere anche una circostanziata e sufficiente informazione sulle caratteristiche somatiche e psicologiche dell’altro sesso, verso il quale si dirige maggiormente la curiosità.

In questo ambito, può essere di aiuto ai genitori il supporto informativo del medico coscienzioso e così pure dello psicologo, senza disgiungere tali informazioni dal riferimento alla fede e all’opera educativa del sacerdote.

92. Attraverso un dialogo fiducioso e aperto, i genitori potranno non solo guidare le figlie ad affrontare ogni perplessità emotiva, ma anche sostenere il valore della castità cristiana nella considerazione dell’altro sesso. L’istruzione sia delle ragazze che dei ragazzi deve mirare ad evidenziare la bellezza della maternità e la meravigliosa realtà della procreazione, come pure il profondo significato della verginità. In questo modo, verranno aiutati ad opporsi alla mentalità edonista oggi largamente presente e, in particolare, a prevenire, in un periodo così decisivo, quella « mentalità contraccettiva » disgraziatamente molto diffusa e con la quale le figlie dovranno fronteggiarsi più tardi, nel matrimonio.

93. Durante la pubertà, lo sviluppo psichico ed emotivo del ragazzo può renderlo vulnerabile alle fantasie erotiche e porgli la tentazione di fare esperienze sessuali. I genitori dovranno essere vicini ai figli, correggendo la tendenza a utilizzare la sessualità in modo edonista e materialistico. Essi, perciò, richiameranno loro il dono di Dio, ricevuto per cooperare con Lui a « realizzare lungo la storia la benedizione originaria del Creatore, trasmettendo nella generazione l’immagine divina da uomo a uomo »; e li rafforzeranno così nella consapevolezza che la « fecondità è il frutto e il segno dell’amore coniugale, la testimonianza viva della piena donazione reciproca degli sposi ».17 In questo modo i figli impareranno anche il rispetto dovuto alla donna. L’opera di informazione e di istruzione dei genitori è necessaria, infatti, non perché altrimenti i figli non potrebbero conoscere le realtà sessuali, ma perché le conoscano nella giusta luce.

94. In maniera positiva e prudente i genitori realizzeranno quanto chiesero i Padri del Concilio Vaticano II: « I giovani devono essere adeguatamente e tempestivamente istruiti, soprattutto in seno alla propria famiglia, sulla dignità dell’amore coniugale, sulla sua funzione, sulle sue espressioni; così che, formati nella stima della castità, possano ad età conveniente passare da un onesto fidanzamento alle nozze ».18

Questa informazione positiva sulla sessualità sarà sempre inserita in un progetto formativo, tale da creare quel contesto cristiano in cui devono essere date tutte le informazioni sulla vita e sull’attività sessuale, sull’anatomia e sull’igiene. Perciò le dimensioni spirituali e morali dovranno essere sempre prevalenti ed avere due finalità speciali: la presentazione dei comandamenti di Dio come cammino di vita e la formazione di una retta coscienza.

Gesù, al giovane che lo interroga su ciò che deve fare per ottenere la vita eterna risponde: « Se tu vuoi entrare nella vita, osserva i Comandamenti » (Mt 19,17); e dopo aver elencato quelli che riguardano l’amore per il prossimo, li riassume nella formulazione positiva: « Ama il prossimo tuo come te stesso » (Mt 19,19). Presentare i comandamenti come dono di Dio (scritti dal dito di Dio, cf Es 31,18) ed espressione dell’Alleanza con Lui, confermati da Gesù con il Suo stesso esempio, è molto importante perché l’adolescente non li disgiunga dal loro rapporto con una vita interiormente ricca e liberata dagli egoismi.19

95. La formazione della coscienza richiede, come punto di partenza, che si venga illuminati sul progetto di amore che Dio ha per ogni singola persona, sul valore positivo e liberante della legge morale e sulla consapevolezza tanto della fragilità indotta dal peccato quanto anche dei mezzi della grazia che corroborano l’uomo nel suo cammino verso il bene e la salvezza.

« Presente nell’intimo della persona, la coscienza morale » — che è il « nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo » come afferma il Concilio Vaticano II20 — « le ingiunge, al momento opportuno, di compiere il bene e di evitare il male. Essa giudica anche le scelte concrete, approvando quelle che sono buone, denunciando quelle cattive. Attesta l’autorità della verità in riferimento al Bene supremo, di cui la persona umana avverte l’attrattiva ed accoglie i comandi ».21

Infatti « la coscienza morale è un giudizio della ragione mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che sta per porre, sta compiendo o ha compiuto ».22 Pertanto la formazione della coscienza richiede l’illuminazione circa la verità e il piano di Dio e non va confusa con un vago sentimento soggettivo o con l’opinione personale.

96. Nel rispondere alle domande dei figli, i genitori dovranno offrire argomenti ben ragionati sul grande valore della castità e mostrare la debolezza intellettuale e umana delle teorie che ispirano condotte permissive ed edonistiche; risponderanno con chiarezza, senza dare eccessiva importanza alle problematiche patologiche sessuali né alla falsa impressione che la sessualità sia una realtà vergognosa o sporca, dal momento che è un grande dono di Dio, il quale ha posto nel corpo umano la capacità di generare, partecipandoci così il suo potere creatore. Anzi, sia nella Scrittura (cfCt 1-8; Os 2; Ger 3,1-3; Ez 23, ecc.) che nella tradizione mistica cristiana23 si è sempre guardato l’amore coniugale come un simbolo e un’immagine dell’amore di Dio per gli uomini.

97. Poiché durante la pubertà un ragazzo o una ragazza sono particolarmente vulnerabili ad influenze emotive, i genitori hanno il compito, attraverso il dialogo e il loro stile di vita, di aiutare i figli a resistere agli influssi negativi che arrivano dall’esterno e potrebbero portarli a sottovalutare la formazione cristiana sull’amore e sulla castità. A volte, particolarmente nelle società travolte dalle spinte consumistiche, i genitori dovranno — senza farlo troppo notare — aver cura dei rapporti dei loro figli con ragazzi dell’altro sesso. Anche se accettate socialmente, ci sono abitudini nel parlare e nel costume che sono moralmente scorrette e rappresentano un modo di banalizzare la sessualità, riducendola a un oggetto di consumo. I genitori devono allora insegnare ai loro figli il valore della modestia cristiana, della sobrietà nel vestire, della necessaria autonomia verso le mode, caratteristica di un uomo o di una donna con personalità matura.24

3. L’adolescenza nel progetto di vita

98. L’adolescenza rappresenta, nello sviluppo del soggetto, il periodo della progettazione di sé e perciò della scoperta della propria vocazione: tale periodo tende ad essere oggi — sia per ragioni fisiologiche che per motivi socio-culturali — più prolungato nel tempo che nel passato. I genitori cristiani devono « formare i figli alla vita, in modo che ciascuno adempia in pienezza il suo compito secondo la vocazione ricevuta da Dio ».25 Si tratta di un impegno di somma importanza, che costituisce in definitiva il culmine della loro missione di genitori. Se ciò è sempre importante, lo diventa in maniera particolare in questo periodo della vita dei figli: « Nella vita di ciascun fedele laico ci sono momenti particolarmente significativi e decisivi per discernere la chiamata di Dio: … tra questi ci sono i momenti dell’adolescenza e della giovinezza ».26

99. E molto importante che i giovani non si ritrovino soli nel discernere la vocazione personale. Sono rilevanti e talora decisivi il consiglio dei genitori e il sostegno di un sacerdote o di altre persone adeguatamente formate — nelle parrocchie, nelle associazioni e nei nuovi e fecondi movimenti ecclesiali, ecc. — che siano in grado di aiutarli a scoprire il senso vocazionale dell’esistenza e le varie forme della chiamata universale alla santità, poiché il « seguimi di Cristo si può ascoltare lungo una diversità di cammini, tramite i quali procedono i discepoli e i testimoni del Redentore ».27

100. Per secoli, il concetto di vocazione era stato riservato esclusivamente al sacerdozio e alla vita religiosa. Il Concilio Vaticano II, ricordando l’insegnamento del Signore — « Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste » (Mt 5,48) — ha rinnovato l’appello universale alla santità:28 « Questo forte invito alla santità — scrisse poco dopo Paolo VI — può essere considerato come l’elemento più caratteristico di tutto il magistero conciliare e, per così dirlo, il suo ultimo fine »;29 e ribadisce Giovanni Paolo II: « Sull’universale vocazione alla santità ha avuto parole luminosissime il Concilio Vaticano II. Si può dire che proprio questa sia stata la consegna primaria affidata a tutti i figli e le figlie della Chiesa da un Concilio voluto per il rinnovamento evangelico della vita cristiana.30 Questa consegna non è una semplice esortazione morale, bensì un’insopprimibile esigenza del mistero della Chiesa ».31

Dio chiama alla santità tutti gli uomini e, per ciascuno di essi, ha dei piani ben precisi: una vocazione personale che ognuno deve riconoscere, accogliere e sviluppare. A tutti i cristiani — sacerdoti e laici, sposati o celibi —, si applicano le parole dell’Apostolo delle genti: « Eletti di Dio, santi e amati » (Col 3,12).

101. E quindi necessario che non manchi mai nella catechesi e nella formazione impartita dentro e fuori della famiglia, non solo l’insegnamento della Chiesa sul valore eccelso della verginità e del celibato,32 ma anche sul senso vocazionale del matrimonio, che non può mai essere considerato da un cristiano soltanto come avventura umana: « Sacramento grande in Cristo e nella Chiesa », dice San Paolo (Ef 5,32). Dare ai giovani questa ferma convinzione, di portata trascendentale per il bene della Chiesa e dell’umanità, « dipende in gran parte dai genitori e dalla vita familiare che costruiscono nella propria casa ».33

102. I genitori devono sempre adoperarsi per dare l’esempio e la testimonianza, con la propria vita, della fedeltà a Dio e della fedeltà dell’uno all’altro nell’alleanza coniugale. Ma il loro esempio è particolarmente decisivo nell’adolescenza, periodo in cui i giovani cercano modelli vissuti e attraenti di condotta. Siccome in questo tempo i problemi sessuali si fanno spesso più evidenti, i genitori devono anche aiutarli ad amare la bellezza e la forza della castità con consigli prudenti, mettendo in luce il valore inestimabile che per viverla possiedono la preghiera e la ricezione frequente e fruttuosa dei sacramenti, in particolare la confessione personale. Devono, inoltre, essere in grado di dare ai loro figli, secondo le necessità, una spiegazione positiva e serena dei punti fermi della morale cristiana come, per esempio, l’indissolubilità del matrimonio e i rapporti tra amore e procreazione, nonché l’immoralità dei rapporti prematrimoniali, dell’aborto, della contraccezione e della masturbazione. Circa queste ultime realtà immorali, che contraddicono il significato della donazione coniugale, giova ricordare ancora che: « Le due dimensioni dell’unione coniugale, quella unitiva e quella procreativa, non possono essere separate artificialmente senza intaccare la verità intima dell’atto coniugale stesso ».34 Al riguardo sarà per i genitori un aiuto prezioso la conoscenza approfondita e meditata dei documenti della Chiesa che trattano questi problemi.35

103. In particolare, la masturbazione costituisce un disordine grave, illecito in se stesso, che non può essere moralmente giustificato, anche se « l’immaturità dell’adolescenza, che può talvolta prolungarsi oltre questa età, lo squilibrio psichico, o l’abitudine contratta possono influire sul comportamento, attenuando il carattere deliberato dell’atto, e far sí che, soggettivamente, non ci sia sempre colpa grave ».36 Gli adolescenti vanno quindi aiutati a superare tali manifestazioni di disordine che sono espressione spesso dei conflitti interni e dell’età e non raramente di una visione egoistica della sessualità.

104. Una particolare problematica, che può manifestarsi nel processo di maturazione-identificazione sessuale, è quella della omosessualità, che d’altronde si diffonde sempre più nelle culture urbanizzate. E necessario che questo fenomeno venga presentato con equilibrio di giudizio, alla luce dei documenti della Chiesa.37 I giovani richiedono di essere aiutati a distinguere i concetti di normalità e di anomalia, di colpa soggettiva e di disordine oggettivo, evitando di indurre ostilità, e d’altro canto chiarendo bene l’orientamento strutturale e complementare della sessualità in relazione alla realtà del matrimonio, della procreazione e della castità cristiana. « L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile ».38 Bisogna distinguere la tendenza che può essere innata e gli atti di omosessualità che « sono intrinsecamente disordinati »39 e contrari alla legge naturale.40

Molti casi, specialmente quando la pratica di atti omosessuali non si è strutturata, possono giovarsi positivamente di un’appropriata terapia. In ogni modo, le persone che sono in questa condizione devono essere accolte con rispetto, dignità e delicatezza, evitando ogni forma di ingiusta discriminazione. I genitori, da parte loro, quando avvertissero nei figli, in età infantile o adolescenziale, l’apparire di tale tendenza o dei relativi comportamenti, si facciano aiutare da persone esperte e qualificate per portare tutto l’aiuto possibile.

Per la maggior parte delle persone omosessuali, tale condizione costituisce una prova. « Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione ».41 « Le persone omosessuali sono chiamate alla castità ».42

105. La consapevolezza del significato positivo della sessualità, in ordine all’armonia e allo sviluppo della persona, nonché in relazione alla vocazione della persona nella famiglia, nella società e nella Chiesa, rappresenta sempre l’orizzonte educativo da proporre nelle tappe dello sviluppo adolescenziale. Non si deve mai dimenticare che il disordine nell’uso del sesso tende a distruggere progressivamente la capacità di amare della persona, facendo del piacere — invece che del dono sincero di sé — il fine della sessualità e riducendo le altre persone a oggetti della propria gratificazione: così esso indebolisce sia il senso del vero amore tra l’uomo e la donna — sempre aperto alla vita — sia la stessa famiglia e induce successivamente al disprezzo della vita umana che potrebbe essere concepita, considerata allora come un male che minaccia in certe situazioni il piacere personale.43 « La banalizzazione della sessualità », infatti, « è tra i principali fattori che stanno all’origine del disprezzo della vita nascente: solo un amore vero sa custodire la vita ».44

106. Bisogna anche ricordare come nelle società industrializzate gli adolescenti siano interiormente interessati, e talora turbati, non soltanto per i problemi di identificazione di sé, di scoperta del proprio piano di vita, e per le difficoltà di raggiungere un’integrazione della sessualità in una personalità matura e ben orientata, ma anche per problemi di accettazione di sé e del proprio corpo. Sorgono ormai ambulatori e centri specializzati per l’adolescenza spesso caratterizzati da intenti puramente edonistici. Una sana cultura del corpo, che porti all’accettazione di sé come dono e come incarnazione di uno spirito chiamato all’apertura verso Dio e verso la società, dovrà accompagnare la formazione in questo periodo altamente costruttivo, ma anche non privo di rischi.

Di fronte alle proposte di aggregazione edonistica che vengono fatte, specialmente nelle società del benessere, è poi sommamente importante presentare ai giovani gli ideali della solidarietà umana e cristiana e le modalità concrete di impegno nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali e nel volontariato cattolico e missionario.

107. In questo periodo sono molto importanti le amicizie. Secondo le condizioni e le usanze sociali del luogo in cui si vive, l’adolescenza è un periodo in cui i giovani godono di più autonomia nei rapporti con gli altri e negli orari della vita di famiglia. Senza togliere loro una giusta autonomia, i genitori devono sapere dire di no ai figli quando è necessario45 e al contempo coltivare il gusto nei propri figli per ciò che è bello, nobile e vero. Devono anche essere sensibili all’autostima dell’adolescente, che può attraversare una fase di confusione e di minor chiarezza sul senso della dignità personale e delle sue esigenze.

108. Attraverso i consigli dettati dall’amore e dalla pazienza, i genitori aiuteranno i giovani ad allontanarsi da un eccessivo rinchiudersi in se stessi e insegneranno loro — quando sia necessario — a camminare contro le abitudini sociali tendenti a soffocare il vero amore e l’apprezzamento per le realtà dello spirito: « Siate sobri e restate in guardia! Il diavolo, vostro avversario, si aggira, come leone ruggente, in cerca di chi divorare. Resistetegli, fermi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze sono patite anche da tutti i vostri fratelli sparsi per il mondo. Il Dio di ogni grazia, chi vi ha chiamati in Gesù Cristo all’eterna sua gloria, dopo che avrete sofferto per breve tempo, vi perfezionerà egli stesso, vi renderà fermi, forti, incrollabili » (1 Pt 5,8-10).

4. Verso l’età adulta

109. Non è nell’intento di questo documento aprire il discorso sulla preparazione prossima ed immediata al matrimonio, esigenza della formazione cristiana, particolarmente raccomandata dalla necessità dei tempi e ricordata dalla Chiesa.46 Si deve tener presente, tuttavia, che la missione dei genitori non cessa con il raggiungimento della maggiore età del figlio, che peraltro varia secondo le diverse culture e legislazioni. Momenti particolari e significativi per i giovani sono anche quelli dell’ingresso nel mondo del lavoro o della scuola superiore, allorché essi entrano in contatto — talora brusco, ma che può anche diventare benefico — con modelli diversi di condotta e con occasioni che rappresentano una vera e propria sfida.

110. I genitori, mantenendo aperto un dialogo fiducioso e capace di promuovere il senso di responsabilità nel rispetto della legittima e necessaria autonomia, costituiranno sempre un punto di riferimento per i figli, sia con il consiglio sia con l’esempio, affinché il processo di ampia socializzazione consenta loro il raggiungimento di una personalità matura ed integrata interiormente e socialmente. In modo particolare, si dovrà avere premura che i figli non cessino, ma anzi intensifichino, il rapporto di fede con la Chiesa e con le attività ecclesiali; che sappiano scegliere maestri di pensiero e di vita per il loro futuro; e che siano anche in grado di impegnarsi in campo culturale e sociale come cristiani, senza paura di professarsi tali e senza perdere il senso e la ricerca della propria vocazione.

Nel periodo che porta al fidanzamento e alla scelta di quell’affetto preferenziale che può condurre alla formazione di una famiglia, il ruolo dei genitori non dovrà concretarsi in semplici divieti e tanto meno nell’imporre le scelte del fidanzato o della fidanzata, ma, piuttosto, essi dovranno aiutare i figli a definire quelle condizioni che sono necessarie perché possa esistere un vincolo serio, onesto e promettente, nonché li sosterranno nel cammino di una chiara testimonianza di coerenza cristiana nel rapporto con la persona dell’altro sesso.

111. Dovranno evitare di avallare la diffusa mentalità secondo cui alle figlie devono essere fatte tutte le raccomandazioni in tema di virtù e sul valore della verginità, mentre ai figli ciò non sarebbe da chiedere, come se per loro tutto fosse lecito.

Per una coscienza cristiana e per una visione del matrimonio e della famiglia, in ordine ad ogni tipo di vocazione, vale la raccomandazione di San Paolo ai Filippesi: « Quanto c’è di vero, nobile, giusto, puro, amabile, lodevole; quanto c’è di virtuoso e merita plauso, questo attiri la vostra attenzione » (Fil 4,8).

VII

ORIENTAMENTI PRATICI

112. E dunque compito dei genitori, all’interno dell’educazione alle virtù, farsi promotori di un’autentica educazione dei loro figli all’amore: alla generazione primaria di una vita umana nell’atto procreativo deve seguire, per sua stessa natura, la generazione secondaria, che porta i genitori ad aiutare il figlio nello sviluppo della propria personalità.

Pertanto, riprendendo in modo sintetico quanto fin qui detto e collocandolo su un piano operativo, si raccomanda quanto riportato nei successivi paragrafi.1

Raccomandazioni ai genitori e agli educatori

113. Si raccomanda ai genitori di essere consapevoli del proprio ruolo educativo e di difendere ed esercitare questo diritto-dovere primario.2 Da qui ne consegue che qualsiasi intervento educativo, relativo anche all’educazione all’amore, ad opera di persone estranee alla famiglia, debba essere subordinato all’accettazione da parte dei genitori e si debba configurare non come una sostituzione, ma come un sostegno al loro intervento: infatti, « l’educazione sessuale, diritto e dovere fondamentale dei genitori, deve attuarsi sempre sotto la loro guida sollecita, sia in casa sia nei centri educativi da essi scelti e controllati ».3 Non mancano frequentemente né consapevolezza né sforzo da parte dei genitori. Essi, però, sono troppo soli, indifesi e spesso colpevolizzati. Hanno bisogno non solo di comprensione, ma di sostegno e di aiuto da parte di gruppi, associazioni e istituzioni.

1. Raccomandazioni per i genitori

114. 1. Si raccomanda ai genitori di associarsi con altri genitori, non soltanto allo scopo di proteggere, mantenere o completare il proprio ruolo di educatori primari dei loro figli, specialmente nell’area dell’educazione all’amore,4 ma anche per contrastare forme dannose di educazione sessuale e per garantire che i figli vengano educati secondo i principi cristiani e in modo consono al loro sviluppo personale.

115. 2. Nel caso in cui i genitori vengano assistiti da altri nell’educazione dei propri figli all’amore, si raccomanda che essi si informino in modo esatto sui contenuti e sulla modalità con cui viene impartita tale educazione supplementare.5 Nessuno può obbligare i bambini o i giovani alla segretezza circa il contenuto o il metodo dell’istruzione data fuori dalla famiglia.

116. 3. Si è consapevoli della difficoltà e spesso dell’impossibilità, da parte dei genitori, di partecipare pienamente ad ogni istruzione supplementare fornita fuori casa; tuttavia, si rivendica il loro diritto di essere al corrente della struttura e dei contenuti del programma. In ogni caso non potrà essere negato il loro diritto ad essere presenti durante lo svolgimento degli incontri.6

117. 4. Si raccomanda ai genitori di seguire con attenzione ogni forma di educazione sessuale che viene data ai loro figli fuori casa, ritirandoli qualora questa non corrisponda ai propri principi.7 Questa decisione dei genitori non deve, però, essere motivo di discriminazione per i figli.8 D’altra parte, i genitori che tolgono i propri figli da tale istruzione hanno il dovere di dare loro un’adeguata formazione, appropriata allo stadio di sviluppo di ogni bambino o giovane.

2. Raccomandazioni a tutti gli educatori

118. 1. Dal momento che ogni bambino o giovane deve poter vivere la propria sessualità in modo conforme ai principi cristiani, e quindi esercitando anche la virtù della castità, nessun educatore — neanche i genitori — può interferire con tale diritto (cf Mt 18,4-7).9

119. 2. Si raccomanda di rispettare il diritto del bambino o del giovane ad essere informato in modo adeguato dai propri genitori circa le questioni morali e sessuali in un modo tale che venga assecondato il suo desiderio di essere casto e formato alla castità.10 Tale diritto è ulteriormente qualificato dallo stadio di sviluppo del bambino, dalla sua capacità di integrare la verità morale con l’informazione sessuale e dal rispetto per la sua innocenza e tranquillità.

120. 3. Si raccomanda di rispettare il diritto del bambino o del giovane di ritirarsi da ogni forma di istruzione sessuale impartita fuori casa.11 Per tale decisione né essi né altri membri della famiglia vanno mai penalizzati o discriminati.

Quattro principi operativi e le loro norme particolari

121. Alla luce di queste raccomandazioni, l’educazione all’amore può concretizzarsi nei quattro principi operativi.

122. 1. La sessualità umana è un mistero sacro che deve essere presentato secondo l’insegnamento dottrinale e morale della Chiesa, tenendo sempre in conto gli effetti del peccato originale.

Informato dalla riverenza e dal realismo cristiano, questo principio dottrinale deve guidare ogni momento dell’educazione all’amore. In un’epoca in cui è stato tolto il mistero dalla sessualità umana, i genitori devono essere attenti, nel loro insegnamento e nell’aiuto offerto dagli altri, ad evitare la banalizzazione della sessualità umana. In particolare si deve conservare il rispetto profondo della differenza fra uomo e donna che rispecchia l’amore e la fecondità di Dio stesso.

123. Allo stesso tempo, nell’insegnamento della dottrina e della morale cattolica circa la sessualità, si devono tenere in conto gli effetti durevoli del peccato originale, cioè la debolezza umana e il bisogno della grazia di Dio per superare le tentazioni ed evitare il peccato. A tale riguardo, si deve formare la coscienza di ogni individuo in un modo chiaro, preciso e in sintonia con i valori spirituali. La morale cattolica, però, non si limita mai ad insegnare ad evitare il peccato; si tratta anche della crescita nelle virtù cristiane e dello sviluppo della capacità di donare se stesso nella vocazione della propria vita.

124. 2. Devono essere presentate ai bambini e ai giovani solo informazioni proporzionate ad ogni fase del loro sviluppo individuale.

Questo principio di tempestività è già stato fatto presente nello studio delle diversi fasi dello sviluppo dei bambini e dei giovani. I genitori e tutti coloro che li aiutano devono essere sensibili: a) alle diverse fasi di sviluppo, in particolare agli « anni dell’innocenza » e alla pubertà, b) al modo in cui ogni bambino o giovane fa esperienza delle diverse tappe della vita, c) ai problemi particolari associati con queste tappe.

125. Alla luce di questo principio, si può indicare anche la rilevanza della tempestività in relazione ai problemi specifici.

a) Nella tarda adolescenza, i giovani devono essere introdotti prima alla conoscenza degli indici di fertilità e poi alla regolazione naturale della fertilità, ma solo nel contesto dell’educazione all’amore, della fedeltà matrimoniale, del piano di Dio per la procreazione e per il rispetto della vita umana.

bL’omosessualità non va discussa prima dell’adolescenza a meno che non sorga qualche grave problema specifico in una situazione particolare.12 Quest’argomento deve essere presentato solo nei termini della castità, della salute e « della verità sulla sessualità umana nel suo rapporto con la famiglia, come insegna la Chiesa ».13

cLe perversioni sessuali, che sono relativamente rare, non devono essere trattate se non attraverso consigli individuali, che sono la risposta dei genitori a veri problemi.

126. 3. Nessun materiale di natura erotica deve essere presentato a bambini o a giovani di qualsiasi età, individualmente o in gruppo.

Questo principio della decenza deve salvaguardare la virtù della castità cristiana. Perciò, nel comunicare l’informazione sessuale nel contesto dell’educazione all’amore, l’istruzione deve essere sempre « positiva e prudente »14 e « chiara e delicata ».15 Queste quattro parole, usate dalla Chiesa Cattolica, escludono ogni forma di contenuto inaccettabile dell’educazione sessuale.16

Inoltre, rappresentazioni grafiche e realistiche del parto, per esempio in un film, anche se non sono erotiche, devono essere portate alla conoscenza in modo graduale, sì da non creare paura e atteggiamenti negativi verso la procreazione nelle ragazze e nelle giovani donne.

127. 4. Nessuno deve essere mai invitato, tanto meno obbligato, ad agire in qualsiasi modo che possa offendere oggettivamente la modestia o che soggettivamente possa ledere la propria delicatezza o senso di « privacy ».

Tale principio di rispetto per il fanciullo esclude tutte le forme improprie di coinvolgimento dei bambini e dei giovani. Al riguardo si possono includere, fra altri, i seguenti metodi di abuso dell’educazione sessuale: a) ogni rappresentazione « drammatizzata », mimi o « ruoli », che descrivono questioni genitali o erotiche, b) la realizzazione di immagini, tabelloni, modelli, ecc. di questo genere, c) la richiesta di fornire informazioni personali circa questioni sessuali17 o di divulgare informazioni familiari, d) gli esami, orali o scritti, circa questioni genitali o erotiche.

I metodi particolari

128. Questi principi e queste norme possono accompagnare i genitori, e tutti coloro che li aiutano, quando adoperano i diversi metodi che sembrano essere idonei alla luce dell’esperienza dei genitori e degli esperti. Si passerà ora a segnalare questi metodi raccomandati e, inoltre, si indicheranno anche i principali metodi da evitare, insieme alle ideologie che li promuovono o ispirano.

a) Metodi raccomandati

129. Il metodo normale e fondamentale, già proposto in questa guida, è il dialogo personale fra i genitori e i figli, cioè la formazione individuale nell’ambito della famiglia. Non è, infatti, sostituibile il dialogo fiducioso e aperto con i propri figli, che rispetta non soltanto le tappe dello sviluppo, ma anche la giovane persona stessa come individuo. Quando, però, i genitori chiedono aiuto agli altri, ci sono diversi metodi utili che potranno essere raccomandati alla luce della esperienza dei genitori e secondo la conformità alla prudenza cristiana.

130. 1. Come coppia, o come individui, i genitori possono incontrarsi con altri che sono preparati nell’educazione all’amore per trarre beneficio dalla loro esperienza e competenza. Questi, inoltre, possono spiegare e fornire loro libri ed altre risorse approvate dalle autorità ecclesiastiche.

131. 2. I genitori, non sempre preparati ad affrontare problematiche legate all’educazione all’amore, possono partecipare con i propri figli a riunioni guidate da persone esperte e degne di fiducia come, per esempio, medici, sacerdoti, educatori. Per motivi di maggiore libertà di espressione, in alcuni casi, sembrano preferibili riunioni con sole figlie e con soli figli.

132. 3. In certe situazioni, i genitori possono affidare una parte dell’educazione all’amore ad un’altra persona di fiducia, se ci sono questioni che richiedono una specifica competenza o una cura pastorale in casi particolari.

133. 4. La catechesi sulla morale può essere fornita da altre persone di fiducia, con particolare attenzione all’etica sessuale durante la pubertà e l’adolescenza. I genitori devono interessarsi alla catechesi morale che si dà ai propri figli fuori casa ed utilizzarla come sostegno per il loro lavoro educativo; tale catechesi non deve comprendere gli aspetti più intimi, biologici o affettivi, dell’informazione sessuale, che appartengono alla formazione individuale in famiglia.18

134. 5. La formazione religiosa dei genitori stessi, in particolare la solida preparazione catechetica degli adulti nella verità dell’amore, costruisce le fondamenta di una fede matura che può guidarli nella formazione dei propri figli.19 Tale catechesi per gli adulti permette non solo di approfondire la comprensione della comunità di vita e di amore del matrimonio, ma anche di imparare a comunicare meglio con i propri figli. Inoltre, durante il processo di formazione dei figli all’amore, i genitori troveranno in questo compito molto beneficio, perché scopriranno che questo ministero di amore li aiuta a mantenere « viva la coscienza del “dono”, che continuamente ricevono dai figli ».20 Per rendere i genitori idonei a svolgere la loro opera educativa, si possono promuovere corsi di formazione speciale con la collaborazione di esperti.

b) Metodi e ideologie da evitare

135. Oggi i genitori devono fare attenzione ai modi in cui una educazione immorale può essere trasmessa ai loro figli attraverso diversi metodi promossi dai gruppi con posizioni e interessi contrari alla morale cristiana.21 Non sarebbe possibile indicare tutti i metodi inaccettabili; qui si presentano soltanto diversi modi più diffusi che minacciano i diritti dei genitori e la vita morale dei loro figli.

136. In primo luogo i genitori devono rifiutare l’educazione sessuale secolarizzata ed antinatalista, che mette Dio ai margini della vita e considera la nascita di un figlio come una minaccia, diffusa dai grandi organismi e dalle associazioni internazionali che promuovono l’aborto, la sterilizzazione e la contraccezione. Questi organismi vogliono imporre un falso stile di vita contro la verità della sessualità umana. Operando a livello nazionale o provinciale, tali organismi cercano di suscitare fra i bambini e i giovani la paura circa la « minaccia della sovra-popolazione » per promuovere la mentalità contraccettiva, cioè la mentalità « anti-life »; diffondono concetti falsi circa la « salute riproduttiva » e i « diritti sessuali e riproduttivi » dei giovani.22 Inoltre, alcuni organismi antinatalisti sostengono quelle cliniche che, violando i diritti dei genitori, assicurano l’aborto e la contraccezione ai giovani, promuovendo così la promiscuità e conseguentemente l’incremento delle gravidanze fra le giovani. « Guardando all’anno Duemila, come non pensare ai giovani? Che cosa viene loro proposto? Una società di “cose” e non di “persone”. Il diritto di fare liberamente tutto fin dalla più giovane età, senza freni ma con il massimo della “sicurezza” possibile. Il dono disinteressato di sé, il controllo degli istinti, il senso di responsabilità sono nozioni considerate legate ad un’altra epoca ».23

137. Prima dell’adolescenza, il carattere immorale dell’aborto, procurato chirurgicamente o chimicamente, può essere spiegato gradualmente nei termini della morale cattolica e della riverenza per la vita umana.24

Per quanto riguarda la sterilizzazione e la contraccezione, la loro discussione non deve aver luogo prima dell’età adolescenziale e si dovrà sviluppare soltanto in conformità con l’insegnamento della Chiesa Cattolica.25 Si sottolineeranno, pertanto, i valori morali, spirituali e sanitari dei metodi della regolazione naturale della fertilità, indicando allo stesso tempo i pericoli e gli aspetti etici delle metodiche artificiali. Si mostrerà in particolare la sostanziale e profonda differenza tra i metodi naturali e quelli artificiali, sia per quanto riguarda il rispetto del progetto di Dio sul matrimonio, sia per quanto riguarda la realizzazione della « reciproca donazione totale dei coniugi »26 e l’apertura alla vita.

138. In alcune società sono operanti associazioni professionali di educatori, consiglieri e terapisti del sesso. Poiché il loro lavoro si basa non di rado su teorie malsane, prive di valore scientifico e chiuse ad un’autentica antropologia, che non riconoscono il vero valore della castità, i genitori dovrebbero accertarsi su tali associazioni con grande cautela, non importa quale tipo di riconoscimento ufficiale abbiano ricevuto; e ciò soprattutto quando il punto di vista di queste ultime è in discordia con gli insegnamenti della Chiesa, che risulta evidente non solo nel loro agire, ma anche nelle loro pubblicazioni che sono largamente diffuse in diversi paesi.

139. Un altro abuso si verifica quando si vuole impartire l’educazione sessuale insegnando ai bambini, anche graficamente, tutti i dettagli intimi dei rapporti genitali. Oggi questo avviene spesso con la motivazione di voler offrire un’educazione per « il sesso sicuro », soprattutto in relazione alla diffusione dell’AIDS. In questo contesto, i genitori devono anche rifiutare la promozione del cosiddetto « safe sex » o « safer sex », una politica pericolosa ed immorale, basata sulla teoria illusoria che il preservativo possa dare protezione adeguata contro l’AIDS. I genitori devono insistere sulla continenza fuori del matrimonio e la fedeltà nel matrimonio come l’unica vera e sicura educazione per la prevenzione di tale contagio.

140. Un altro approccio largamente utilizzato, ma che può essere dannoso, viene definito con il termine « chiarificazione dei valori ». I giovani sono incoraggiati a riflettere, chiarire e decidere circa le questioni morali con la massima « autonomia », ignorando però la realtà oggettiva della legge morale in genere e trascurando la formazione delle coscienze sugli specifici precetti morali cristiani, affermati dal Magistero della Chiesa.27 Si dà ai giovani l’idea che un codice morale sia qualcosa creato da loro stessi, come se l’uomo fosse fonte e norma della morale.

Il metodo della chiarificazione dei valori ostacola, invece, la vera libertà ed autonomia dei giovani durante un periodo insicuro del loro sviluppo.28 Non solo si favorisce in pratica l’opinione della maggioranza, ma si pongono anche davanti ai giovani situazioni morali complesse, lontane dalle normali scelte morali che essi affrontano ogni giorno e in cui il bene o il male è facilmente riconoscibile. Questo metodo inaccettabile tende a collegarsi strettamente con il relativismo morale, incoraggiando così l’indifferenza rispetto alla legge morale e il permissivismo.

141. I genitori devono anche fare attenzione ai modi con cui l’istruzione sessuale viene inserita nel contesto di altre materie per altro utili (per esempio: la sanità e l’igiene, lo sviluppo personale, la vita familiare, la letteratura infantile, gli studi sociali e culturali ecc.). In questi casi è più difficile controllare il contenuto dell’istruzione sessuale. Tale metodo dell’inclusione è utilizzato in particolare da quelli che promuovono l’istruzione sessuale nella prospettiva del controllo delle nascite o nei paesi dove il governo non rispetta i diritti dei genitori in tale ambito. Anche la catechesi, però, sarebbe distorta se i legami inseparabili tra la religione e la morale fossero utilizzati come pretesto per introdurre nella istruzione religiosa le informazioni sessuali, biologiche ed affettive, che i genitori dovrebbero dare secondo una loro prudente decisione nella propria casa.29

142. Infine, bisogna tenere presente, come orientamento generale, che tutti i diversi metodi dell’educazione sessuale devono essere giudicati dai genitori alla luce dei principi e delle norme morali della Chiesa, che esprimano i valori umani nella vita quotidiana.30 Vanno presi in considerazione anche gli effetti negativi che diversi metodi possono produrre nella personalità dei bambini e dei giovani.

L’inculturazione e l’educazione all’amore

143. Un’autentica educazione all’amore deve tener conto del contesto culturale in cui vivono i genitori e i loro figli. Come un connubio tra la fede professata e la vita concreta, l’inculturazione è un’armonizzazione tra la fede e la cultura, dove Cristo e il suo Vangelo hanno la precedenza assoluta sulla cultura. « Poiché trascende tutto l’ordine della natura e della cultura, la fede cristiana, da un lato, è compatibile con tutte le culture, in ciò che hanno di conforme alla retta ragione e alla buona volontà, e, dall’altro, è essa stessa, in grado eminente, un fatto dinamizzante la cultura. Un principio illumina l’insieme dei rapporti della fede e della cultura: la grazia rispetta la natura, la guarisce dalle ferite del peccato, la corrobora e la eleva. La sopraelevazione alla vita divina è la finalità specifica della grazia, ma essa non può realizzarsi senza che la natura sia guarita e senza che l’elevazione all’ordine soprannaturale conduca la natura, nella sua linea propria, a una pienezza di formazione ».31 Perciò, non si può giustificare mai l’educazione sessuale esplicita e precoce dei bambini nel nome di una prevalente cultura secolarizzata. D’altra parte, i genitori devono educare i propri figli a capire e ad affrontare le forze di questa cultura, perché possano seguire sempre il cammino di Cristo.

144. Nelle culture tradizionali, i genitori non devono accettare le pratiche contrarie alla morale cristiana, per esempio nei riti associati con la pubertà, che talora comportano l’introduzione dei giovani alle pratiche sessuali o fatti contrari alla integrità e dignità della persona come la mutilazione genitale delle ragazze. Appartiene dunque alle autorità della Chiesa di giudicare la compatibilità dei costumi locali con la morale cristiana. Le tradizioni della modestia e della riservatezza in materia sessuale, che caratterizzano diverse società, devono, però, essere rispettate ovunque. Allo stesso tempo, il diritto dei giovani ad un’adeguata informazione deve essere mantenuto. Inoltre, si deve rispettare il ruolo particolare della famiglia in tale cultura,32 senza imporre alcun modello occidentale dell’educazione sessuale.

VIII

CONCLUSIONE

Assistenza per i genitori

145. Ci sono diversi modi di aiutare ed appoggiare i genitori nell’adempimento del diritto-dovere fondamentale ad educare i propri figli all’amore. Tale assistenza non significa mai togliere ai genitori o diminuire il loro diritto-dovere formativo, perché esso rimane « originale e primario », « insostituibile e inalienabile ».1 Perciò il ruolo che altri possono svolgere nell’assistere i genitori è sempre (a) sussidiario, poiché il ruolo formativo della comunità familiare è sempre preferibile, e (b) subordinato, cioè soggetto alla guida attenta e al controllo dei genitori. Tutti devono osservare l’ordine giusto di cooperazione e di collaborazione tra i genitori e coloro che possono aiutarli nel loro compito. E chiaro che l’assistenza degli altri deve essere data principalmente ai genitori anziché ai loro figli.

146. Quelli che sono chiamati ad aiutare i genitori nell’educazione dei figli all’amore devono essere disposti e preparati ad insegnare in conformità con tutta l’autentica dottrina morale della Chiesa Cattolica. Inoltre, devono essere persone mature, di buona reputazione morale, fedeli al proprio stato cristiano di vita, sposati o celibi, laici, religiosi o sacerdoti. Devono essere non solo preparati nei dettagli della informazione morale e sessuale, ma anche sensibili ai diritti e al ruolo dei genitori e della famiglia, nonché alle necessità e ai problemi dei bambini e dei giovani.2 In tal modo, alla luce dei principi e del contenuto di questa guida, si devono collocare « nello spirito stesso che anima i genitori »;3 se, però, i genitori credono di essere in grado di fornire l’educazione all’amore in modo adeguato, non sono obbligati ad accettarne l’assistenza.

Valide fonti per l’educazione all’amore

147. Il Pontificio Consiglio per la Famiglia è consapevole del grande bisogno di materiale valido che sia specificamente preparato per i genitori in conformità con i principi illustrati nella presente guida. I genitori che possono averne competenza, convinti di questi principi, devono impegnarsi nell’allestimento di tale materiale. Potranno, così, offrire la propria esperienza e saggezza allo scopo di aiutare altri nell’educazione dei figli alla castità. I genitori accoglieranno anche l’aiuto e la sorveglianza delle autorità ecclesiastiche appropriate nel promuovere materiale adeguato e nel togliere, o correggere, quello che non sia conforme ai principi illustrati in questa guida, circa la dottrina, la tempestività, il contenuto e i metodi di tale educazione.4 Questi principi si applicano anche a tutti i mezzi moderni di comunicazione sociale. In modo speciale, questo Pontificio Consiglio confida nell’opera di sensibilizzazione e di sostegno nei confronti dei genitori da parte delle Conferenze Episcopali, che sapranno rivendicare, ove occorra, anche di fronte ai programmi dello Stato in campo educativo, il diritto e gli ambiti propri della famiglia e dei genitori.

Solidarietà con i genitori

148. Nel compiere il ministero dell’amore verso i propri figli, i genitori dovrebbero avere l’appoggio e la cooperazione degli altri membri della Chiesa. I diritti dei genitori devono essere riconosciuti, tutelati e mantenuti non solo per assicurare la solida formazione dei bambini e dei giovani, ma anche per garantire l’ordine giusto di cooperazione e di collaborazione tra i genitori e coloro che possono aiutarli nel loro compito. Nello stesso modo, nelle parrocchie o nelle altre forme di apostolato, il clero e i religiosi devono sostenere ed incoraggiare i genitori nello sforzo di formare i propri figli. A loro volta, i genitori devono ricordare che la famiglia non è l’unica o l’esclusiva comunità formativa. Devono pertanto coltivare un rapporto cordiale ed attivo con altre persone che possono aiutarli, pur non dimenticando mai i propri diritti inalienabili.

Speranza e fiducia

149. Di fronte alle molte sfide alla castità cristiana, i doni della natura e della grazia elargiti ai genitori rimangono sempre le fondamenta più solide su cui la Chiesa forma i propri figli. Gran parte della formazione in famiglia è indiretta, incarnata in un clima di amabilità e di tenerezza, poiché sorge dalla presenza e dall’esempio dei genitori quando il loro amore è puro e generoso. Se si dà fiducia ai genitori in questo compito di educazione all’amore, essi saranno animati a superare le sfide e i problemi dei nostri tempi con la forza del loro amore.

150. Il Pontificio Consiglio per la Famiglia esorta perciò i genitori affinché, coscienti di essere sostenuti dal dono di Dio, abbiano fiducia nei loro diritti e nei loro doveri riguardo all’educazione dei loro figli, da portare avanti con saggezza e consapevolezza. In questo nobile impegno, possano i genitori collocare sempre la loro fiducia in Dio attraverso la preghiera allo Spirito Santo, il dolce Paraclito, datore di tutti i beni. Chiedano la potente intercessione e la protezione di Maria Immacolata, Vergine Madre del bell’amore e modello della purezza fedele. Invochino anche San Giuseppe, suo sposo giusto e casto, seguendo il suo esempio di fedeltà e di purezza di cuore.5 Possano i genitori costantemente contare sull’amore che offrono ai propri figli, un amore che « caccia ogni paura », che « tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta » (1 Cor 13,7). Tale amore è e deve essere indirizzato all’eternità, verso la felicità eterna promessa dal Signore Nostro Gesù Cristo a coloro che lo seguono: « Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio » (Mt 5,8).

Città del Vaticano, 8 dicembre 1995.


Alfonso Cardinale López Trujillo 
Presidente del Pontificio Consiglio 
per la Famiglia


+ S. E. Mons. Elio Sgreccia 
Segretario