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Category: Discorsi Papa

Messaggio per la 42° Giornata per la Vita

Messaggio per la 42° Giornata per la Vita

Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 42ª Giornata Nazionale per la Vita

2 febbraio 2020

Aprite le porte alla Vita

Desiderio di vita sensata

1. “Che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?” (Mt 19,16). La domanda che il giovane rivolge a Gesù ce la poniamo tutti, anche se non sempre la lasciamo affiorare con chiarezza: rimane sommersa dalle preoccupazioni quotidiane. Nell’anelito di quell’uomo traspare il desiderio di trovare un senso convincente all’esistenza.

Gesù ascolta la domanda, l’accoglie e risponde: “Se vuoi entrare nella vita osserva i comandamenti” (v. 17). La risposta introduce un cambiamento – da avere a entrare – che comporta un capovolgimento radicale dello sguardo: la vita non è un oggetto da possedere o un manufatto da produrre, è piuttosto una promessa di bene, a cui possiamo partecipare, decidendo di aprirle le porte. Così la vita nel tempo è segno della vita eterna, che dice la destinazione verso cui siamo incamminati.

Dalla riconoscenza alla cura

2. È solo vivendo in prima persona questa esperienza che la logica della nostra esistenza può cambiare e spalancare le porte a ogni vita che nasce. Per questo papa Francesco ci dice: “L’appartenenza originaria alla carne precede e rende possibile ogni ulteriore consapevolezza e riflessione”[1]. All’inizio c’è lo stupore. Tutto nasce dalla meraviglia e poi pian piano ci si rende conto che non siamo l’origine di noi stessi. “Possiamo solo diventare consapevoli di essere in vita una volta che già l’abbiamo ricevuta, prima di ogni nostra intenzione e decisione. Vivere significa necessariamente essere figli, accolti e curati, anche se talvolta in modo inadeguato”[2].

È vero. Non tutti fanno l’esperienza di essere accolti da coloro che li hanno generati: numerose sono le forme di aborto, di abbandono, di maltrattamento e di abuso.

Davanti a queste azioni disumane ogni persona prova un senso di ribellione o di vergogna. Dietro a questi sentimenti si nasconde l’attesa delusa e tradita, ma può fiorire anche la speranza radicale di far fruttare i talenti ricevuti (cfr. Mt 25, 16-30). Solo così si può diventare responsabili verso gli altri e “gettare un ponte tra quella cura che si è ricevuta fin dall’inizio della vita, e che ha consentito ad essa di dispiegarsi in tutto l’arco del suo svolgersi, e la cura da prestare responsabilmente agli altri”[3].

Se diventiamo consapevoli e riconoscenti della porta che ci è stata aperta, e di cui la nostra carne, con le sue relazioni e incontri, è testimonianza, potremo aprire la porta agli altri viventi. Nasce da qui l’impegno di custodire e proteggere la vita umana dall’inizio fino al suo naturale termine e di combattere ogni forma di violazione della dignità, anche quando è in gioco la tecnologia o l’economia.

La cura del corpo, in questo modo, non cade nell’idolatria o nel ripiegamento su noi stessi, ma diventa la porta che ci apre a uno sguardo rinnovato sul mondo intero: i rapporti con gli altri e il creato[4].

Ospitare l’imprevedibile

3. Sarà lasciandoci coinvolgere e partecipando con gratitudine a questa esperienza che potremo andare oltre quella chiusura che si manifesta nella nostra società ad ogni livello. Incrementando la fiducia, la solidarietà e l’ospitalità reciproca potremo spalancare le porte ad ogni novità e resistere alla tentazione di arrendersi alle varie forme di eutanasia[5].

L’ospitalità della vita è una legge fondamentale: siamo stati ospitati per imparare ad ospitare. Ogni situazione che incontriamo ci confronta con una differenza che va riconosciuta e valorizzata, non eliminata, anche se può scompaginare i nostri equilibri.

È questa l’unica via attraverso cui, dal seme che muore, possono nascere e maturare i frutti (cf Gv 12,24). È l’unica via perché la uguale dignità di ogni persona possa essere rispettata e promossa, anche là dove si manifesta più vulnerabile e fragile. Qui infatti emerge con chiarezza che non è possibile vivere se non riconoscendoci affidati gli uni agli altri. Il frutto del Vangelo è la fraternità.


[1]     Papa Francesco, Humana communitas. Lettera per il XXV anniversario della istituzione della Pontificia Accademia per la Vita, 6 gennaio 2019, 9.

[2]     Ibidem.

[3]     Ibidem.

[4]     Cfr. Papa Francesco, Enciclica Laudato si’, 155: “L’accettazione del proprio corpo come dono di Dio è necessaria per accogliere e accet­tare il mondo intero come dono del Padre e casa comune; invece una logica di dominio sul pro­prio corpo si trasforma in una logica a volte sotti­le di dominio sul creato. Imparare ad accogliere il proprio corpo, ad averne cura e a rispettare i suoi significati è essenziale per una vera ecologia uma­na”

[5]     Cfr. Papa Francesco, Discorso ai membri dell’associazione italiana di oncologia (AIOM), 2 settembre 2019.

INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE, DUBLINO 2018

INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE, DUBLINO 2018

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE 
IN IRLANDA PER IL IX INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE

(25-26 AGOSTO 2018)

FESTA DELLE FAMIGLIE

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Croke Park Stadium (Dublino)
Sabato, 25 agosto 2018

[Multimedia]


Cari fratelli e sorelle, buonasera!

Vi ringrazio per il vostro caloroso benvenuto. E’ bello essere qui! E’ bello celebrare, perché ci rende più umani e più cristiani. Ci aiuta anche a condividere la gioia di sapere che Gesù ci ama, ci accompagna nel viaggio della vita e ogni giorno ci attira più vicini a sé.

In ogni celebrazione familiare, si avverte la presenza di tutti: padri, madri, nonni, nipoti, zii e zie, cugini, chi non è potuto venire e chi vive troppo lontano, tutti. Oggi a Dublino siamo riuniti per una celebrazione familiare di ringraziamento a Dio per quello che siamo: una sola famiglia in Cristo, diffusa su tutta la terra. La Chiesa è la famiglia dei figli di Dio. Una famiglia in cui si gioisce con quelli che sono nella gioia e si piange con quelli che sono nel dolore o si sentono buttati a terra dalla vita. Una famiglia in cui si ha cura di ciascuno, perché Dio nostro Padre ci ha resi tutti suoi figli nel Battesimo. Ecco perché continuo a incoraggiare i genitori a far battezzare i figli appena possibile, perché diventino parte della grande famiglia di Dio. C’è bisogno di invitare ciascuno alla festa, anche il bambino piccolo! E per questo va battezzato presto. E c’è un’altra cosa: se il bambino da piccolo è battezzato, entra nel suo cuore lo Spirito Santo. Facciamo una comparazione: un bambino senza Battesimo, perché i genitori dicono: “No, quando sarà grande”, e un bambino con il Battesimo, con lo Spirito Santo dentro: questo è più forte, perché ha la forza di Dio dentro!

Voi, care famiglie, siete la grande maggioranza del Popolo di Dio. Che aspetto avrebbe la Chiesa senza di voi? Una Chiesa di statue, una Chiesa di persone sole… E’ per aiutarci a riconoscere la bellezza e l’importanza della famiglia, con le sue luci e le sue ombre, che è stata scritta nell’Esortazione Amoris laetitia sulla gioia dell’amore, e ho voluto che il tema di questo Incontro Mondiale delle Famiglie fosse “Il Vangelo della famiglia, gioia per il mondo”. Dio desidera che ogni famiglia sia un faro che irradia la gioia del suo amore nel mondo. Che cosa significa? Significa che noi, dopo aver incontrato l’amore di Dio che salva, proviamo, con o senza parole, a manifestarlo attraverso piccoli gesti di bontà nella routine quotidiana e nei momenti più semplici della giornata.

E questo come si chiama? Questo si chiama santità. Mi piace parlare dei santi “della porta accanto”, di tutte quelle persone comuni che riflettono la presenza di Dio nella vita e nella storia del mondo (cfr Esort. ap. Gaudete et exsultate6-7). La vocazione all’amore e alla santità non è qualcosa di riservato a pochi privilegiati, no. Anche ora, se abbiamo occhi per vedere, possiamo scorgerla attorno a noi. E’ silenziosamente presente nel cuore di tutte quelle famiglie che offrono amore, perdono, misericordia quando vedono che ce n’è bisogno, e lo fanno tranquillamente, senza squilli di trombe. Il Vangelo della famiglia è veramente gioia per il mondo, dal momento che lì, nelle nostre famiglie, Gesù può sempre essere trovato; lì dimora in semplicità e povertà, come fece nella casa della Santa Famiglia di Nazaret.

Il matrimonio cristiano e la vita familiare vengono compresi in tutta la loro bellezza e attrattiva se sono ancorati all’amore di Dio, che ci ha creato a sua immagine, così che noi potessimo dargli gloria come icone del suo amore e della sua santità nel mondo. Papà e mamme, nonni e nonne, figli e nipoti: tutti, tutti chiamati a trovare, nella famiglia, il compimento dell’amore. La grazia di Dio aiuta ogni giorno a vivere con un cuore solo e un’anima sola. Anche le suocere e le nuore! Nessuno dice che sia facile, voi lo sapete meglio di me. È come preparare un tè: è facile far bollire l’acqua, ma una buona tazza di tè richiede tempo e pazienza; c’è bisogno di lasciare in infusione! Così giorno dopo giorno Gesù ci riscalda col suo amore facendo in modo che penetri tutto il nostro essere. Dal tesoro del suo Sacro Cuore, riversa su di noi la grazia che ci occorre per guarire le nostre infermità e aprire la mente e il cuore ad ascoltarci, capirci e perdonarci gli uni gli altri.

Abbiamo appena ascoltato le testimonianze di Felicité, Isaac e Ghislain, che vengono dal Burkina Faso. Ci hanno raccontato una storia commovente di perdono in famiglia. Il poeta diceva che «errare è umano, perdonare è divino». Ed è vero: il perdono è un dono speciale di Dio che guarisce le nostre ferite e ci avvicina agli altri e a lui. Piccoli e semplici gesti di perdono, rinnovati ogni giorno, sono il fondamento sul quale si costruisce una solida vita familiare cristiana. Ci obbligano a superare l’orgoglio, il distacco e l’imbarazzo a fare pace. Tante volte siamo arrabbiati tra di noi e vogliamo fare la pace, ma non sappiamo come. E’ un imbarazzo a fare la pace, ma vogliamo farla! Non è difficoltoso. E’ facile. Fai una carezza, e così è fatta la pace! E’ vero, mi piace dire che nelle famiglie abbiamo bisogno di imparare tre parole – tu [Ghislain] le hai dette – tre parole: “scusa”, “per favore” e “grazie”. Tre parole. Come erano le tre parole? Tutti: [Sorry, please, thank you] Another time: [Sorry, please, thank you] Non sento… [Sorry, please, thank youThank you very much! Quando litighi a casa, assicurati, prima di andare a letto, di aver chiesto scusa e di aver detto che ti dispiace. Prima che finisca la giornata, fare la pace. E sapete perché è necessario fare la pace prima di finire al giornata? Perché se non fai la pace, il giorno dopo, la “guerra fredda” è molto pericolosa! State attenti alla guerra fredda nella famiglia! Ma forse a volte tu sei arrabbiato e sei tentato di andare a dormire in un’altra stanza, solo e appartato; se ti senti così, semplicemente bussa alla porta e di’: “Per favore, posso entrare?”. Quel che serve è uno sguardo, un bacio, una parola dolce… e tutto ritorna come prima! Dico questo perché, quando le famiglie lo fanno, sopravvivono. Non esiste una famiglia perfetta; senza l’abitudine al perdono, la famiglia cresce malata e gradualmente crolla.

Perdonare vuol dire donare qualcosa di sé. Gesù ci perdona sempre. Con la forza del suo perdono, anche noi possiamo perdonare gli altri, se davvero lo vogliamo. Non è quello per cui preghiamo, quando diciamo il Padre nostro? I figli imparano a perdonare quando vedono che i genitori si perdonano tra loro. Se capiamo questo, possiamo apprezzare la grandezza dell’insegnamento di Gesù circa la fedeltà nel matrimonio. Lungi dall’essere un freddo obbligo legale, si tratta soprattutto di una potente promessa della fedeltà di Dio stesso alla sua parola e alla sua grazia senza limiti. Cristo è morto per noi perché noi a nostra volta possiamo perdonarci e riconciliarci gli uni gli altri. In questo modo, come persone e come famiglie, impariamo a comprendere la verità di quelle parole di San Paolo: mentre tutto passa, «la carità non avrà mai fine» (1 Cor 13,8).

Grazie Nisha e Ted per le vostre testimonianze dall’India, dove state insegnando ai vostri figli a essere una vera famiglia. Ci avete anche aiutato a capire che i social media non sono necessariamente un problema per le famiglie, ma possono contribuire a costruire una “rete” di amicizie, solidarietà e mutuo sostegno. Le famiglie possono connettersi attraverso internet e trarne beneficio. I social media possono essere benefici se usati con moderazione e prudenza. Ad esempio, voi, che partecipate a questo Incontro Mondiale delle Famiglie, formate una “rete” spirituale, una trama di amicizia; e i social media possono aiutarvi a mantenere questo legame e allargarlo ad altre famiglie in tante parti del mondo. È importante, tuttavia, che questi mezzi non diventino mai una minaccia alla vera rete di relazioni di carne e sangue, imprigionandoci in una realtà virtuale e isolandoci dai rapporti concreti che ci stimolano a dare il meglio di noi stessi in comunione con gli altri. Forse la storia di Ted e Nisha può aiutare tutte le famiglie a interrogarsi sul bisogno di ridurre il tempo che spendono per questi mezzi tecnologici, e di spendere più tempo di qualità tra di loro e con Dio. Ma quando tu usi troppo i social media, tu “entri in orbita”. Quando, a tavola, invece di parlare in famiglia ognuno ha il telefonino e si connette fuori, è “in orbita”. Ma questo è pericoloso. Perché? Perché ti toglie dal concreto della famiglia e ti porta a una vita “gassosa”, senza consistenza. State attenti a questo. Ricordate la storia di Ted e Nisha, che ci insegnano a usare bene i social media.

Abbiamo sentito da Enass e Sarmaad come l’amore e la fede in famiglia possano essere sorgenti di forza e di pace persino in mezzo alla violenza e alla distruzione, causate da guerra e persecuzione. La loro storia ci riporta alle tragiche situazioni che quotidianamente patiscono tante famiglie costrette ad abbandonare le loro case in cerca di sicurezza e di pace. Ma Enass e Sarmaad ci hanno indicato anche come, a partire dalla famiglia e grazie alla solidarietà mostrata da molte altre famiglie, la vita può essere ricostruita e la speranza può rinascere. Abbiamo visto questo supporto nel video di Rammy e suo fratello Meelad, in cui Rammy ha espresso profonda gratitudine per l’incoraggiamento e per l’aiuto che la loro famiglia ha ricevuto da tante altre famiglie cristiane di tutto il mondo, che hanno reso loro possibile di ritornare nei loro villaggi. In ogni società le famiglie generano pace, perché insegnano l’amore, l’accoglienza, il perdono, i migliori antidoti contro l’odio, il pregiudizio e la vendetta che avvelenano la vita di persone e di comunità.

Come un bravo prete irlandese ha insegnato, «la famiglia che prega insieme rimane insieme», e irradia pace. Una tale famiglia può essere un sostegno speciale per altre famiglie che non vivono in pace. Dopo la morte di Padre Ganni, Enass, Sarmaad e le loro famiglie hanno scelto il perdono e la riconciliazione piuttosto che l’odio e il rancore. Hanno visto, alla luce della Croce, che il male si può contrastare solo col bene e l’odio superare solo col perdono. In modo quasi incredibile, sono stati capaci di trovare pace nell’amore di Cristo, un amore che fa nuove tutte le cose. E questa sera condividono questa pace con noi. Hanno pregato. La preghiera, pregare insieme. Mentre ascoltavo il coro, ho visto lì una mamma che insegnava al figlio a fare il segno della croce. Vi domando: voi insegnate ai bambini a fare il segno della croce? Sì o no? [Yes] O insegnate a fare qualcosa così [fa un gesto veloce], che non si capisce cosa sia? E’ molto importante che i bambini da piccolini imparino a fare bene il segno della croce: è il primo Credo che imparano, il Credo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Questa sera, prima di andare a letto, voi genitori domandatevi: insegno ai miei figli a fare bene il segno della croce? Pensateci, è cosa vostra!

L’amore di Cristo che rinnova ogni cosa è ciò che rende possibile il matrimonio e un amore coniugale contraddistinto da fedeltà, indissolubilità, unità e apertura alla vita. E’ quanto si vede nel quarto capitolo di Amoris laetitiaAbbiamo visto questo amore in Mary e Damian e nella loro famiglia con dieci figli. Vi domando [rivolto a Mary e Damian]: vi fanno arrabbiare, i figli? Eh, la vita è così! Ma è bello avere dieci figli. Thank you. Grazie per le vostre parole e per la vostra testimonianza di amore e di fede! Voi avete sperimentato la capacità dell’amore di Dio di trasformare completamente la vostra vita e di benedirvi con la gioia di una bella famiglia. Ci avete detto che la chiave della vostra vita familiare è la sincerità. Capiamo dal vostro racconto quant’è importante continuare ad andare a quella fonte della verità e dell’amore che può trasformare la nostra vita. Chi è? Gesù, che inaugurò il suo ministero pubblico proprio a una festa di nozze. Lì, a Cana, cambiò l’acqua in un nuovo e buon vino che consentì di proseguire magnificamente la gioiosa celebrazione. Ma, avete pensato voi, cosa sarebbe successo se Gesù non avesse fatto questo? Avete pensato come è brutto finire una festa di nozze con l’acqua soltanto? E’ brutto! La Madonna ha capito e ha detto al Figlio: “Non hanno vino”. E Gesù ha capito che la festa sarebbe finita male solo con l’acqua. Così è con l’amore coniugale. Il vino nuovo comincia a fermentare durante il tempo del fidanzamento, necessario ma passeggero, e matura lungo la vita  matrimoniale in un mutuo dono di sé, che rende gli sposi capaci di diventare, da due, “una sola carne”. E anche di aprire a loro volta i cuori a chi ha bisogno di amore, specialmente a chi è solo, abbandonato, debole e, in quanto vulnerabile, spesso accantonato dalla cultura dello scarto. Questa cultura che viviamo oggi, che scarta tutto: scarta tutto quello che non serve, scarta i bambini perché danno fastidio, scarta i vecchi perché non servono… Soltanto l’amore ci salva da questa cultura dello scarto.

Le famiglie sono ovunque chiamate a continuare a crescere e andare avanti, pur in mezzo a difficoltà e limiti, proprio come hanno fatto le generazioni passate. Tutti siamo parte di una grande catena di famiglie, che risale all’inizio dei tempi. Le nostre famiglie sono tesori viventi di memoria, con i figli che a loro volta diventano genitori e poi nonni. Da loro riceviamo l’identità, i valori e la fede. Lo abbiamo visto in Aldo e Marissa, sposi da più di cinquant’anni. Il loro matrimonio è un monumento all’amore e alla fedeltà! I loro nipotini li mantengono giovani; la loro casa è piena di allegria, di felicità e di balli. Era bello vedere [nel video] la nonna insegnare a ballare alle nipotine! Il loro amore vicendevole è un dono di Dio, un dono che stanno trasmettendo con gioia ai loro figli e nipoti.

Una società – ascoltate bene questo! – una società che non valorizza i nonni è una società senza futuro. Una Chiesa che non ha a cuore l’alleanza tra generazioni finirà per mancare di ciò che veramente conta, l’amore. I nostri nonni ci insegnano il significato dell’amore coniugale e genitoriale. Loro stessi sono cresciuti in una famiglia e hanno sperimentato l’affetto di figli e figlie, di fratelli e sorelle. Per questo costituiscono un tesoro di esperienza, un tesoro di sapienza per le nuove generazioni. E’ un grande errore non domandare agli anziani le loro esperienze o pensare che parlare con loro sia una perdita di tempo. A questo riguardo vorrei ringraziare Missy per la sua testimonianza. Lei ci ha detto che, tra i nomadi, la famiglia è sempre stata una fonte di forza e di solidarietà. La sua testimonianza ci ricorda che, nella casa di Dio, c’è un posto alla mensa per tutti. Nessuno dev’essere escluso; il nostro amore e la nostra attenzione devono estendersi a tutti.

E’ tardi e siete stanchi! Anch’io! Ma lasciate che vi dica un’ultima cosa. Voi, famiglie, siete la speranza della Chiesa e del mondo! Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, ha creato l’umanità a sua immagine e somiglianza per farla partecipe del suo amore, perché fosse una famiglia di famiglie e godesse quella pace che Lui solo può dare. Con la vostra testimonianza al Vangelo, potete aiutare Dio a realizzare il suo sogno. Potete contribuire a far riavvicinare tutti i figli di Dio, perché crescano nell’unità e imparino cosa significa per il mondo intero vivere in pace come una grande famiglia. Per questo motivo, ho desiderato consegnare a ciascuno di voi una copia di Amoris laetitia, preparata nei due Sinodi sulla famiglia e scritta perché fosse una sorta di guida per vivere con gioia il Vangelo della famiglia. Maria nostra Madre, Regina della famiglia e della pace, sostenga tutti voi nel viaggio della vita, dell’amore e della felicità!

E ora, a conclusione della nostra serata, reciteremo la preghiera di questo Incontro delle Famiglie. Tutti insieme recitiamo la preghiera ufficiale dell’Incontro delle Famiglie: [grandi applausi]

God, our Father, …

Preghiera e Benedizione (in inglese)

Buonanotte, dormite bene! E a domani!

“IL VANGELO DELLA FAMIGLIA: GIOIA PER IL MONDO”

“IL VANGELO DELLA FAMIGLIA: GIOIA PER IL MONDO”

LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER IL IX INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE SUL TEMA: 
IL VANGELO DELLA FAMIGLIA: GIOIA PER IL MONDO

[Dublino, 21-26 agosto 2018]

Al Venerato Fratello
Cardinale Kevin Farrell
Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita

Al termine dell’VIII Incontro Mondiale delle Famiglie, tenutosi a Filadelfia nel settembre 2015, annunciai che il successivo incontro con le famiglie cattoliche del mondo intero avrebbe avuto luogo a Dublino. Volendo ora iniziarne la preparazione, sono lieto di confermare che esso si svolgeràdal 21 al 26 agosto 2018, sul tema: “Il Vangelo della Famiglia: gioia per il mondo”. E riguardo a tale tematica e al suo sviluppo vorrei offrire alcune indicazioni più precise. È infatti mio desiderio che le famiglie abbiano modo di approfondire la loro riflessione e la loro condivisione sui contenuti dell’Esortazione Apostolica post-sinodale Amoris laetitia.

Ci si potrebbe domandare: il Vangelo continua ad essere gioia per il mondo? E ancora: la famiglia continua ad essere buona notizia per il mondo di oggi?

Io sono certo di sì! E questo “sì” è saldamente fondato sul disegno di Dio. L’amore di Dio è il suo “sì” a tutta la creazione e al cuore di essa, che è l’uomo. È il “sì” di Dio all’unione tra l’uomo e la donna, in apertura e servizio alla vita in tutte le sue fasi; è il “sì” e l’impegno di Dio per un’umanità tanto spesso ferita, maltrattata e dominata dalla mancanza d’amore. La famiglia, pertanto, è il “sì” del Dio Amore. Solo a partire dall’amore la famiglia può manifestare, diffondere e ri-generare l’amore di Dio nel mondo. Senza l’amore non si può vivere come figli di Dio, come coniugi, genitori e fratelli.

Desidero sottolineare quanto sia importante che le famiglie si chiedano spesso se vivono a partire dall’amore, per l’amore e nell’amore. Ciò, concretamente, significa darsi, perdonarsi, non spazientirsi, anticipare l’altro, rispettarsi. Come sarebbe migliore la vita familiare se ogni giorno si vivessero le tre semplici parole “permesso”, “grazie”, “scusa”. Ogni giorno facciamo esperienza di fragilità e debolezza e per questo tutti noi, famiglie e pastori, abbiamo bisogno di una rinnovata umiltà che plasmi il desiderio di formarci, di educarci ed essere educati, di aiutare ed essere aiutati, di accompagnare, discernere e integrare tutti gli uomini di buona volontà. Sogno una Chiesa in uscita, non autoreferenziale, una Chiesa che non passi distante dalle ferite dell’uomo, una Chiesa misericordiosa che annunci il cuore della rivelazione di Dio Amore che è la Misericordia. È questa stessa misericordia che ci fa nuovi nell’amore; e sappiamo quanto le famiglie cristiane siano luoghi di misericordia e testimoni di misericordia; dopo il Giubileo straordinario lo saranno anche di più, e l’Incontro di Dublino potrà offrirne segni concreti.

Invito pertanto tutta la Chiesa a tenere presente queste indicazioni nella preparazione pastorale al prossimo Incontro Mondiale.

A Lei, caro Fratello, insieme ai suoi collaboratori, si presenta il compito di declinare in modo particolare l’insegnamento di Amoris laetitia, con cui la Chiesa desidera che le famiglie siano sempre in cammino, in quel peregrinare interiore che è manifestazione di vita autentica.

Il mio pensiero va in modo speciale all’Arcidiocesi di Dublino e a tutta la cara Nazione irlandese, per la generosa accoglienza e l’impegno che comporta ospitare un evento di tale portata. Il Signore vi ricompensi fin d’ora, concedendovi abbondanti favori celesti.

La Santa Famiglia di Nazareth guidi, accompagni e benedica il vostro servizio e tutte le famiglie impegnate nella preparazione del grande Incontro Mondiale di Dublino.

Dal Vaticano, 25 marzo 2017

FRANCESCO

Catechesi sulla famiglia di Papa Francesco

Catechesi sulla famiglia di Papa Francesco

Qui sotto trovate le catechesi che papa Francesco ha deciso di dedicare alla famiglia.

Il Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia, appena celebrato, è stato la prima tappa di un cammino, che si concluderà nell’ottobre prossimo con la celebrazione di un’altra Assemblea sul tema “Vocazione e missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo”.

La preghiera e la riflessione che devono accompagnare questo cammino coinvolgono tutto il Popolo di Dio.

Vorrei che anche le consuete meditazioni delle udienze del mercoledì si inserissero in questo cammino comune.

Ho deciso perciò di riflettere con voi, in questo anno, proprio sulla famiglia, su questo grande dono che il Signore ha fatto al mondo fin dal principio, quando conferì ad Adamo ed Eva la missione di moltiplicarsi e di riempire la terra (cfr Gen 1,28). Quel dono che Gesù ha confermato e sigillato nel suo vangelo.

Papa Francesco, 17 dicembre 2014
“L’amore è la nostra missione. La famiglia pienamente viva”

“L’amore è la nostra missione. La famiglia pienamente viva”

LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO 
AL PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA 
PER L’VIII INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE

[PHILADELPHIA, 22-27 SETTEMBRE 2015]

[Multimedia]


Al venerato Fratello 
Mons. Vincenzo Paglia
Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia

Al termine del VII Incontro Mondiale delle FamigliePapa Benedetto XVI annunciò che la città di Philadelphia, negli Stati Uniti d’America, avrebbe ospitato il successivo raduno. In più occasioni ho confermato tale scelta, guardando con fiducia e speranza a questo evento di grazia al quale, a Dio piacendo, prenderò parte. Esso si svolgerà dal 22 al 27 settembre 2015 e avrà per tema “L’amore è la nostra missione. La famiglia pienamente viva”.

La missione della famiglia cristiana, oggi come ieri, è quella di annunciare al mondo, con la forza del Sacramento nuziale, l’amore di Dio. A partire da questo stesso annuncio nasce e si costruisce una famiglia viva, che pone il focolare dell’amore al centro di tutto il suo dinamismo umano e spirituale. Se, come diceva sant’Ireneo: «Gloria Dei vivens homo» (Adv. Haer., IV, 20, 7), anche una famiglia che, con la grazia del Signore, vive in pienezza la propria vocazione e missione gli rende gloria.

Abbiamo recentemente celebrato l’Assemblea Straordinaria del Sinodo dei Vescovi su “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”. Nel segno della sinodalità abbiamo individuato le tematiche più urgenti che coinvolgono la famiglia nella nostra società plurale. In realtà, «non possiamo qualificare una famiglia con concetti ideologici, non possiamo parlare di famiglia conservatrice e di famiglia progressista. La famiglia è famiglia!» (Discorso ai partecipanti al Colloquio internazionale sulla complementarietà tra uomo e donna, 17 novembre 2014). I valori e le virtù della famiglia, le sue verità essenziali, sono i punti di forza su cui poggia il nucleo familiare e non possono essere messi in discussione. Siamo chiamati, invece, a rivedere il nostro stile di vita che è sempre esposto al rischio di venire “contagiato” da un mentalità mondana – individualista, consumista, edonista – e ritrovare sempre di nuovo la strada maestra, per vivere e proporre la grandezza e la bellezza del matrimonio e la gioia di essere e fare famiglia.

Le indicazioni della Relazione finale del recente Sinodo e quelle che guidano il cammino verso la prossima Assemblea Ordinaria dell’ottobre 2015 invitano a proseguire nell’impegno di annunciare il Vangelo del matrimonio e della famiglia e di sperimentare le proposte pastorali nel contesto sociale e culturale in cui viviamo. Le sfide di tale contesto ci stimolano ad allargare gli spazi dell’amore fedele aperto alla vita, alla comunione, alla misericordia, alla condivisione e alla solidarietà. Esorto pertanto i coniugi, i sacerdoti e le comunità parrocchiali, come pure i movimenti e le associazioni a lasciarsi guidare dalla Parola di Dio, su cui poggiano le fondamenta del santo edificio della famiglia Chiesa domestica e famiglia di Dio (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium,  6; 11).

Esprimo il mio apprezzamento all’Arcidiocesi di Philadelphia per la generosa disponibilità e l’impegno organizzativo posto a servizio della Chiesa universale e delle famiglie dei vari Continenti. Chiedo al Signore di ricompensare fin d’ora quell’amata Chiesa particolare con abbondanti grazie celesti.

Mentre invoco l’intercessione della Vergine di Guadalupe e di Aparecida, di cuore imparto a Lei, caro Fratello, e ai collaboratori di codesto Dicastero la Benedizione Apostolica, che volentieri estendo a quanti collaborano alla preparazione dell’Incontro; e per favore Le chiedo di pregare per me.

Fraternamente,

Francesco

Dal Vaticano, 9 dicembre 2014

Corsi di preparazione al matrimonio: verso una guida per le conferenze episcopali

Corsi di preparazione al matrimonio: verso una guida per le conferenze episcopali

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALLA IX ASSEMBLEA PLENARIA 
DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA

Venerdì, 4 Ottobre 1991

Cari fratelli e sorelle,componenti del Comitato di Presidenza
e membri del Pontificio Consiglio per la Famiglia!

1. Do a tutti il mio cordiale benvenuto. Saluto, in particolare, il Cardinale Alfonso López Trujillo, che ringrazio per le parole con le quali ha introdotto questo incontro.

Sono passati dieci anni, come ha ricordato il Cardinale, dall’istituzione del Pontificio Consiglio per la Famiglia (13 maggio 1981) e dell’Istituto per gli Studi su Matrimonio e Famiglia, eretto in pari tempo presso la Pontificia Università Lateranense.

Desidero ringraziare tutti coloro che dall’inizio hanno contribuito alla creazione di codesto Consiglio: il Vescovo Kazimierz Majdanski, il Cardinale James Knox, di felice memoria, il Cardinale Edoardo Gagnon e tanti altri; ringrazio anche coloro che hanno dato vita all’attività dell’Istituto, di cui Monsignor Caffarra è Preside.

2. Il Consiglio, come pure l’Istituto, è una conseguenza del Sinodo del 1980 e del Documento postsinodale Familiaris consortio, che è la “magna charta” di questa vasta e rilevante problematica teologico-pastorale, a cui è chiamato a far fronte il Pontificio Consiglio per la Famiglia. Così è stato nel momento dell’istituzione e così è anche oggi. La Familiaris consortio riprende l’insegnamento sulla famiglia della Costituzione Gaudium et spes; ma anche il magistero postconciliare di Paolo VI, espresso innanzitutto nell’Enciclica “Humanae vitae”.

3. Desidero chiarire che, ovviamente, bisogna avere davanti agli occhi non soltanto i testi, ma i reali problemi del matrimonio e della famiglia nel mondo odierno e nella Chiesa. Questi problemi sono molteplici e differenziati, ma la loro radice è comune. Il Pontificio Consiglio per la Famiglia, consapevole di questa realtà, deve occuparsi di questi problemi e tener conto della loro diversificazione. Questo esige un carattere universale anche nella composizione del personale che opera in codesto Pontificio Consiglio.

4. La struttura di tali compiti richiede la collaborazione con le Chiese locali, mediante le Conferenze Episcopali che nel “Ministerium Petrinum” hanno il loro centrale punto di riferimento. Nello stesso tempo i membri del Consiglio, come rappresentanti delle famiglie provenienti da diverse parti del mondo, in virtù della loro vocazione cristiana, sono in modo particolare i testimoni diretti della vita coniugale e familiare, nei diversi Paesi, culture e territori del mondo.

Essi possono indicare, in certo modo, la via per le possibili soluzioni di questi problemi. Si tratta qui del servizio dei pastori e insieme anche dell’apostolato dei laici.

5. In questo lavoro è necessario che si faccia riferimento al Concistoro Straordinario dei Cardinali del 4-6 aprile 1991; in particolare al tema della difesa della vita umana fin dal suo inizio. Occorre che i suggerimenti e le proposte che sono venute da quell’evento ecclesiale siano tenuti presenti e tradotti nella realtà della vita.

Come ebbi a dire nel discorso di apertura di quel Concistoro: “La lotta tra la cultura della morte e la cultura della vita e dell’amore non ha mai soste . . . Si tratta di problemi di grande importanza per la missione della Chiesa e, al tempo stesso, toccano i rapporti con la dignità dell’uomo e i suoi diritti inalienabili, e, in forma indiretta, col suo stesso futuro e con la società intera” (“L’Osservatore Romano”, 5 aprile 1991).

La necessità della difesa della vita diventa una particolare sfida per tutta l’attività della Chiesa e della evangelizzazione contemporanea.È minacciata, infatti, la stessa istituzione sacramentale del matrimonio e, di conseguenza, la compattezza e stabilità della famiglia. Si tratta qui di una connessione esistenziale ed etica di carattere, in certo senso, “organico”.

Non sarà forse esagerato, se diremo che su questo terreno si concentra, in modo particolare, il fronte “anti-evangelizzatore”, il quale dispone di una specifica argomentazione e, inoltre, di molteplici “mezzi”.

Questi argomenti e mezzi hanno come compito di mostrare la via “più facile” per gli uomini e le donne della nostra epoca. È, questa, la “via spaziosa” alla quale il Signore Gesù contrappone la “via stretta ed angusta”, quella che conduce alla salvezza.

6. A codesto Consiglio per la Famiglia e anche a tutta l’attività pastorale in questo ambito spetta il compito di convincere circa la bontà di questa “via evangelica” e di mostrare perché questo “giogo”, nonostante tutto, è “dolce e leggero” (Mt 11,30).

Questo compito è enorme e molteplice.Devono condividerlo in modo giusto i sacerdoti e i laici. Il ruolo dei laici è indispensabile e insostituibile: essi sono, in certo senso, gli immediati “testimoni”. Gli uni e gli altri devono cercare l’appoggio nel magistero e nella teologia che ne riflette tutte le esigenze. Per questa ragione è significativo il fatto che il Consiglio per la Famiglia e l’Istituto di Studi su Matrimonio e Famiglia siano stati fondati contemporaneamente. C’è bisogno di tanti Istituti di questo genere, ma a condizione che siano per la formazione e l’educazione nello spirito dell’intera verità proclamata dalla Chiesa.

7. In codesta vostra Plenaria, voi portate la riflessione su un tema di forte incidenza pastorale, come è quello dei “Corsi di preparazione al Matrimonio”.

L’Esortazione apostolica Familiaris consortio ne ha già segnalato la rilevanza: “I mutamenti sopravvenuti in seno a quasi tutte le società moderne esigono che non solo la famiglia, ma anche la società e la Chiesa siano impegnate nello sforzo di preparare adeguatamente i giovani alle responsabilità del loro domani . . . Per questo la Chiesa deve promuovere migliori e più intensi programmi di preparazione al matrimonio per eliminare, il più possibile, le difficoltà in cui si dibattono tante coppie ed ancor più per favorire positivamente il sorgere e il mutare dei matrimoni riusciti” (Ioannis Pauli PP. II, Familiaris consortio, n. 66).

Il Codice di Diritto Canonico, nel canone 1063, fa obbligo ai pastori d’anime di provvedere alla formazione dei fedeli sul matrimonio cristiano. Oltre ad una predicazione e ad una catechesi adatta ai minori, ai giovani ed agli adulti, stabilisce che vi sia “la preparazione personale alla celebrazione del matrimonio, per cui gli sposi si dispongano alla santità e ai doveri del loro nuovo stato” (Codex Iuris Canonici, can. 1063, § 2).

In breve, oggi più che mai si richiede una seria, profonda e accurata preparazione, perché la nobilissima vocazione degli sposi si sviluppi, con fedeltà e serenità, secondo la volontà di Dio. La famiglia deve dare una prova convincente della propria missione di testimoni di Dio, nella cui alleanza gli sposi uniscono le loro vite.

È certamente consolante la realtà di tante e tante famiglie cristiane che vivono facendo presente nel mondo il mistero dell’amore di Cristo per gli uomini; mistero d’amore a cui partecipano per il Sacramento del matrimonio.

Quanto più grandi sono le difficoltà ambientali per conoscere la verità del Sacramento cristiano e dello stesso istituto matrimoniale, tanto maggiori debbono essere gli sforzi per preparare adeguatamente gli sposi alle loro responsabilità.

Voi avete potuto osservare che, stante la necessità di realizzare tali corsi nelle Parrocchie, in considerazione dei risultati positivi dei vari metodi usati, sembra conveniente che si proceda ad una precisazione dei criteri da adottare, sotto forma di Guida o di Direttorio, per offrire un valido aiuto alle Chiese particolari.

È indispensabile che alla preparazione dottrinale vengano dati il tempo e la cura necessari. La sicurezza del contenuto deve essere il centro e l’obiettivo essenziale dei corsi, in una prospettiva che renda più cosciente la celebrazione del Sacramento del matrimonio e tutto ciò che ne scaturisce per la responsabilità della famiglia.

Le questioni relative all’unità e all’indissolubilità del matrimonio, e quanto riguarda i significati dell’unione e della procreazione della vita coniugale e del suo atto specifico, debbono essere trattate con fedeltà ed accuratezza, secondo il chiaro insegnamento dell’Enciclica Humanae vitae (cf. Paolo VI, Umanae Vitae, nn. 11-12). Ugualmente tutto ciò che concerne il dono della vita, che i genitori debbono accogliere in maniera responsabile, con gioia, come collaboratori del Signore.

È bene che nei corsi sia privilegiato non solo ciò che si riferisce a una libertà matura e vigilante di coloro che desiderano contrarre matrimonio, ma anche alla missione propria dei genitori, primi educatori dei figli e primi evangelizzatori.

8. Auguro che i vostri lavori contribuiscano ad illuminare le coscienze su questi argomenti così importanti e delicati per il futuro della fede e dell’umanità, ed approdino ad iniziative concrete, che siano di aiuto e di orientamento per coloro che sono impegnati nella pastorale della famiglia.
 

Con questi voti vi imparto la mia benedizione.

© Copyright 1991 – Libreria Editrice Vaticana

La catechesi di Giovanni Paolo II sull’Humanae Vitae

La catechesi di Giovanni Paolo II sull’Humanae Vitae

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II 
AI PARTECIPANTI ALLA III ASSEMBLEA PLENARIA 
DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA

Venerdì, 13 dicembre 1985

Signor cardinale, cari fratelli e sorelle.

1. Io sono felice di accogliervi in occasione della vostra Assemblea plenaria che il tempo forte dell’attività del vostro Consiglio pontificio, grazie in particolare all’apporto delle famiglie membri, venuti da tutti gli orizzonti. Noi abbiamo appena terminato il Sinodo straordinario riunito in occasione del Concilio Vaticano II. Noi abbiamo cercato con i presidenti delle Conferenze episcopali e gli altri Padri sinodali, di valutarne i frutti spirituali, rinnovando la nostra volontà di essere docili all’azione dello Spirito Santo che spinge la sua Chiesa a prendere sempre più coscienza del mistero della sua identità, in rapporto a Cristo, e della responsabilità che le compete davanti al mondo e davanti agli uomini di oggi.

Abbiamo commemorato, da un mese, numerosi documenti conciliari approvati e pubblicati proprio vent’anni fa. Uno dei documenti principali era la costituzione pastorale Gaudium et spes, adottata il 7 dicembre 1965. Essa rappresenta una visione cristiana dell’uomo e della società, e l’interazione della Chiesa come popolo di Dio, e delle comunità umane. Essa tratta numerosi problemi che sono di importanza cruciale per il mondo di oggi tra i quali, al primo posto, bisogna menzionare la dottrina sul matrimonio e sulla famiglia. Questi due temi sono stati da allora l’oggetto di un’attenzione speciale da parte del magistero della Chiesa. L’enciclica Humanae vitae del mio predecessore Paolo VI, il Sinodo sulla missione della famiglia e l’esortazione apostolica Familiaris consortio, così come la catechesi che ho consacrato agli aspetti concreti della dottrina cristiana sul matrimonio, senza contare i molti documenti pastorali dei miei fratelli nell’episcopato, hanno indicato ai fedeli il giusto ordine umano e cristiano dell’unione che fa loro condividere il mistero sacramentale del matrimonio.

Il Comitato della famiglia divenuto il Consiglio pontificio per la famiglia, è stato istituito per meglio contribuire a esporre e a divulgare la dottrina sul matrimonio e la famiglia, e anche per apportare un aiuto diretto e adeguato alla pastorale specifica delle diverse situazioni che intaccano la vita familiare. Voi siete dunque, voi tutti che appartenete a pieno titolo a questo dicastero della Chiesa, cooperatori del Papa nella sua sollecitudine per tutte le Chiese. Io vi ringrazio vivamente per la vostra collaborazione. La vostra missione si riferisce alla fede, alla dottrina e alla pastorale delle famiglie.

2. È necessario innanzitutto che voi vi riferiate alla verità che la Chiesa espone sul matrimonio. Il magistero della Chiesa non crea la dottrina, insegna le esigenze di ordine morale affinché alla sua luce il giudizio della coscienza possa essere vero. Il fedele ha il diritto di ricevere dal magistero l’insegnamento sulla verità morale.

Non si può dire che il magistero della Chiesa si oppone ai “diritti della coscienza”. Se la ragione umana e il magistero fondato sulla rivelazione hanno accesso, seppure in maniera differente, alla verità che è fondata in Dio, la coscienza rischiarata dalla ragione non vedrà in quest’altra luce che gli viene attraverso il magistero una semplice concezione tra le altre, ma il sostegno apportato dalla Provvidenza divina alla nostra natura umana, nella sua condizione debole e limitata.

Il magistero della Chiesa non sostituisce dunque la coscienza morale delle persone; esso l’aiuta a formarsi, a scoprire la verità delle cose, il mistero e la vocazione della persona umana, il senso profondo dei suoi atti e delle sue relazioni. Poiché la coscienza non può mai librarsi all’arbitrario; essa può sbagliarsi orientandosi verso ciò che le sembra ragionevolmente un bene; ma il suo dovere è di orientarsi verso il bene secondo la verità.

Non è sorprendente che il matrimonio e le relazioni coniugali siano uno dei campi in cui il disordine interiore, conseguenza del peccato originale e dei peccati personali di ciascuno, ha largamente diffuso la nebbia del disorientamento e del dubbio. È precisamente un punto in cui il magistero della Chiesa deve esporre la verità essendo particolarmente attento a promuovere il bene delle persone e della società umana così strettamente dipendente da questa cellula di base che è la famiglia.

Esponendo le leggi morali che circondano la verità del dono dei coniugi, ma essa difende la verità del matrimonio stesso, origine e garanzia della famiglia. È per questo che la costituzione pastorale Gaudium et spes, esponendo i criteri oggettivi “tratti dalla natura stessa della persona e dei suoi atti che determinano la moralità della vita intima dei coniugi li chiamano criteri che rispettano, in contesto d’amore vero, il significato totale di una donazione reciproca e di una procreazione a misura d’uomo” (Gaudium et spes, 51). Ma allo stesso tempo, questa mutua donazione totale e la procreazione umana non sono altro, nella vita coniugale, che il fedele riflesso della natura del matrimonio. Logicamente, i legami essenziali tra la natura del matrimonio stesso, il dono mutuo di sé e l’apertura alla vita, determinano la verità degli atti specifici del matrimonio, che condiziona il fatto che essi siano buoni o no.

In questo senso, si può dire che il richiamo della dottrina della Chiesa è un modo profondo di esercitare la carità: un amore che non si limita a promuovere delle soluzioni, forse facili e di effetto immediato, ma che come il buon medico, cerca di curare le cause del disordine, anche quando, talvolta, non si vedono i risultati immediatamente. Ora, là dove abbonda il disordine coniugale, i fondamenti dell’istituto del matrimonio e della stabilità della famiglia sono mutati, e bisogna preparare dei rimedi profondi, proporzionati al male. Ma è importante esporre bene la dottrina, con degli argomenti e degli esempi che siano adatti a toccare e a convincere i nostri contemporanei.

D’altra parte, i problemi della famiglia non si limitano a quelli che io ho ricordato parlando dell’unione degli sposi. Sono molteplici. Non concernono soltanto la procreazione, ma l’educazione e tutto l’ambiente della vita delle famiglie.

Infine il progresso scientifico, particolarmente per quanto concerne l’embrione, sta ponendo questioni nuove e gravi. Bisogna che la Chiesa li affronti. Il vostro Consiglio vi ha la sua parte e deve stare attento, ammettendo che le risposte complesse del magistero saranno il frutto della collaborazione di numerosi dicasteri, utilizzeranno la riflessione di esperti qualificati come anche il giudizio teologico e morale dei diversi teologi e dei loro Pastori. È un servizio che la Chiesa deve apportare alle coscienze e alla società.

3. L’attività apostolica del vostro Consiglio, appoggiandosi sulla dottrina, deve mirare a una migliore pastorale familiare e permettere ai fedeli di accogliere meglio questa verità e di farla entrare nella propria vita, come nei costumi della società. È il secondo aspetto della vostra missione inseparabile dal primo. Voi avete riflettuto durante la vostra assemblea sul modo di preparare gli agenti della pastorale familiare. Il vostro contributo resta molto prezioso e particolare. Poiché siete nel seno della Curia, in relazione diretta con il Papa, l’orizzonte della vostra sollecitudine è la Chiesa universale e la composizione stessa del Consiglio, con delle coppie cristiane di diversi paesi che hanno assimilato la dottrina familiare della Chiesa e cercano di viverla predisposti a questo apostolato.

Ma voi siete coscienti dell’immensità dell’opera. L’insieme dei laici viventi la vocazione del matrimonio sono chiamati a questo apostolato aiutati dai propri sacerdoti. Bisogna desiderare che molte iniziative in questo senso siano prese dalle Chiese locali, e che le associazioni familiari, i movimenti, i centri specializzati portino una collaborazione qualificata e generosa ispirata dallo spirito cristiano in fedeltà alla dottrina della Chiesa. Sul posto i vescovi sono direttamente responsabili dell’autenticità cristiana e dell’opportunità di questa azione. Essi contano sulla vostra comprensione sul vostro incoraggiamento.

Un simile apostolato prenderà in considerazione la formazione e le condizioni particolari delle persone per portarle a comprendere meglio le esigenze del matrimonio cristiano e a progredire nell’amore coniugale e dei genitori così come lo vuole il Signore. Se non è permesso parlare di “gradualità della legge”, come se la legge fosse più o meno esigente seguendo le situazioni concrete, non è meno necessario tenere conto della “legge della gradualità” (cf. Giovanni Paolo II,Familiaris consortio, 34), poiché ogni buon pedagogo senza invalidare i principi, è attento alla situazione personale dei suoi interlocutori per permettere loro una migliore accoglienza della verità.

Coloro che conformano la propria vita a queste esigenze, o che almeno si sforzano di viverle in modo coerente, sono più in grado di comunicarne i valori. Oltre a questa coerenza cristiana con la verità, tutte le scienze in relazione con la pedagogia, quelle che aiutano a conoscere la persona e che favoriscono la comunicazione, saranno certamente di grande utilità.

È necessario questo lavoro di formazione dottrinale, ma la testimonianza della vita degli sposi cristiani è di un valore unico. Il magistero della Chiesa non presenta delle verità impossibili da vivere. Certo, le esigenze della vita cristiana superano le possibilità dell’uomo se egli non è aiutato dalla grazia. Ma coloro che si lasciano vivificare dallo Spirito di Dio fanno esperienza che il compimento della legge di Cristo è possibile, e che si tratti persino di un “giogo che è dolce” (cf.Mt 11,30) e che questa fedeltà procuri dei grandi benefici.

La testimonianza di questa esperienza costituisce allora per le altre coppie di buona volontà, spesso disorientate e insoddisfatte, un potente motivo di credibilità e di forza; come il sale di cui parla il Vangelo dà loro il gusto di vivere così. Il sacramento del matrimonio rende gli sposi cristiani capaci di questo carisma (cf. Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 5; cf. Giovanni Paolo II, Homilia in Xystino sacello habita, VI Synodo Episcoporum ineunte, 26 settembre 1980:Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III/2 [1980] 735s.). Essi manifestano allora che i valori cristiani coronano e fortificano i valori umani. La verità plenaria di Cristo, lungi dal diminuire il vero amore, lo garantisce e lo protegge; esso è la fonte del bene proprio degli sposi; esso suscita per la società delle famiglie che saranno i fermenti di un’umanità migliore.

Molti responsabili della società civile, prendendo coscienza delle mutazioni profonde e della crisi che affligge così ampiamente la vita familiare, la stabilità delle famiglie, la pienezza degli sposi e dei figli, sono senza dubbio pronti a prendere in considerazione l’importanza di questo contributo specifico, ispirato da principi morali naturali e cristiani, offerto umilmente e lealmente.

Ecco, in ogni caso, ciò che è necessario promuovere nella Chiesa con lucidità e coraggio, in unione con le forze vive che lavorano già per la pastorale familiare.

Il prossimo Sinodo sulla missione dei laici fortificherà sicuramente questa presa di coscienza e questo appello, già arrivato dal precedente Sinodo ordinario, poiché la famiglia è uno dei campi specifici in cui spetta ai laici impregnare la società umana dello Spirito di Cristo.

Io vi ringrazio ancora per il vostro servizio particolare alla Chiesa nel quadro di questo Consiglio pontificio; mi auguro che sia sempre più fruttuoso. Raccomando a Dio il vostro lavoro, e anche le intenzioni che vi stanno a cuore, particolarmente la felicità e l’irraggiamento delle vostre famiglie, di cui voi conoscete lo sconforto e che contano su di voi.

Vi auguro già la pace e la gioia del Natale e vi imparto la mia benedizione apostolica.

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